lunedì 16 luglio 2018

NON SEI COSTRETTO A CREDERE IN SAN CIRO ! VAI IN FARMACIA !


Passato sotto silenzio l’anniversario della Traslazione del corpo di San Ciro (26 giugno)perché eravamo ancora storditi dalle esibizioni prima dall’abbanniata contro i tamburinai in Santa Anna e poi dalle nostre “gagliardette” (o suffraggette…) che finalmente sembra abbiano trovato posto nel rifugio del SSacramento. La Congregazione a lui deputata ora è in gran fermento di preparativi per il solenne anniversario dell’arrivo della Santa Reliquia a Marineo. Operazione magistralmente descritta dalla Signora Lupo nella sua “vita” di San Ciro. Quindi distribuiti gli incarichi i  “raccoglitori” si accingono a ricalcare esperienze che durano almeno da quattrocento anni.(1)
Ora i miei amici sanno che avendo avuto il vantaggio di abitare quasi dirimpetto a Lui spesso ci si incontrava e soprattutto eravamo costretti ad ascoltare discorsi, suppliche, repliche, consigli ecc.ecc. Molto spesso venivo sgridato perché ascoltavo ciò che non dovevo e il mio commento seppur moderatissimo, non andava mai oltre il mah, oibò, uffa e quando arrivavo a dire “incredibile” sentivi le campane sbatacchiare fuori orario in quel linguaggio che pochi riescono a tradurre se non conosci il contesto. Insomma è si il mio vicino di casa , ma ora che la sua clientela si dirada sempre più pensavo che avrei potuto godere dei suoi servizi professionali, cosi necessari perché è dimostrato che nessuno può farne a meno. Non sono il tipo che ha la faccia tosta di “chiedere” , ma in questo caso dovrei usare il termine “supplicare” , cosa che non mi è molto congeniale …
Insomma mi sono avvicinato come uno che vuole fare i conti ! Io ho fatto, dato ecc. ecc. ! E’ stato il più grosso errore ! Lui sciacquato come un vero medico mi ha fatto segno di andare qualche metro più avanti … sino al numero civico 127 ...
Tornai sperando di trovarlo più disponibile e ci azzeccai perché Lui mi prese sottobraccio , mi chiese il solito mezzo sigaro e con quel sorriso che i medici non hanno più in poche parole mi chiari quello che già io avrei dovuto aver chiaro.
“Per 1700 anni la gente veniva mi prometteva “voti” per “riparare” soprattutto danni al corpo, soprattutto quelli irreparabili convinta , la gente, che io non avessi limiti. E siccome spesso ciò non era possibile accettava il consiglio “aiutati che Dio ti aiuta” . La cosa funzionò e cosi la medicina abbinata alla scienza fece grandi cose ottenendo subito due risultati immediati: il primo io persi tutti i clienti e divenni disoccupato e il secondo fu quello di dimenticare che non si muove foglia che Dio non voglia !”
Aggiunse queste  poche parole : mai visto uno che viene “prima da me” , tipo azione preventiva.

Ravenna inizio luglio : sirene di ambulanze, grida di spavento e di dolore, pronto soccorso, ricovero ospedaliero. Intervento chirurgico ! Di San Ciro, malgrado io avessi subito dichiarato che fosse il mio medico curante nemmeno l’ombra! Suona il telefono. “Senta chiamo da Marineo , sono Sacco e Vanzetti  ho saputo che ha messo in vendita la sua casa di Marineo e il Teatro dei Pupi …”  
   
  

1) Molto apprezzato il gesto del nuovo Superiore che mi ha garantito interessamento e intervento diretto presso San Ciro… all’ospedale di Ravenna. Se poi questo si aggiunge al fatto che la nostra sorella Benedetta (che dal 1968 ci arricchisce con le sue poesie) , dipendente della madre superiora del Convento di Clausura di Orte siciliana Doc, già da tempo dedicata a questo servizio mi sento in buone mani. Mi manca solo un qualche rimedio contro … ma li a detta dello stesso San Ciro non c’è rimedio !  

