sabato 30 novembre 2013

C’ERI TU IL 3 GENNAIO DEL 1893 ? ERA MARTEDI, IL GIORNO DI SANTA GENOVEFFA. IL SOLE ERA Già SORTO ALLE ORE 7,38 E ASPETTAVAMO LA LUNA PER LE ORE 17.44 …

Fu come aver ammazzato un ragazzo di 26 anni  (età media ) :
Filippo Barbaccia (anni 65), Giorgio Dragotta (26), Antonino Francaviglia (43), Giovanni Greco (24), Concetta Lombardo (o Barcia) (40), Matteo Maneri (36), Ciro (o Andrea) Raineri (42), Michele Russo (25), Filippo Triolo (43). Morirono successivamente: Giuseppe Daidone (40), Santo Lo Pinto (mesi 9), Antonino Mansello (o Manzello) (32), Anna Oliveri (anni 1), Cira Russo (mesi 9), Antonino Salerno (anni 2), Maria Spinella (2), Giuseppe Taormina (46).


Ci avviciniamo a gennaio 2013 per ricordare i martiri del 1893. Nessuno ci ha ricordato chi erano nome cognome età ecc.ecc. Diciotto sconosciuti caduti “per caso”. Non comunisti vittime della repressione fascista, non cattolici trucidati dai bolscevichi, non contadini (o forse si) vittime degli agrari mafiosi (dai Virga che bel tema da svolgere). L’evento è tale grazie ad un filmato televisivo che andrà in circuito l’anno prossimo. Nessuno ricorda che ci sono due libri (più o meno famosi) che ci ricordano l’evento per non dimenticare la lapide appesa fuori del municipio. La notizia è la televisione ! Ed allora ecco le “veline” (c’erano anche i velini). Anche i nostri blog… Il blog milionario è andato a protestare perché il comune aveva anticipato il comunicato al blog anoressico (che poi ha copiato dal sito internet il solito copiaincolla autorizzando di fatto il Perrone a dargli uno schiaffo) . Il guglielmo che ha avuto la stessa sensazione si è rifiutato di partecipare alla rimpatriata e ha iniziato le sue ricerche perché 18 morti in piazza (dovrei scrivere Marineo, ma rifiuto l’abbinamento). Sono andato a ricomprarmi Il Cigno (Sebastiano Vassalli, Einaudi Euro 10 . Dai si possono spendere …). Di questo libretto scrissi tempo fa quando ne acquistai dieci copie (non c’era la edizione economica ) e le regalai ad amici . Dopo anni li rivedo  nei loro scaffali ancora cellofanati (leggere no , sentenziare siamo maestri). Ed ho rivissuto quel 1893 anche se la descrizione dei fatti è fantasiosa, ma ben fatta. Inserita in un contesto più grande dove è descritta l’unica cosa che abbiamo saputo fare sempre in Sicilia: la mafiosità. Il Vassalli ieri oggi l’ennesimo libro appena uscito di Stella e Rizzo (vedi Corsera), l’altro ieri di Lauria con il suo La rivolta,che pedantemente ci ricordano cosa siamo e quelli che siamo, come un marchio perenne. Incapaci di ribellarci perché anche noi facciamo parte di questa abbuffata a tutti i livelli. Una volta ci salvavano le nostre donne che al grido di “cicciu mi tocca…” scattavamo macellando francesi, bizantini e chiunque non avesse la nostra stessa mentalità mafiosa. Ora le nostre donne …sono cambiate anche loro …
Non possiamo non segnalare il lavoro uscito, in tempi non sospetti, sui Fasci Siciliani da Ciro Spataro( non dimenticando il lavoro del buon Aldo Calderone e di altri). E qui dovrei usare lo stile di quel marinese che pur di non scrivere il nome  del compaesano che andò sposo alla bella marinese se la cavo con “uno del posto”. Ad onor del vero lo Spataro è stato aiutato (o collaborato) da uno del posto , ma avendomi definito ubriacone mi scuserà se non ricordo il suo nome. Ma avremo modo di citarlo quando toccheremo il libro dello Spataro e C. e altro.
Continua.

OBIETTIVO : DISTRUGGERE !

