sabato 30 luglio 2011

BELFAGOR ARCIDIAVOLO

Di Ezio Spataro si può dire di tutto o quasi.
Caro sig. Sanicola,
le mando il manifesto del recital di poesie che terrò al castello di Marineo l'11 agosto alle ore 21.00 . Non le mando l'articolo come ho fatto per gli altri blog, dato che lei, se deciderà di scrivere qualcosa in merito, si affiderà solo alle sue parole e alla sua arte. Mi raccomando non si risparmi !! E niente sconti !! Ezio Spataro
Già Lui te lo permette. Quando ,credo lo stesso programma, lo presentò a casa “Virga” ricevetti una lettera dal tono moderato ma più che elogiare i meriti del poeta azzannava me. Il mio se pur modestissimo commento sottolineava alcune cose . Abituati a sentirci solo omaggiare e quando ciò non avviene ci autoomaggiamo, soffriamo perché nessuno mette mai in conto che in ogni caso il giudizio va affrontato prima o poi. Ora il nostro amico è arrivato al castello ! Per me rimane meglio casa “Virga” . L’unica cosa sbagliata era la coincidenza con il referendum . Al castello paghi il prezzo politico e arricchisci un altrui curriculum . Certamente avrei preferito un altro luogo o tornare a casa “Virga” perché vedere la gente fuori che non riesce ad entrare è il miglior successo. Ezio merita credito illimitato e mi auguro che la gente vada a sentirlo in silenzio rispettoso come facemmo a casa “Virga”. Si sorrideva non si schiamazzava, nessuno chiacchierava di altro perché sarebbe stato buttato fuori dai presenti che non sopportavano i cafoni. Spero che Ezio rallenti appena un po’ il ritmo di lettura-recitazione non la premessa ai pezzi previsti.
Vai Ezio facci fare bella figura !
Colgo l’occasione per un avviso: E’ tornato Ciro Guastella !
Non correva buon sangue ultimamente fra noi due. Ancora non so perché ma se il coglione fra i due sono io mi fa piacere. Perché quando uno ti dice : noi abbiamo incominciato 50 anni fa e non ci può essere nuvola che possa coprire questo percorso così prezioso. Ti ringrazio Ciro ma soprattutto ben tornato ! Con altri non ho avuto questa fortuna, i ricatti sentimentali sono inaccettabili. E qui il coglione non sono io !
Ps Ciro Guastella è uno che non ha bisogno di avere un mestiere. Sa creare la qualsiasi usando attrezzi difficili da trovare sul mercato. Vuoi una chitarra e lui diventa liutaio, ma finita la chitarra se la tiene per se. Se la guarda la ammira la bacia e poi esce a farsi una passeggiata. Nessuno sa niente della chitarra ma lui è dentro di se orgoglioso e la passeggiata gli serve come un passaggio sul palcoscenico della vita. Che sia una Chitarra o qualsiasi altra cosa è lo stesso perchè lui usa attrezzi speciali :la sua sola intelligenza.

venerdì 29 luglio 2011

MARTA, MARTA...

Marta , Marta…
Se non c’eri tu Lazzaro non resuscitava

«Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».  Una frase simile che ti aspetti da un apostolo o da un “dotto” non penseresti  mai che sia stata detta da una casalinga. Ed il Cristo per ricompensarla gli fa subito resuscitare il fratello , quel Lazzaro amico e ospite con la sorella Maria a Betania in Giudea. Giustamente la Marta si lamenta con l’ospite perché è sempre trattata da casalinga ignorante, mentre la sorella ci sembra una di quelle sciatte intellettuali, scarse di corpo, sapientona con la sigaretta sempre in bocca, che a memoria di uomo non ha mai fatto un niente nella vita.E’ come certe paoline che non si capisce mai per chi lavorano. Gesù prima la rimprovera la Marta , poi come al solito avendo esaltato la sfaticata Maria la recupera. La Chiesa per anni ha preferito la Maria svalutando la Marta. Poi si è resa conto che “la casa” non va avanti senza la casalinga. Tanto è vero che è più presente Marta nei vangeli . Ci piace questa casalinga affatto ignorante e secondo noi manca qualcosa, una frase forse, una risposta a Gesù dopo che si è espresso a favore di Maria: Gesù non per contraddirti ma se vuoi mangiare stasera sarà bene che Maria venga in cucina e ci faccia vedere cosa sa fare con la sua sapienza…Oggi le Marie sono un esercito quasi tutte zitelle astiose saccenti ed infelici mentre le Marte sono quelle che tirano la carretta. La Chiesa se ne è accorta e sta modificando il giudizio.

Santa Marta di Betania
sec. I

Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite conosciamo Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. L'avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente «signora». Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262. (Avvenire)
Patronato: Casalinghe, Domestiche, Albergatori, Osti, Cuochi, Cognate
Etimologia: Marta = palma, dall'aramaico o variante di Maria
Emblema: Chiavi, Mestolo, Scopa, Drago
Martirologio Romano: Memoria di santa Marta, che a Betania vicino a Gerusalemme accolse nella sua casa il Signore Gesù e, alla morte del fratello, professò: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