lunedì 25 giugno 2018

RIFLESSIONI POLITICHE NEL POEMA di Jo Ann Cavallo


Caro Onofrio, 
 spero che questo messaggio vi trovi bene. Ti ringrazio per aver messo parte del mio saggio su IL GUGLIEMO, e ti comunico che è uscita l’antologia che ho curato insieme a Corrado Confalonieri (il traduttore del mio ultimo libro) presso Unicopli (https://www.ibs.it/boiardo-libro-vari/e/9788840019826). Boiardo diventa così uno dei 'classici' rappresentati nella collana Atlante, undicesimo volume della serie insieme ad autori come Petrarca, Boccaccio, Tasso, Foscolo e altri (in anticipo su Ariosto).
Se ti interessa inserire un brano della mia introduzione (già in italiano) nel guglielmo, posso chiedere alla casa editrice l’autorizzazione e il limite di parole come ho fatto con il saggio. 
 Intanto, ti allego il pdf della copertina e del volume (). La copertina allegata non ha ancora il prezzo, ma è solo 18 euro, un prezzo abbordabile per studenti universitari.   
Un abbraccio, 
Jo Ann

Jo Ann Cavallo possiamo dire che ha dedicato tutta la sua vita a Maria Matteo Boiardo ovviamente toccando l’epica cavalleresca in generale. Ovviamente occorre carisma per influenzare sia i suoi studenti (della Columbia Universty) che le altre forme vicine all’epica (i maggi , il teatro dei pupi ecc.). Noi la incontrammo perché entrambi “clienti” del Boiardo. In questo periodo sta producendo studi specifici e lo dimostrano i suoi ultimi libri e pubblicazioni che generosamente ci permette di ripubblicare sul Guglielmo.

Riflessioni politiche nel poema
Boiardo non era solo un poeta, ma anche un uomo di governo: oltre ad essere conte di Scandiano dal 1460 sino alla morte, fu nominato da Ercole d’Este capitano di Modena (1480-83) e di Reggio Emilia (1487-94), posizioni che aveva assunto lo stesso Ercole quando Borso era duca. Le sue lettere, soprattutto quelle indirizzate a Ercole, dimostrano un confronto quotidiano con le questioni più essenziali ed urgenti per il tessuto sociale. Nei prologhi alle sue traduzioni in volgare, Boiardo spiega a Ercole il suo intento didattico, in particolare quello di insegnare l’arte del governare. Non deve sorprenderci quindi se il poema indaga non solo il piano privato, proponendosi di insegnare all’individuo a condurre bene la propria vita, ma anche quello politico, dandosi l’obiettivo di insegnare al principe a governare il suo stato per il bene comune.
Qualche decennio dopo, Guicciardini avrebbe visto la fine della libertà dell’Italia (marcata con la prima invasione francese del 1494) come un risultato diretto dell’avidità e dell’egoismo dei principi italiani. Quest’abuso del potere non è però qualcosa di cui ci si rendesse conto solo retrospettivamente a causa dell’invasione. L’exemplum del principe cattivo che Boiardo propone attraverso la finzione poetica era un topos ricorrente anche nel tardo Quattrocento. Per citare un esempio tratto dal suo stesso ambiente, basta ricordare il trattato dell’umanista bolognese Giovanni Sabadino degli Arienti dedicato ad Ercole d’Este, in cui si afferma fra l’altro che «chi ha nel mondo licentia e arbitrio e forza grande, come hano li principi e signori [. . . ] sono da forte temptatione combatuti dali invisibili inimici a peccare e senza charytate in li suoi populi».3