Giornate di fuoco in comune . Sedute a tutte le ore e quindi le sinistre si mobilitano. Messo da parte il Sindaco (prima insultato poi costretto ad autoaccusarsi e quindi emarginato, infine ora “rappresentante di una maggioranza”) finalmente nell’arena ci sono solo :assessori (alla fine mi pare ben preparati) tecnici (alla faccia , ora possiamo dire che lo stipendio se lo stanno guadagnando, gli manca un pò di stile e maggior dialogo) e consiglieri. Piccola digressione. Ci manca la differenza fra “noi” del Pd e quelli di Esperienza e Rinnovamento, ci manca il significato fra la pacatezza di Fabio Cangelosi e l’irruenza della custode del Cremlino ci manca il perché tutte le volte che c’è da votare Fabio Cangelosi “esce”dall’aula (allucinante il fuggi fuggi sulla votazione sulla causa Arnone) , ci manca di capire la presenza del terzo componente la minoranza se non ha mai prodotto contributi, ci manca capire se il Ribaudo ci fa o è, se ha cambiato sarto passando dalla flanella alla seta (che fortuna essere patronati o patronatori), se è favorevole se passa la richiesta della registrazione video , così che noi possiamo rivedere i loro interventi a casa la sera in tv ora che non ci conviene più fare figli (ogni figlio in più 5 chili di differenziata gratis) cosa faremo la sera ?, ci manca capire se è vero che il primo aumento tarsu è stato fatto a casa della consigliera, se in caso di dissesto possiamo contare sui fondi della fondazione ribaudese o se dobbiamo cavarcela da soli, e infine ci chiediamo come mai la anoressica pravda ospita solo “posizioni” cattocomuniste a livello di Tina la cretina ! Ora è inutile che vi sto a commentare le sedute di questi giornienotti. Andate nel sito di Riprenditi Marineo e , mi è permesso ?, potete fare a meno (sic) di andare in Comune quando è di scena , lo spettacolo della minoranza “trinaricciuta” perché i loro resoconti sono diventati indispensabili. Non solo. Emettono commenti quando sono forzati da cervelli annebbiati (vedi commento della consigliera nonvedononleggononsento o farneticazioni del fatiscente ribaudino. Insomma neutralizzato il sindaco ora blocchiamo ogni e qualsiasi lavoro. Intanto questa amministrazione deve ancora trovare i centomila euro per carni e sapori che hanno abbuffato i capoccia passati e che deve coprire spese con ricavi perché la cosa pubblica non è più casa ribaudo !
Ora spero che i riprendini capiscano il danno che hanno fatto alle ultime elezioni facendo passare “i resti dei ribaudiani”. Altro che opposizione loro fanno solo distruzione. Ah dimenticavo: puntuale la telefonata romana verso i pupi ! Non i miei no quelli miei hanno sangue vero nelle vene quelli teste di legno che vestono dallo stilista. Una prece.