L'UOMO CHE AMAVA I CAVALLI

Trovata la tomba di colui che ama i cavalli
FILIPPO
Si Sapeva dove doveva trovarsi ma non la si trovava. La cercavano nella cosiddetta “collina dei morti” ed invece era nel martyrion della chiesetta (recentemente venuta alla luce)che si trova a 50 metri di distanza,dove lo cercavano, nel luogo stesso dove subì il martirio sotto Domiziano crocifisso a testa in giù là nella romana Frigia. Quel poco che sappiamo di lui fanno un apostolo di primo piano . Decideva con Pietro, frequentava Giacomo l’immaginario fratello di Gesù , oggetto di una recente polemica scaturita dal termine “fratello”. Sicuramente gli insegnamenti del Battista ne hanno accentuato il carattere e lo si nota dalle domande che pone a Gesù. Scettico come Tommaso.E’ una scoperta che premia il D’Andria l’archeologo italiano che da anni lavora sul sito di Hierapolis (Pamukkale- Turchia). Siamo ancora nell’ambiente e atmosfera “della Bibbia aveva ragione”.
San Filippo Apostolo
Palestina, I secolo d.C.
Filippo, nato a Betsaida, fu tra i primi ad essere chiamato da Gesù. Spesso confuso con il diacono Filippo, al di là delle notizie forniteci dal quarto Vangelo, la tradizione e su di lui non è sempre concorde. Sicuramente evangelizzò, sotto Domiziano, la Frigia, dove sembra sia morto crocifisso a testa in giù.
Etimologia: Filippo = che ama i cavalli, dal greco
Emblema: Croce, Pani e pesci
Martirologio Romano: Festa dei santi Filippo e Giacomo, Apostoli. Filippo, nato a Betsaida come Pietro e Andrea e divenuto discepolo di Giovanni Battista, fu chiamato dal Signore perché lo seguisse; Giacomo, figlio di Alfeo, detto il Giusto, ritenuto dai Latini fratello del Signore, resse per primo la Chiesa di Gerusalemme e, durante la controversia sulla circoncisione, aderì alla proposta di Pietro di non imporre quell’antico giogo ai discepoli convertiti dal paganesimo, coronando, infine, il suo apostolato con il martirio. Due apostoli festeggiati insieme: Filippo e Giacomo. Due galilei che hanno trovato "colui del quale hanno scritto Mosè e i Profeti". E’ con queste parole che Filippo conduce a Gesù l’accigliato Natanaele (Bartolomeo) così diffidente verso quelli di Nazaret. Filippo è appena citato nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca. Giovanni lo presenta per la prima volta mentre fa il conto di quanto costerebbe sfamare la turba che è al seguito di Gesù (6,57). E, più tardi, quando accompagna Gesù, dopo l’ingresso in Gerusalemme, alcuni “Greci” venuti per la Pasqua: quasi certamente “proseliti” dell’ebraismo, di origine pagana (12,21 ss.). Nell’ultima cena, Filippo è uno di quelli che rivolgono domande ansiose a Gesù. Gli dice: "Signore, mostraci il Padre e ci basta", attirandosi dapprima un rilievo malinconico: "Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo?". E poi arriva, a lui e a tutti, il pieno chiarimento: "Chi ha visto me, ha visto il Padre".
Dopo l’Ascensione di Gesù, troviamo Filippo con gli altri apostoli e i primi fedeli, allorché viene nominato Mattia al posto del traditore Giuda (Atti degli apostoli, cap. 1). Poi non si sa più nulla di lui.

giovedì 28 luglio 2011

UNA GITA A RAVENNA

Sant' Apollinare di Ravenna
Vescovo e martire
circa II-III secolo
Sant'Apollinare, originario di Antiochia, per primo rivestì la carica episcopale nella città imperiale di Ravenna, forse incaricato dallo stesso apostolo San Pietro, di cui si dice fosse stato discepolo. Si dedicò all'opera di evangelizzazione dell'Emilia-Romagna, per morire infine martire, come vuole la tradizione. Le basiliche di Sant'Apollinare in Classe e Sant'Apollinare Nuovo sono luoghi privilegiati nel tramandarne la memoria. Il suo culto tuttavia si diffuse rapidamente anche oltre i confini cittadini. I pontefici Simmaco (498-514) ed Onorio I (625-638) ne favorirono la diffusione anche a Roma, mentre il re franco Clodoveo gli dedicò una chiesa presso Digione. In Germania probabilmente si diffuse ad opera dei monasteri benedettini, camaldolesi e avellani. Una chiesa era a lui dedicata anche a Bologna nell'area del Palazzo del Podestà, ma siccome fu demolita nel 1250 il cardinale Lambertini gli dedicò un altare nell'attuale Cattedrale cittadina. Sant'Apollinare è considerato patrono della città di cui per primo fu pastore, nonché dell'intera regione Emilia-Romagna.
Patronato: Ravenna, Emilia-Romagna
Etimologia: Apollinare = sacro ad Apollo, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Palma, Pallio
Martirologio Romano: Sant’Apollinare, vescovo, che, facendo conoscere tra le genti le insondabili ricchezze di Cristo, precedette come un buon pastore il suo gregge, onorando la Chiesa di Classe presso Ravenna in Romagna con il suo glorioso martirio. Il 23 luglio migrò al banchetto eterno.
(23 luglio: A Classe presso Ravenna in Romagna, commemorazione di sant’Apollinare, vescovo, la cui memoria si celebra il 20 luglio).
Accanto alla basilica di Sant’Apollinare in Ravenna è collocato il mausoleo di Galla Placidia.Una bomboniera rivestita di mosaici policromi. Una meraviglia . Non si può entrare come si entra in un supermercato. Bisogna tenere gli occhi rivolti verso il basso per molti muniti per dar agio alle pupille di regolare il diaframma dell’obiettivo. Quindi regolato ciò si alzano gli occhi dando le spalle all’ingresso iniziando ad ammirare il cielo stellato di un blu indescrivibile. Poi si spazia da san Lorenzo alle colombe e cosi via. Infine rimani abbagliato da una libreria che certamente vuol farci intendere che questa Galla Placidia era dotta e sapente.E’ difficile uscire da questo luogo incantato. Nella basilica i gusti sono diversi. Rimaneggiamenti nel tempo , stili diversi, labirinti che ti distraggono, sinopie incompiute.Nell’abside un infinità di messaggi simbolici non tutti facilmente decifrabili. Ma uno è una altra meraviglia biblica. Le due offerte a Dio. Quella di Abele e quella del più grande dei sacerdoti di tutti i tempi: Melchidesec. Il pio, il devoto, l’umile.
Potete girare per ore fra sarcofaghi e visitare il museo ma visto quanto detto sopra avete visto il massimo.