Dato che, secondo il metodo umanista, bisognava mostrare non solo il tipo di comportamento da seguire ma anche quello da evitare, Boiardo giustappone esempi di buone e cattive azioni dimostrandone le rispettive conseguenze. In ciascuno dei tre libri utilizza un approccio diverso, spostandosi dal genere del romanzo a quello della storiografia e all’epica, e partendo sempre da esempi negativi per arrivare via via ad esempi positivi. Leggendo queste storie, si potrebbe formulare l’ipotesi che Boiardo non solo intendesse esortare il principe a guardarsi dai vizi, ma anche che volesse avvertire i sudditi di guardarsi dai principi viziosi. In ogni modo, nei casi discussi in seguito come in altri episodi del poema, Boiardo si rivela un poeta non solo capace di riflettere sul problema del potere politico, ma anche attivamente impegnato in un’appassionata lotta per la giustizia.
La politica e gli episodi romanzeschi (Libro I)
Boiardo indica subito al lettore che terrà presente sia la dimensione privata della vita che quella pubblica. Anche se il punto di partenza è la passione amorosa di Orlando, il poeta si sofferma presto a considerare la cupidigia nei suoi aspetti più generali. Mentre tutti si possono trovare sotto l’incanto dell’amore, l’avidità sfrenata in senso lato viene considerata una caratteristica che riguarda soprattutto chi ha in mano il potere politico, e cioè i «gran signori / Che pur quel che vogliono non pòno avere» (1.1.15). Il primo sovrano soggetto a questa condizione è il re Gradasso di Sericana (nel sud-est dell’Asia). Mentre il paladino prediletto di Carlo viaggerà in Oriente per seguire le tracce di Angelica, l’uomo più potente d’Oriente è già partito per la Francia insieme a centocinquantamila guerrieri per conquistare la spada di Orlando e il cavallo di Ranaldo.
Qualche canto più avanti centinaia di migliaia di guerrieri combatteranno ad Albracà per il solo fatto che il re Agricane di Tartaria desidera la bella Angelica. Come Gradasso, Agricane spicca subito come figura esemplare di re incontinente che trascura il suo popolo cercando di conseguire degli obiettivi personali e privati. Il comportamento dei re che si riuniscono intorno ad Agricane nella guerra di Albracà rivela che l’incontinenza dei potenti è spesso accompagnata dalla violenza e dalla frode (coprendo in tal modo le tre categorie dell’Inferno dantesco). In particolare, Sacripante di Circassia, Truffaldino di Babilonia e Poliferno di Orgagna offrono esempi di corruzione politica che avvelena lo stato. L’ultimo è forse il più pericoloso dei tre perché, mentre i difetti degli altri due vengono esposti chiaramente, la malvagità di Poliferno rimane nascosta agli altri personaggi. Questo re non solo conserva una sovrana distanza dalle trappole mortali di cui è alla fine responsabile (nel proprio regno di Orgagna, ma anche alla Rocca Crudele, al Ponte delle Rose e alla torre in Circassia), ma addirittura cerca di costruirsi una reputazione da personaggio che agisce in base ai dettami del codice cavalleresco. Il fatto che questa figura di massima autorità agisca misteriosamente dietro le quinte, lasciando la carneficina in mano agli altri, potrebbe riflettere una prassi della politica rinascimentale italiana. Basta ricordare che Machiavelli di lì a pochi decenni avrebbe raccontato come Cesare Borgia avesse messo il crudele Remirro de Orco al comando della parte più ribelle della Romagna e poi, una volta ristabilito l’ordine nella regione, avesse fatto giudicare i suoi eccessi dagli stessi romagnoli. In questo modo Cesare Borgia riuscì a terrorizzare un popolo fino a imporre l’ubbidienza evitando tuttavia di essere ritenuto responsabile della politica del suo ministro. Nel caso di Poliferno, però, l’estrema crudeltà è rivolta agli sfortunati stranieri che capitano nel suo regno, e le sue motivazioni rimangono inaccessibili anche al lettore. 
Jo Ann Cavallo
3 Art and Life at the Court of Ercole I d’Este: The De triumphis religionis of Giovanni Sabadino degli Arienti, a cura di Werner L. Gundersheimer (Ginevra: Libraries Droz, 1972), p. 36.