giovedì 28 novembre 2013

BUTTITTA TORNA A BOLOGNETTA



Venerdì 29 novembre, alle ore 16, nei locali della biblioteca comunale “Tommaso Bordonaro” di Bolognetta verrà inaugurato l'anno 2013/2014 dell'Università Popolare
Giorni or sono avevamo dato notizia del rientro-recupero dell’ex Assessore alla Cultura (non quello sfiduciato) ma quello precedente. Segnalammo che altri andavano recuperati a prescindere delle loro idee politiche o dalle loro esperienze. Non citammo la ex preside della Scuola media di Marineo e Bolognetta Prof.sa Marica Cira Muratore. Anche Lei non ama essere citata anche se a differenza degli altri “non ci tiene ad apparire”. Più volte ho tentato di intervistarla ricevendone un forte rifiuto non perché l’avrei trascinata “nel gossip” ma la sua coerenza e la mia stima per la persona mi sembravano una forzatura. Mai vista passeggiare nel corso semmai transitare per quelle occasioni che a suo parere meritavano. Fuori dall’ambito scolastico non ricordo libri da lei firmati o prefazioni “comprate” con favori. Ora che la sua deontologia non la obbliga al rispetto delle regole diciamo  di moralità “scolastica” sono tornato alla carica riavvicinandola per ottenere una sua intervista, anche a fine mandato scolastico e quindi libera da qualsiasi obbligo deontologico. Peggio di prima. Se ho ben capito “dovrei dire” quello che tutti sanno già o quelli che non vogliono sapere. Ho insistito come quello che “pari ca un ci curpa” senza successo e abbastanza risentito. O meglio, tradotto, “ed io dovrei dirti quello che hai sotto gli occhi…Sei cieco ?” “ Ma nella vita tutti abbiamo dei detrattori …” arrischio… “Forse, ma io no ?” e mi liquida senza darmene il significato.
Avrei voluto ricostruire il suo curriculum, la scaletta della sua vita, i momenti da incorniciare e da mettere accanto al primo diploma , le foto assieme a qualche milione di studenti, a centinaia di docenti a migliaia di genitori ansiosi , ad amici che “raccomandavano soprattutto i figli che non ne avevano bisogno…”. Mentre parlavo con Lei non mi sono reso conto che mi aveva “trascinato” per aule e corridoi senza rendermi conto che la “sua” scuola era un atelier artistico dove il primo impatto per chiunque la visiti sente l’aria che si respira li dentro. Al che mi ricorda di quando , istruiti sul comportamento consono a quel luogo,  portavo i miei figli dentro qualsiasi museo o luogo affinché “respirassero quell’aria”  e acquisissero il gusto del bello.
Ora la Muratore è Rettore (da anni) dell’Università Popolare di Bolognetta coadiuvata da uno staff di primordine che produce corsi e incontri a livello superiore non per compari di cultura o narcisi appassiti. Non so se sia calzante per lei il detto “nessuno è profeta in patria” ma per trovare qualcosa di simile a Marineo bisogna tornare indietro di cinquantanni quando Mimmo Tuzzolino faceva anche il bibliotecario. Non possiamo parlare di fuga di cervelli all’estero , ma con le debite proporzioni …
Ed ecco mentre ci accingiamo a partecipare sabato alla inaugurazione del nuovo anno accademico (dedicato alla saga dei Buttitta !) che avverrà nella Biblioteca Bordonaro di Bolognetta Venerdi   29 Novembre alle  ore 16   Vogliamo invitare ilo nostro assessore alla cultura a prendere in mano il problema della biblioteca di Marineo che non è procrastinabile oltre. Ci vuole un bibliotecario “a tempo pieno” e non a tempo perso ( tra l’altro lo staff esistente è autosufficiente ma non indipendente)  e non ci è chiaro perché quello che succede a Bolognetta non si debba realizzare a Marineo. Ottimi i risultati che otterremmo : 1) il bibliotecario che finalmente fa ciò che le è più congeniale “il richelieu” o meglio il burocrate maximo o meglio il capo dell’inquisizione. 2) rendere viva ed efficiente    la materia prima della nostra cultura: la biblioteca  3) Far rientrare Maria Cira Muratore a Marineo presso la biblioteca in qualsiasi forma si voglia. 4) Prima dei gemellaggi viene la biblioteca. Spegniamo questo incendio che continua a consumarla.
Ci diamo appuntamento  Venerdi a Bolognetta  !

mercoledì 27 novembre 2013

CORINTO



Passando da Corinto dove Galeno studiò anatomia, nella città di Esculapio e Numisiano e poi di San Paolo e Sant'Andrea
In basso la vecchia Corinto in fondo Acrocorinto in mezzo il "campo" degli ulivi
Per chi avesse deciso di visitare la Grecia. Dare una miniguida della Grecia è un lavoro improbo e inutile. Ci sono fior di guide in commercio. Vi passo alcune informazioni personali su Corinto e dintorni. Una volta si sbarcava a Corinto. Oggi Patrasso ha un po’ oscurato Corinto e quindi o da Atene o da Patrasso si deve arrivare a Corinto. Passato il ponte sul canale , fatta la foto di rito (aspettate che nel canale ci sia una nave in transito, che sul ponte della ferrovia ci sia un treno che passi e sul ponte carraio un camion o delle auto. Avrete una foto originale. Passato il ponte sulla destra troverete un chiosco dove “dovete” acquistare  i mitici souvlaki (spiedini di carne). Non ne mangerete di migliori in tutta la Grecia( rarissimo abbinamento di qualità di carne braciolata all’aria aperta dell’Argolide e del mare egeo. Poco distante c’è il vecchio canale di Corinto che sembra una strada lastricata per i carri. In parte è vero perché le navi all’epoca venivano trainate in questo canale per risparmiare il periplo. Corinto vanta la presenza dei due Apostoli Paolo (delle nazioni) e Andrea (Discepolo). Troverete a Corinto più la presenza di Paolo ( di Andrea qui riposano le sue ossa). Di Paolo abbiamo grandi supposizioni seguendo il suo percorso. All’Agora sulla via sacra a destra entrando nei grandi archi del mercato (a due passi dal laboratorio di Esculapio dove presumibilmente studiava anatomia Galeno e dove sono conservati numerossissi ex voto )è facile immaginarlo con le reti in mano mentre “non vuol pesare” sulla comunità, che le ripara o costruisce. 