lunedì 18 luglio 2011

PIRRO E LE SUE VITTORIE

Il commissario ad acta dott. Angelo Sajeva, nominato con D.A. n. 354, con propria delibera n. 1 del 13 luglio 2011 ha approvato il rendiconto di gestione esercizio finanziario 2010 del comune di Marineo. Bilancio che il consiglio comunale nella seduta del 28 giugno con delibera n. 50 non aveva ritenuto di approvato. Il commissario, tra l’altro, dall’esame dei verbali relativi alla delibera n. 50 non riscontrava motivazioni di carattere tecnico – contabile che giustificassero la mancata approvazione del rendiconto da parte del consiglio comunale.
Sin qui Marineoweb.
Quindi i funzionari della nostra Amministrazione avevano lavorato bene se il Dottor Sajeva “non riscontrava motivazioni di carattere tecnico-contabile che giustificassero la mancata approvazione.
Bene ci pare. Allora perché qualcuno non viene a spiegarci a cosa serve il Consiglio comunale ? Dialettica politica ? Sulla pelle dei cittadini ? Rancori ? Giochi di potere ?
Il Presidente del Consiglio ci sembra collezioni quelle che erano le preferite di Pirro: le vittorie.

mercoledì 13 luglio 2011

FEDERICO II E-A MARINEO PARTE SECONDA ED ULTIMA


LA MAGNA CURIA, SCOPPIA L’AMORE, TERRIBILE EPILOGO
A corte
 
Cerimoniere
MAESTà SONO TORNATI  NICCOLO' E MATTEO POLO VENEZIANI. SONO GIUNTI OLTRE L'ORIENTE IN CINA, PORTANO NOTIZIE DI UN CERTO TAMUCIN CHE  DOPO AVER DISTRUTTO PECHINO HA DISTRUTTO SAMARCANDA E OGGI SI FA CHIAMARE GENGIS KAN.. ! HANNO PORTATO TECNOLOGIE A NOI SCONOSCIUTE , LA CARTA , LA PASTA .......LA POLVERE DA SPARO. MAESTA' ABBIAMO APERTO L'UNIVERTITA' DI NAPOLI. SARA' LA PRIMA UNIVERSITA' DI STATO...DA UN NOSTRO STUDIO PENSIAMO CHE SE OGGI IN ITALIA CI SONO CIRCA OTTOMILIONI E MEZZO DI ABITANTI AVREMO ALMENO 50 ALUNNI PER ANNO E’ UNA CIFRA RECORD. MAESTA' A MOSCA HANNO INIZIATO LA COSTRUZIONE DEL CREMLINO E A ROMA LA BASILICA  DI SAN LORENZO FUORI LE MURA, IN FRANCIA STANNO COSTRUENDO LA  CATTEDRALE DI REIMS, E  A PADOVA SI E INIZIATA LA COSTRUZIONE DELLA BASILICA DI SANT ANTONIO A CUI LAVORANO I TUOI ARCHITETTI ARABO-NORMANNI. AD ASSISI CHIARA  FONDA L'ORDINE DELLE CLARISSE, A LONDRA A CAUSA DEI CONTINUI INCENDI E' OBLIGATORIO L'USO DELLE TEGOLE AL POSTO DEI TETTI DI PAGLIA E LEGNO. MA TUTTO QUESTO E' NIENTE IN CONFRONTO A QUELLO CHE AVVIENE SOTTO IL TUO REGNO. BEN TREDICI CASTELLI IN AVANZATO STATO DI COSTRUZIONE. PRESTO POTRAI ANDARE A CACCIA DA MARINEO A CASTEL DEL MONTE A MENFI A  BARLETTA.  L'ASTRONOMIA RIPRENDE  VIGORE CON L'ARRIVO DI  SCOTO, STIAMO TRADUCENDO ARISTOTELE DALL'ARABO, ABBIAMO PROGETTI PER ALTRE SEI UNIVERSITA' MENTRE LE NOSTRE NAVI GODONO APPRODI SICURI IN OGNI PORTO.....NE PERICLE NE AUGUSTO HANNO FATTO TANTO…

Scoppia l’amore
DA FEDERICO II A JASMIN SIN ABBAD DELLA CASA DI IBN ABBAD EMIRO DEGLI EMIRI. COME MI AVEVI CHIESTO TI HO MANDATO 300 DEI MIEI MIGLIORI CAVALIERI. LI HO MANDATI DI NOTTE AFFINCHE' TU LI FACESSI ENTRARE IN JATO ED ENTELLA E DOPO AVER SOPRAFFATTO I TUOI CAPITANI TU POTESSI ARRENDERTI E PORRE FINE COSI A QUESTA LUNGA GUERRA. TU INVERO LI HAI ATTESI E FATTI ENTRARE E QUANDO LA MATTINA IL MIO CORTEO IMPERIALE SI E' PRESENTATO DAVANTI LE MURA DI JATO PER PRENDERNE POSSESSO ABBIAMO VISTO LE TESTE DEI MIEI 300 CAVALIERI PENZOLARE DALLE MURA DELLA CITTA' E  NON LE INSEGNE IMPERIALI MA BENSI  QUELLE CON LA MEZZALUNA . CHE DONNA MERAVIGLIOSA DEVI ESSERE ! COME DESIDEREI AVERE UN FIGLIO DA TE, UN FIGLIO CHE POSSEGGA LE TUE E LE MIE VIRTU' !QUESTA GUERRA MI PORTA VIA DA IMPEGNI PIU' GRANDI ! ECCO ORA IO LASCERO' AI MIEI GENERALI IL COMPITO DI CONTINUARLA ! IL TEMPO SARA' IL NOSTRO ALLEATO E UN GIORNO ENTELLA COSI' COME IATO PLATANI  E MARINEO CADRANNO. MA SPERO CHE ACCETTERAI DI INCONTRARMI E DIMENTICHI DELLA GUERRA DEDICARCI ALL'AMORE. ECCO ALLONTANA I TUOI SOLDATI ED IO ALLONTANERO' I MIEI. POI TI RAGGIUNGERO' AI BAGNI DI CEFALA' E LI' TI CANTERO' LE MIE PIU' BELLE CANZONI........