mercoledì 20 giugno 2018

UN "MARE DI MUSICA"




ECCOVI Più SOTTO LA VERSIONE ITALIANA

Sára Vrbasová, Margarita Miklaševská, Magdalena Kafková, Tereza Habelová, Jakub Habel, Marek Picek, Štěpán Husek, Felix Schon, Štěpán Kareis, Matěj Janoušek, Ladislav Nič.
Když se zeptáte lidí v ulicích Lido degli Estensi, nic jim tato jména neříkají. Já jsem ujel 400 km z Milána a 1600 km z Palerma, abych se s nimi sešel. Na pláži č. 23 jsem zaplatil 40 Euro za dva litry něčeho, co se podobalo kokakole, za dva litry Fanty a za 4 litry vody a pak ještě pokutu, protože jsem si nevšiml, že parkuji před pláží č. 23, kde je parkoviště města. Jsme v Itálii, kde obce vybírají milióny Euro za pokuty, ale nevyřeší problém parkování.
   Do Itálie jezdí z České republiky hodně umělců. Je to pro ně na půl vystoupení a na půl dovolená. Na festivalu Mare di Musica v kraji Romagna se nejednalo o pěvecký sbor, folklórní taneční skupinu nebo orchestr. Byla to skupia „ARIES – Percussion“ a její velmi dlouhá a náročná příprava mě tak zaujala, že jsem ani nedýchal, když učitel dětí a velmi mladých umělců, napovídal pouze jména skladatelů jako je Mozart, Bach nebo Rimskij-Korsakov. Překvapovala mě jejich profesionální serióznost nejen v provedení jednotlivých částí programu, ale i ve střídání hudebních nástrojů.  Vše s přesnotí, nadšením a odborností. Střídali se na nejméně deseti hudebních nástrojích a největším překvapením bylo hraní na baterie bicích nástrojů se čtyřma paličkami ( v každé ruce dvě).
  Vybavilo se mi nadšení tolika mladých lidí, kteří se učí hrát na hudební nástroje v mém městečku na Sicílii, ale nedostanou se dál, než k hraní ve stejném místě.
Skupinu “ARIES – Percussion” řídí Sergei Grigorenko, učitel ve státní škole s hudebním zaměřením, který celý program upravil pro tyto nástroje. Kdyby se narodil ve Ferraře, byl by z něho odborních na Ferrari, zatímco, kdyby se narodil ve Florenzii, by byl renezančním mistrem. Se svou supinou má opravdu dobrý ´filing´, protože se s ní dorozumívá jen pohledy a nemusí na nikoho křičet. Vystoupení bylo zakončeno čtyřmi opravdovými umělci, každý z nich hrál na dva bubny najednou a jejich ritmus snad předčil i ten latinskoamerický a všechny nás nakazil a strhnul.
   Celé vystoupení pečlivě sledovala paní Tatjana, mistrova manželka a asistentka.
   Giorgio Borgatti vše koordinoval a doprovázel skupinu z jednohu místa na druhé. Jemu děkujeme i za bohatou fotografickou dokumentaci. Nesmíme zapomenout ani na profesionálního řidiče, který všude skupinu vozil a pak z povzdálí sledoval její úspěch:Tibor.


Sara Vrbasova, Margarita Miklasevska, Magdalena Kafkova, Tereza Habelova, Jakub Habel, Marek Picek, Stepan Husek, Felix Schon, Stepan Kareis, Matej Janousek, Ladislav Nic.
Questi nomi se chiedi per strada alla gente di Lido degli Estensi non ti dicono nulla. Ho fatto quattrocento chilometri da Milano e milleseicento da Palermo per incontrarli. Al bagno 23 ho pagato quaranta euro per 2litri di presunta cocacola, due litri di aranciata e quattro litri d’acqua (per poi passare per ubbriacone… per aver offerto da bere ai nominativi predetti) e una multa per non aver riconosciuto un posteggio auto a pagamento (comunale) dove milioni di euro vengono raccolti per poi non trovare nemmeno un posteggio. Ormai nel nostro paese gli amministratori … amministrano solo i ricavi delle multe. Ma qui chi gestisce queste cose credo sia un dipendente o erede del Passatore …
Di gruppi boemi in tourné in Italia e soprattutto in Romagna ce ne sono a decine. A metà strada fra vacanza e esibizione. In questo caso la partecipazione a questo festival (Mare di Musica) è molto selettiva perché non si tratta di coro, di gruppo folk o orchestre ma un gruppo di percussionisti cosi eterogeneo che mi ha stuzzicato. All’inizio mi sembravano giocolieri poi mi dissi sono dei virtuosi e man mano che il programma scorreva passavi dal riso al sorriso e dalla curiosità alla più alta concentrazione. Subito non ti accorgevi che Sergei Grigorenko sgusciava fra i suoi virtuosi “sussurrando” parole per me incomprensibili dette fra i denti e percepivi solo quando dal labiale capivi che diceva Mozart, Smetana e autori di questo calibro! I pezzi eseguiti grazie alla loro perfetta interpretazione non ti facevano accorgere che quella quasi dozzina erano adolescenti e alcuni ancora preadolescenti. Il segreto era la totale serietà professionale non solo durante la esibizione ma anche nel cambio che si davano nell’uso degli strumenti. Non una sbavatura, una smorfia, un insofferenza. Dall’ installazione di una quarantina di strumenti allo smontaggio usando l’arte dei circenzi alla presentazione di pezzi non solo classici, ma modernissimi ! Ti sbalordiva l’inserimento della batteria, delle quattro bacchette da percussione per musicista (due per mano) usate addirittura da preadolescenti, dell’uso di decine strumenti da percuotere.
Ti torna in mente la passione dei tanti giovanissimi del mio paese che frequentavano i corsi di musica con entusiasmo  ma non andavano mai oltre la partecipazione alla banda del paese!  Questo Sergei Grigorenko, maestro e direttore del gruppo, insegnante e ideatore, se nasceva a Modena sarebbe stato un maestro della Ferrari, se nasceva a Firenze un maestro del Rinascimento. Il filing che lo lega al gruppo è ammirevole e te ne accorgi che il tutto avviene tramite sguardi e segni mai gridati.
L’esibizione si è conclusa con quattro, veri artisti, che servendosi di due tamburi contemporaneamente quindi otto, hanno in quel momento oscurato i ritmi sudamericani trascinandoci  e lasciandoci a bocca aperta.
Il tutto sotto gli occhi della signora Tatiana moglie e assistente del Maestro.
Giorgio Borgatti in questo caso funge da Carro di Tespi portando in giro per il suo territorio il gruppo con un calendario intenso dove lui conduce il carro sicuro. Ed è allo stesso che dobbiamo la ricca documentazione fotografica.
Senza dimenticare la professionalità dell’autista che fa la sua parte con discrezione: Tibor.