Tutto dunque è perduto ?
A FEDERICO II DELLA CASA DI ALTAVILLA, AMIR E SIGNORE DI SICILIA ECCO ORA ASCOLTAMI ....IO TI HO FATTO MOLTI PIU' DANNI DI QUANTI TU NE HAI FATTO A ME. TU CHE HAI UN REGNO CHE ANCHE MARCIANDO PER GIORNI E GIORNI NON SI RAGIUNGEREBBE LA FINE, MENTRE A ME E' RIMASTA SOLO LA TERRA DA ENTELLA A JATO SINO A MARINEO ,TERRA CHE E' SEMPRE STATA DEI MIEI PADRI. ANNI ED ANNI DI GUERRA NON HANNO  PIEGATO IL NOSTRO VALORE E FINCHE' MIO PADRE ED IO SIAMO VISSUTI TU NON SEI MAI RIUSCITO A METTERE PIEDE IN ENTELLA. CIò NON DI MENO COSA SONO IO DA POTER  VINCERE UN RE SI POTENTE. ECCO AFFRETTATI FEDERICO E PORTATI A MARINEO. LA TROVERAI GLI ULTIMI MUSULMANI DI SICILIA.
ESSI PORTERANNO IL MIO CORPO FIN SU LA ROCCA DA DOVE SI VEDE IL MARE E LA MIA PALERMO. LA ESSI MI DEPORRANNO. POI UNO PER UNO MI PASSERANNO  DAVANTI E SARANNO DISPENSATI DAL GIURAMENTO DI FEDELTA'  PRESTATO AI MIEI AVI. POI PASSERANNO UNO PER UNO DAVANTI A TE PER PRESTARE UN NUOVO GIURAMENTO. COLORO CHE NON PRESTERANNO GIURAMENTO TORNERANNO AD ENTELLA E CHE ALLAH CANTI ANCORA PER LORO LA GUERRA SANTA ! TU FEDERICO ACCETTERAI IL LORO GIURAMENTO E COME HAI PROMESSO LI PORTERAI A LUCERA E LI EDIFICHERAI UNO STATO PER LORO E TI SARANNO FEDELISSIMI. SARANNO LA TUA SICUREZZA COME MURO DI ROCCIA IMPENETRABILE. JASMIN SIN ABBAD SIGNORA DI ENTELLA JATO PLATANI E MARINEO.
Jasmin aveva preso il veleno.


Durante le sere di estate , quando la luna è a tre quarti, a forma di mezzaluna, se andate alla montagnola e allungate lo sguardo seguendo l’orgoglioso Eleuterio che da quel giorno smise di scorrere, oltre i mulini di Risalaimi, dopo aver passato Misilmeri,  Portella di Mare, Acqua dei Corsari è facile sentire Colapesce cantare “…maestà sugnu cà, …maestà sugnu cà…” 

LA MAGNA CURIA

martedì 12 luglio 2011

FEDERICO II E/A MARINEO

L’ultima resistenza dei musulmani di Sicilia fu portata a Federico da una ragazza figlia del famigerato Ibn Abbad detto Mirabetto il terribile, emiro degli emiri. Ce lo dice un documento trovato nel 1950 . Eccovi , seppur romanzato, il racconto .

Dopo la battaglia di Palermo davanti a Federico II vincitore 
Cerimoniere
INCHINATI POPOLO DI PALERMO .OGGI SEI STATO VISITATO DALLA GIUSTIZIA! FEDERICO, RUGGERO COSTANTINO, DI ENRICO HOENSTAUFEN DI SVEVIA E DI COSTANZA ALTAVILLA. FIGLIO PREDILETTO DI PAPA INNOCENZO III, PUER  APULIE …..STUPOR MUNDI, AMIR, PAPENKAISER IMPERATORE…ECCO FEDERICO ABBIAMO  CATTURATO IBN ABBAD DETTO TAIR IL RIBELLE. IL FAMIGERATO MIRABETTO. CON LUI ABBIAMO PRESO I SUOI FIGLI E DUE SUOI ALLEATI. UGO FER DI MARSIGLIA, RINNEGATO, MERCANTE DI BAMBINI E GIUGLIELMO PORCO GENOVESE ,ARMATORE SENZA SCRUPOLI. SONO LORO CHE  HANNO   VENDUTO COME SCHIAVI  I BAMBINI IMBARCATI A GENOVA SULLE LORO NAVI. LA BATTAGLIA E' VINTA MA MOLTI MUSULMANI , FORSE TROPPI, SONO RIUSCITI A FUGGIRE SUI MONTI.

Federico  
RICORDO ANCORA QUEL FIUME DI VESTI BIANCHE CHE SCENDEVANO SOPRA I BARCONI DEL RENO CANTANDO INNI AL SIGNORE. FANCIULLI E FANCIULLE CHE PER CASO INCROCIAI ANDANDO AD AQUISGRANA PER LA BEATIFICAZIONE DI CARLO MAGNO .IO LI VIDI PER I CAMPI DI ALSAZIA E LI GUARDAI NEGLI OCCHI E SENTII IL DESIDERIO DI IMBARCARMI CON LORO  PER ANDARE IN TERRA SANTA A LIBERARE IL SEPOLCRO DI CRISTO !
GRIDANDO
IO LA VADI LA CROCIATA DEI FANCIULLI! VESTITI DI BIANCO, SENZ'ARMI! CANTAVANO..... CANTAVANO..... CANTAVANO......TI VENIVANO DIETRO, UGO FER, FIDUCIOSI CHE LI AVRESTI PORTATI SINO A GERUSALEMME! QUANTI SOGNI E SPERANZE SALIRONO SULLE TUE NAVI GIGLIELMO PORCO ? POI HO PIANTO INCREDULO PENSANDO A QUEI VOLTI INNOCENTI CHE NESSUNO RIUSCI A TRATTENERE E CHE VOI AVETE VENDUTO AL MERCATO DI TUNISI E DI CAIRO A EMIRI E SULTANI.  HO PIANTO SENTENDO LE LORO GRIDA DI ANGOSCIA....

Jasmin figlia di Ibn Abbad catturata assieme al padre  
SE TU AMMINISTRI GIUSTIZIA, SE TU FAI LEGGI CHE GOVERNANO GLI UOMINI,SE TU SAI COSA E' ONORE E RICONOSCENZA RISPARMIA QUEST'UOMO. EGLI E' IBN ABBAD EMIRO DEGLI EMIRI. TU SAI QUANTO FU POTENTE  LA CASA DEGLI ABBAD .SUO NONNO E SUO PADRE DIFESERO QUESTA TERRA. SE TU SEGUI, PER GIORNI E GIORNI, LA SPIAGGIA DEL MARE, E QUANDO INFINE RITROVERAI GLI STESSI TUOI PASSI  LI' DA DOVE ERI PARTITO, ECCO TUTTA LA TERRA CHE STA DENTRO QUESTO CERCHIO FU NOSTRA DAI TEMPI DELLA GRANDE CONQUISTA. ALLAH ,SIA BENEDETTO IL SUO NOME, CI  HA ASSEGNATO QUESTA TERRA E NOI CON LA SPADA  L'ABBIAMO FATTA NOSTRA ! QUI SONO NATI I NOSTRI PADRI ! TU NON PUOI CHIAMARCI RIBELLI  PERCHE' NOI ABBIAMO SERVITO TUA MADRE, SUO PADRE I TUOI NONNI ! DA LORO SIAMO STATI ONORATI. CON RUGGERO E GUGLIELMO ALTAVILA ABBIAMO PARLATO LA NOSTRA LINGUA : L'ARABO, COSI' COME OGGI FACCIAMO CON TE !  CON LORO ABBIAMO CACCIATO FRA PARCO E MARINEO MA SE QUESTO NON BASTASSE PAGA IL PREZZO DELLA VITA......                       
IO SONO JASMIN SIN ABBAD...IO TI SALVAI ANCORA RAGAZZO....RAMMENTI FEDERICO? ORA RENDIMI LA VITA DI MIO PADRE....
CHE MIO PADRE POSSA CON I SUOI BENI E I SUOI FIGLI TORNARE A TUNISI DA DOVE PARTIRONO I NOSTRI AVI. IO RIMARRò QUI FRA I MIEI MONTI A GARANZIA DI QUESTO PATTO. E QUANDO MIO PADRE SARA' GIUNTO A TUNISI ANCH'IO PARTIRO' PORTANDO CON ME LA CASA DEGLI ABBAD DEFINITIVAMENTE......MA SE MIO PADRE NON DOVESSE GIUNGERE A TUNISI ALLORA SENTIRAI CHE DA JATO AD ENTELLA DA MARINEO A PLATANI, SENTIRAI DAI  MIEI  MONTI RISUONARE LA SPADA DI ALLAH.....PAGA IL PREZZO DELLA VITA FEDERICO ......

FEDERICO SI AVVICINA AD ABBAD ED EMETTE SENTANZA


Cerimoniere
CHE IBN ABBAD VENGA IMBARCATO AL PIU' PRESTO ASSIEME AI SUOI FIGLI E AI SUOI AVERI.......CHE SI DIA LASCIAPASSARE A JASMIN DELLA CASA DEGLI ABBAD DI RITIRARSI SULLE MONTAGNE.......  SIN OLTRE MARINEO BUSAMBRA ED ENTELLA......E CHE  SIA IL RISCATTO DEL PADRE......CHE QUESTA SERA OGNI MADRE SICILIANA QUANDO METTERA' A LETTO I SUOI FIGLI INTONI UN CANTO DI REGUIEM CHE ACCOMPAGNI PER TUTTA LA NOTTE UGO FER E GUGLIELMO PORCO MENTRE VENGONO PORTATI ALLA MARINA DOVE VERRANNO PRIMA IMPICCATI E POI SQUARTATI. CHE QUESTO CANTO TENGA SVEGLIO PER SEMPRE IL RICORDO DELLA CROCIATA DEI BAMBINI...


Federico non mantenne il patto . Ibn Abbad verrà mazzerato e i suoi averi incamerati.

PRIMA PARTE  - CONTINUA DOMANI

Marineo al tempo dio Federico II

lunedì 11 luglio 2011

NESSUNO è PROFETA IN PATRIA

Il Calderone nella sua cantina , riservata a pochi

La Marineo che ci piace, di cui siamo orgogliosi
MEDAGLIA D’ARGENTO AL “DONCARMÈ ROSSO” ED AL “MILLEMETRI MERLOT” DELL’AZIENDA BUCECI,
DI FRANCO CALDERONE,
ALL’8° CONCORSO INTERNAZIONALE VINIDA AGRICOLTURA BIOLOGICA,
8 LUGLIO 2011
Sono due rossi, uno il “Doncarmè”, un vino non nuovo alle vittorie nei concorsi enologici mondiali, ottenuto da un blend di uve cabernet sauvignon e pinot nero, e barricato al 100% in barriques di rovere Allier per 2 anni, l’altro invece, un Merlot in purezza, barricato anche questo per 2 anni, in rovere Allier. È stata la prima uscita ufficiale di un nuovo vino della linea “Millemetri”, la linea dei monovitigni, che include, oltre al famosissimo pinot nero, anche un cabernet sauvignon, uno chardonnay, ed appunto, il merlot. L’idea di ampliare la linea “Millemetri” è sorta, dopo avere provato per diversi anni a confezionare dei prodotti di alta gamma e di grandissima qualità. Tutti gli uvaggi utilizzati si trovano all’altitudine di mille metri s.l.m., perciò le notevoli escursioni termiche fanno si che i vini ottenuti siano fragranti, corposi e di ottima acidità. E la dimostrazione del raggiungimento degli eccellenti standard qualitativi viene confermata dalla medaglia d’argento ottenuta alla prima uscita ufficiale, in un concorso al quale partecipano vini provenienti da tutto il mondo.
Sin qui il c.s. della cantina Buceci.
Franco Calderone è vittima di se stesso, oggi lo possiamo dire: gran maestro vinaio, ma lui dimentica che nessuno è profeta in patria. Non si aspetti riconoscimenti in casa, qui tutti siamo vittime della mediocrità. Puoi raccogliere e collezionare medaglie a centinaia ( a che numero sei arrivato Franco ?) , puoi avere riconoscimenti prestigiosi ovunque , ma a casa tua nel tuo paese non aspettarti riconoscimenti. Ma è meglio così . Tu fai parte di quel ristretto gruppo che riceve le medaglie non le va a cercare dai mediocri .