ECCOVI LA GALLERIA FOTOGRAFICA






www.maredimusica.it
www.aries-percussioni.cz


venerdì 15 giugno 2018

NOI C'ERAVAMO


Queste ricorrenze ti fanno male. Sono passati 50 anni dai nostri bellissimi anni 20 quando scorrazzavo per mezza Europa per assistere al maggio francese del 68, allo strano 68 italiano, a più mezzi colpi di Stato in Turkia, alla “gloria” di Makarios a Cipro, al tramonto di Papadopulos in Grecia. Non voglio dimenticare la caduta di Franco in Spagna e i girotondi sudamericani. Tranne il Sudamerica e la Spagna ero presente in tutti gli altri:specialmente in Grecia Turkia e Cipro. Ma questa volta la ricorrenza riguarda la Cecoslovacchia (oggi Rep. Ceca). Ieri sera a Milano abbiamo assistito ad un filmato-riepilogativo dei fatti della Primavera di Praga. Walter Ottolenghi (assieme alla Rosalba, detto con il linguaggio dei partigiani) fu uno dei protagonisti della presenza della Chiesa in Cecoslovacchia in quei momenti. Senza dimenticare altri come Massimo Guidetti, Carlo Buora, ecc.. L’incontro di ieri ha riequilibrato la pesante ricostruzione del precedente incontro già raccontato dove la moglie di Pelicàn (capo della Rai Tv ceca) ci rispose che nella Primavera la Chiesa non era presente… perché tutti i preti erano in galera ! Alla mia richiesta di chiarificazione l’addetto culturale del Consolato mi rispondeva che non era questo il tema… ma bensi la testimonianza di una protagonista (comunista) della Primavera ! Per dire che aria sta tirando nel Consolato di Milano…
“Guardate le facce” consiglia l’Ottolenghi nell’introduzione al filmato ! E’ a vedere un infinità di gerarchi del mondo comunista semi sorridenti ce li siamo trovati mezzi cadaveri alla fine cioè con il buon gusto di non ridere mentre si coprivano di vergogna per un infame invasione violenta. Altra scena. Noi eravamo in provincia quando ci raggiunse la notizia di Jean Palach accompagnata dal commento dei “restauratori comunisti” nel dire che al suo funerale non c’era nessuno. Ci sono voluti oltre 20 anni per vedere i filmati dove milioni di persone in un serpentone infinito scortavano il povero ragazzo (terribili le sue dichiarazioni in ospedale quasi in punto di morte ! ). Per anni siamo stati a rendergli omaggio nella sua tomba sino a quando il “sistema” non la ha fatto sparire. Cioè la nostra sinistra o meglio la sinistra ancora non si è resa conto che la mamma dei comunisti e dei fascisti è sempre in cinta. Poveri coglioni !
Ieri sera ci ha rallegrato la presenza del Console Aletti e la Signora Valeria , ora spiegabilmente perché assenti all’incontro precedente alla Galleria di Milano. Purtroppo dobbiamo constatare che molti di noi eravamo irriconoscibili ! Perché la nostra mente ha conservato le immagini di cinquantanni fa .
Dobbiamo stare attenti perché coloro che  sono gli autori di questi fatti sono ancora in circolazione , grandi mistificatori della realtà persino storica , maestri nel dimenticare il loro certificato penale e incapaci di mettere fiori nei loro cannoni.