SAN BENEDETTO DA NORCIA , Abate, Patrono d' Europa


Negli  anni settanta quando usci il primo volume “IL Fondatore” con i tipi Jaca di Milano , come usavo fare di solito andai in fondo al volume per leggere il prezzo indicato nel risvolto. Già il volume mastodontico di suo era imponente e graficamente prometteva bene. I commenti erano di ottima qualità ma il prezzo mi faceva paura. Noi producevamo libri da ven dere, non sapevamo tutti questi giochetti che qui si usano. Tutti i rischi erano nostri. Avevamo alle spalle varie collane che per averne uno solo ci volevano attorno alle 100.000 lire.
Andare a vendere in libreria non agli amici, un libro per 250 milalire era un impresa. Le librerie ti prendevano per matto. Protestai energicamente. “E’ un gioiello mi risposero “. Scossi la testa convinto che ero finito nel posto giusto. Matto in mezzo a matti. La vendita stentò ad andare avanti. Si stampava saggi per venderli a diecimilalire.Proporre un tomo del genere era   fuori di ogni logica. Alla prossima riunione sollevai il problema ed ottenni che in futuro venissi avvisato prima quando si producevano opere simili .
“ Se ben ricordi, Onofrio , alla fiera di Bologna hai fatto da battistrada al contratto con Hascette e Larusse poi ti sei spaparazzato per Bologna quella svizzera di Zurigo della Besler quindi facci il piacere, ma non dirci che per San Benedetto Il Fondatore 250.000 lire sono troppi perché abbiamo definito oggi proprio con quella svizzera una coproduzione fra noi, la Besler di Zurigo e la Bibblioteca Vaticana per una riproduzione della Regola di San Benedetto che venderemo a soli 18.000.000 a copia. Non svenni subito  ma cercai inutilmente qualcuno da spaparazzarmi  perché i posteri non dicessero morì per colpa di San Benedetto da Norcia……



San Benedetto da Norcia Abate, patrono d'Europa
Norcia (Perugia), ca. 480 - Montecassino (Frosinone), 21 marzo 543/560
È il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, passò alla forma cenobitica prima a Subiaco, poi a Montecassino. La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco. Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Due secoli dopo la sua morte, saranno più di mille i monasteri guidati dalla sua Regola. Paolo VI lo proclamò patrono d'Europa (24 ottobre 1964).
Patronato: Europa, Monaci, Speleologi, Architetti, Ingegneri
Etimologia: Benedetto = che augura il bene, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Coppa, Corvo imperiale
Martirologio Romano: Memoria di san Benedetto, abate, che, nato a Norcia in Umbria ed educato a Roma, iniziò a condurre vita eremitica nella regione di Subiaco, raccogliendo intorno a sé molti discepoli; spostatosi poi a Cassino, fondò qui il celebre monastero e scrisse la regola, che tanto si diffuse in ogni luogo da meritargli il titolo di patriarca dei monaci in Occidente.Si ritiene sia morto il 21 marzo.
(21 marzo: A Montecassino, anniversario della morte di san Benedetto, abate, la cui memoria si celebra l’11 luglio).

giovedì 7 luglio 2011

SULLE TRACCE DI SAN CIRO

Affreschi di s.Ciro e Giovanni del VIII-IX rinvenuti negli anni 30-40


Già  il grande Armellini , famoso archeologo cristiano, dubitava del passaggio da Abba Ciro a Passera. Centinaia di esempi simili confortano ma qui si finisce completamente fuori . Sino ad Abbacero seguiamo ma poi o mancano dei passaggi o ci sono altre ragioni. Non si può escludere che si volessero salvaguardare le reliquie  o a tante altre supposizioni. Qualche tentativo è stato fatto ma le spiegazioni ancora oggi non sono convincenti. Ci pare lo stesso passaggio da Ancyra a Makella che per ora hanno un solo supporto qualche tegola anzicchè qualche sostanziale pilastro.     
Pianta della chiesa dove furono custodite le reliquie
  
Dal secolo XV  questa antica chiesuola, per corruttela, viene chiamata dal  volgo s.Passerra. E’ situata sulla riva del fiume, quasi di fronte alla basilica di s. Paolo. Ai giorni  di papa Innocenzo I furono in quel luogo deposti i corpi dei ss. Ciro e Giovanni. Il Martinelli confonde questa chiesa della via Portuense colla urbana che fu pure dedicata ai ss. Ciro e Giovanni e che era nel foro Olitorio, nel luogo detto ad Elephantum .
Abbiamo a suo luogo accennato per quale strana corruttela il nome dei due santi Ciro e Giovanni, nella pronuncia volgare, si trasformasse in quello di Passera e poi di Prassede.Infatti si disse prima Abbas Ciro, poi Appaciro, Appacero, Pacero, Pacera, Passera e Passero. Cosicché tutte le chiese che a questi santi erano in Roma dedicate, oggi distrutte, cioè quella detta de Militiis, l’altra de Valeriis e la terza ad Elephantum, per la stessa legge di pronuncia ebbero come la portuense i nomi di Pacera o Passera, nel qual nome si volle trovare qualche somiglianza con il nome di s. Prassede. La nostra cappella portuense, come si è accennato, è la più antica di tutte quelle che furono dedicate ai due celebri martiri alessandrini Ciro e Giovanni, ed è l’unica superstiste in Roma.
Anche Giovanni Diacono , nella vita di s. Gregorio, fa menzione di quel sacello. L’origine della chiesa si attribuisce alla devozione di una matrona di nome Teodora, come si legge negli atti dei due martiri suddetti. La chiesa appartiene alla diaconia di s.Maria in via Lata, nel cui archivio capitolare v’ha un antico codice nel quale si contengono molte notizie intorno agli atti dei due santi e alla traslazione delle loro reliquie in Roma, fatta da Sofronio, vescovo gerosolimitano. In questa chiesuola rimane ancora l’ipogeo ove giacquero le reliquie suddette, e sulla porta del medesimo , in due linee, si legge la seguente epigrafe:
CORPORA SANCTA CYRI RENITENT HIC ATQUE IOHANNIS
QVAE  QVONDAM ROMAE DEDIT ALEXANDRIA MAGNA.
Allorquando il nome dei due santi si cambiò nell’inaudito di Passera, e si credette che sotto questo si nascondesse quello di Prassede, si comincio a celebrare in questa chiesa anche la festa di s. Prassede, e ai 21 di luglio, giorno natalizio di detta santa, in cui però accade la riposizione delle reliquie dei due eponimi della chiesolina, il popolo romano concorreva in folla a questo luogo.

Mariano Armellini – Le Chiese di Roma dal secolo IV al XIX  Roma N.Ruffolo  1942

IL ROGO

Portato fuori dalla chiesa, il corteo passò davanti al cimitero dove si stavano bruciando i suoi libri ed egli sorrise a quello spettacolo. Lungo la strada, «esortava gli astanti e quelli che lo seguivano a non credere che egli andasse a morire per gli errori che gli erano stati falsamente attribuiti e appoggiati dalla falsa testimonianza dei suoi peggiori avversari. Quasi tutti gli abitanti di quella città lo accompagnavano in armi a morire».Giunto sul luogo del supplizio, che si trovava in un prato circondato da giardini - ora corrispondente alla Alten Graben strasse - s'inginocchiò e, mentre pregava, «quella scandalosa corona, raffigurante i tre demoni, gli cadde dalla testa ed essendosene accorto, sorrise. Alcuni dei soldati mercenari, che stavano lì intorno, dissero: "Rimettetegliela su; che sia bruciato coi demoni suoi signori che ha servito in terra"». Denudato, le mani legate dietro la schiena, è legato a un palo con funi e con una catena intorno al collo. Gli misero sotto i piedi due grandi fascine di legna mista a paglia e altre intorno al corpo fino al mento. Esortato ancora ad abiurare, «levati gli occhi al cielo, replicò ad alta voce: "Dio m'è testimone che mai insegnai le cose che mi sono falsamente attribuite e di cui falsi testimoni mi accusano. Egli sa che l'intenzione dominante della mia predicazione e di tutti i miei atti e dei miei scritti era solo tesa a strappare gli uomini dal peccato. E oggi [...] sono pronto a morire lietamente"». Allora si accese il rogo. Hus cominciò a cantare, uno dopo l'altro, due inni «ma come egli cominciò a cantare il terzo inno, una folata di vento gli coperse il volto di fiamme. E così, pregando nell'intimo, muovendo appena le labbra e scuotendo il capo, spirò nel Signore. Prima di morire, mentre pregava in silenzio, sembrò balbettare giusto il tempo sufficiente a recitare due o tre volte il "Padre nostro"».
Consumata la legna e le funi dal fuoco, «i resti di quel corpo rimasero in catene appesi per il collo; allora i boia tirarono giù le membra abbrustolite e il palo. Le bruciarono ulteriormente, portando altra legna al fuoco da un terzo carico. Poi, camminando torno torno, spezzarono le ossa a bastonate per farle bruciare più presto. Quando trovarono la testa, la fecero a pezzi con i randelli e la gettarono sul fuoco. Quando trovarono il cuore in mezzo alle interiora, dopo aver appuntito un bastone come uno spiedo, lo infilzarono sulla punta e fecero particolare attenzione a farlo arrostire e consumare, punzecchiandolo con le lance, finché non fu ridotto in cenere». Bruciati anche scarpe e vestiti perché non potessero servire da reliquie, «caricarono tutte le ceneri su di un carro e le buttarono nel Reno che scorreva lì vicino».
Jan Hus (Husinec, 1371 circa – Costanza, 6 luglio 1415) fu un teologo e un riformatore religioso boemo. Promosse un movimento religioso basato sulle idee di John Wycliffe e i suoi seguaci divennero noti come Hussiti. Scomunicato nel 1411 dalla Chiesa cattolica e condannato dal Concilio di Costanza, fu bruciato sul rogo

mercoledì 6 luglio 2011

VZPOMINKY

Monumento a Jean Hus circondato dalle panchine
LA MIA PANCHINA PRAGHESE

Oggi a Praga è festa nazionale. Annunziata dalla festività di ieri per i Santi Cirillo e Metodio,
gli evangelizzatori dei popoli slavi,  oggi si ricorda un altro grande boemo. Jan Hus. Questa mattina dal monastero di Orte le benedettine di clausura , non so se per caso, affidano le letture ad un'altra degna boema: Suor Maria Elisabetta durante la messa che tutte le mattine viene trasmessa dal canale TV2000. Già alcuni giorni fa abbiamo ricordato un altro boemo : Pietro da Praga sul cui pettorale avvenne il miracolo del Corpus Domini.
Passeggiare per Praga dicendo che si respira aria di Mozart e di Freud è un grande eufemismo. Mozart lo incontri solo nei falsi caffè ottocenteschi e Freud  è semplicemente impalpabile. Questo vecchio lo incontri dappertutto e lo trovi facilmente. Rispettato anche e soprattutto dai cattolici, come Lutero, Giordano Bruno, Wycliffe.
Ci siamo dati appuntamento per la prima volta nella piazza Staremiesto e ci sedemmo nella panchina che circonda il suo monumento. Fra gli altri appuntamenti lì lessi ,due giorni dopo, nel giornale, di Italia-Germania che aveva fatto impazzire tutto il mondo in tre dico tre righe sul Rude Pravo(la Pravda cecosvolacca). Era sempre sotto Hus che ci trovavamo. Il quartiere dove si trova la Cappella di Betlemme dove lui predicava due volte a settimana, forma uno strano triangolo con la Università Carlo, dove Hus insegnava e dove pochi giorni dopo Lei si sarebbe Laureata.
Costanza:processo a Hus
Dentro questo triangolo si che si respira aria ussita. Là impari che sopra i campanili non è messa la croce ma il calice. Impari dal linguista Hus una infinità di accenti che fanno grammatica e che noi sopportiamo malvolentieri e che non messi deturpano i cognomi e i nomi. Là si sente ancora l’odore del fuoco che viene dal rogo di Costanza. Non riesci a girare per il borgo, per la “vecchia città” senza incontrare Jan Hus. Una vecchia leggenda boema dice che se ti siedi in una panchina devi stringerti per lasciare un posto a Hus. Noi lo lasciavamo sempre a destra o a sinistra.   

martedì 5 luglio 2011

SANTA MARIA GORETTI

Vergine e martire
Corinaldo (Ancona), 16 ottobre 1890 - Nettuno, Roma, 6 luglio 1902

Si è scritto molto negli anni recenti su questa ragazza. Ricordo foto e video sul suo “carnefice”, il suo pentimento, la sua conversione, la sua liberazione. Per molti fu una storia anomala. In un libro si parlò addirittura di provocazione della Goretti. Insomma a certi che non andava giù questa storia  da martire cristiana, tentarono di farlo passare per degrado. Fu un vero tentativo di stupro diremmo oggi. Una tentata violenza non riuscita ma una carneficina riuscita. In una società dove i livelli morali si abbassano sempre di più Maria Goretti simboleggia il limite invalicabile della morale cristiana. La nostra religione mette dei paletti ben precisi che vanno rispettati e non  spostati nel tempo  mai sorpassati e sopratutto in questo modo. Già si è superato il limite cambiando usi e costumi il cui prezzo è sotto gli occhi di tutti. Nel nostro tempo si diveltono questi paletti quasi impunemente tutti i giorni in ogni luogo. La Goretti con il suo sacrificio ha ribadito la sacralità del corpo umano e la ferma volontà di opporsi a lussuria e offesa.

lunedì 4 luglio 2011

SAN TOMMASO Apostolo 3 luglio

Questo Tommaso ci affascina. E’ quello che sentiamo molto vicino a noi. L’unica cosa che non ci quadra è che uno che frequentava Gesù tutti i giorni non si fosse reso conto con chi avesse a che fare. Ci affascina perché ha voluto “verificare” al di la di ogni ragionevole dubbio…
Lo ringraziamo perché grazie a lui noi siamo quelli  "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno". Come per tantissimi altri apostoli , discepoli e seguaci abbiamo scarne notizie.
Addirittura Tommaso fini in India. Questo non cambia nulla ma per quelli del provare per credere ogni piccola notizia ti rafforza.


Lo incontriamo tra gli Apostoli, senza nulla sapere della sua storia precedente. Il suo nome, in aramaico, significa “gemello”. Ci sono ignoti luogo di nascita e mestiere. Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 11, ci fa sentire subito la sua voce, non proprio entusiasta. Gesù ha lasciato la Giudea, diventata pericolosa: ma all’improvviso decide di ritornarci, andando a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli trovano che è rischioso, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: "Andiamo anche noi a morire con lui". E’ sicuro che la cosa finirà male; tuttavia non abbandona Gesù: preferisce condividere la sua disgrazia, anche brontolando.
Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità dopo la risurrezione. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Eccolo all’ultima Cena (Giovanni 14), stavolta come interrogante un po’ disorientato. Gesù sta per andare al Getsemani e dice che va a preparare per tutti un posto nella casa del Padre, soggiungendo: "E del luogo dove io vado voi conoscete la via". Obietta subito Tommaso, candido e confuso: "Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?". Scolaro un po’ duro di testa, ma sempre schietto, quando non capisce una cosa lo dice. E Gesù riassume per lui tutto l’insegnamento: "Io sono la via, la verità e la vita". Ora arriviamo alla sua uscita più clamorosa, che gli resterà appiccicata per sempre, e troppo severamente. Giovanni, capitolo 20: Gesù è risorto; è apparso ai discepoli, tra i quali non c’era Tommaso. E lui, sentendo parlare di risurrezione “solo da loro”, esige di toccare con mano. E’ a loro che parla, non a Gesù. E Gesù viene, otto giorni dopo, lo invita a “controllare”... Ed ecco che Tommaso, il pignolo, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione, chiamando Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”, come nessuno finora aveva mai fatto. E quasi gli suggerisce quella promessa per tutti, in tutti i tempi: "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno".
Tommaso è ancora citato da Giovanni al capitolo 21 durante l’apparizione di Gesù al lago di Tiberiade. Gli Atti (capitolo 1) lo nominano dopo l’Ascensione. Poi più nulla: ignoriamo quando e dove sia morto. Alcuni testi attribuiti a lui (anche un “Vangelo”) non sono ritenuti attendibili. A metà del VI secolo, il mercante egiziano Cosma Indicopleuste scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani; e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo. Sono i “Tommaso-cristiani”, comunità sempre vive nel XX secolo, ma di differenti appartenenze: al cattolicesimo, a Chiese protestanti e a riti cristiano-orientali.

MA CHI è QUESTA ERICA LI CASTRI ?

MA CHI è QUESTA ERICA LICASTRI ?
Non avevo mai parlato con questa ragazza. La incrociavo nel corso, qualche volta un saluto, con gli occhi mi compiacevo con chi la accompagnava nel passeggio . Tutto lì. Poi vedo un avviso che nel granaio dei Bologna Antonino Disclafani presenterà un libro di una certa Erica Li Castri. Cerco una scheda inutilmente. Qualche giorno prima verrà presentato un altro libro sponsorizzato da gente importante giunto ormai al terzo volume. Parto per Milano e mi perdo i due eventi a cui tenevo tanto. Da un lato mi sono risparmiato elogi logorroici delle solite persone che sembrano pagate per dire sempre le stesse cose dall’altro anche se agli autori non frega niente a chi si prende la briga di leggere le loro opere fa piacere che le due fatiche si incontrino: la fatica o piacere di scrivere con la fatica o piacere di leggere.
In questi due casi non posso fare commenti non essendo presente. Ma sentivo nell’aria più attenzione per il “poliziotto” che non per il brutto anatroccolo che poi tutti sanno bene che era anzi è un cigno. Sembrava il solito perenne antagonismo fra cultura borghesuccia e cultura popolare .
Passo in libreria a Marineo e acquisto una copia di Un sogno tra le pareti dell’immobile
Di una certa, a me sconosciutissima, Erica Li Castri. Lo porto a casa e subito diventa il 24mo libro ancora da leggere degli ultimissimi acquistati: in pratica lo leggero fra qualche mese, forse. Ma il libro per caso finisce in mani esperte ormai abituate a titoli di paesani trasferitisi in città.
Qui succede il finimondo. Per tre giorni vengo tormentato ad ascoltare il riepilogo di un diario fiabesco. Rimani nel vuoto dondolandoti su un altalena di sentimenti meravigliosi. Ti sdoppi in due personalità fortissime per poi rifonderti in un'unica vera anima cosi forte che ti respinge se non hai sensibilità.
Ma chi è questa Erica Li Castri ?