Ex voto conservati nel laboratorio di Esculapio quando non esisteva il viagra
Passata la grande imponente fontana Pirene al centro c’è la Bima (tribuna o pulpito) dove certamente avrà arringato la folla. Sono tutti resti imponenti che in parte somigliano a Pompei ricevendone l’impressione di vedere i corinzi girare per la loro città. Bellissima la ricostruzione che vede le giovani corinzie con grandi brocche attingere alla fontana Pirene non solo l’acqua ma anche la speranza di trovarvi marito, mentre la ricca e un pò pagana Corinto-bene passeggiava fastosamente per i portici con lo sfarzo più volte criticato da Paolo. Si può (per non dire si deve) attraversare la città con destinazione Acrocorinto, facendo un bagno fra colonne corinzie e ceramica corinzia... . E’ una rocca imprendibile sopra un monte imponente. Le magnifiche riproduzioni fatte durante la dominazione turca la fanno forte ed elegante , sempre imprendibile. Al tempo era come Malta o Gibilterra. “Passi” storici che ti permettevano di dominare regioni intere. Decadde con l’ultima dominazione veneziana e smise sotto i turki qualsiasi valore strategico. Ricordo che scendendo da Acrocorinto verso Corinto si attraversa un grandissimo uliveto dove in quella stagione si potavano gli ulivi. Il mio parroco di Milano (di San Gregorio, non dimentichiamo che le terre di Risalaimi appartenevano alla  famiglia di Gregorio Magno) devoto e studioso di San Paolo chiese chi per quell’anno si sarebbe occupato di procurare gli ulivi per la prossima Pasqua. Stranamente accettò la mia offerta sapendo che non possedevo campagne ne uliveti. In un prossimo viaggio a Corinto mi abbinai ad un nostro Tir che deviai verso quel campo dove ottenuto il permesso dal proprietario caricai mezzo tir di rami di ulivo. Quando giunsi in Via san Gregorio a Milano con quel tir (assieme a una decina di vigili e poliziotti) il parroco sbiancò incredulo , ma felice. La domenica delle Palme fece una predica memorabile avendo a disposizione gli ulivi tratti dalla Corinto del suo San Paolo. La presenza di un mio compaesano che mise in dubbio “l’origine” degli ulivi non turbò la giornata perché proveniva dal mio paese dove l’ipocrisia è un pregio comune a tutti.
Uscendo da Corinto sulla vecchia provinciale (ci sono tre superstrade ed è più facile trovare l’antica strada micenea che non la provinciale. Oggi  , usando un termine caro alla cultura ribaudiana è un momento “fatiscente” ( termine accettato senza commento da quella sinistra a matula o di m…)  . Per anni era un appuntamento. Se mi trovavo nel raggio di 100 kg non esisteva impegno o esigenza primaria ! Là ai tre platani eravamo attesi. Là vivevi dal vivo il significato delle parole xenos o  ospitalità , o barbaros… Dopo mezzora di baci e abbracci ci si sedeva già con occhi lucidi non solo per le affettuosità ma anche per l’effetto ouzo. Si passava uno straccio sul tavolo e si lasciava “lavorare la “resina” sino a quando su un grande foglio di carta da zucchero o da pasta ti veniva servito da un quarto a mezzo agnello che dall’alba rotolava su uno spiedo avvicinato man mano alla brace. Niente posate ma decine di tovaglioli ed una fontanella perenne fuori sotto uno dei platani che graziosamente ci proteggevano dal sole. Era una tappa irrinunciabile perché Evangelos ad un certo punto “si assentava” abbandonando il tutto e sedendosi con noi per raccontarci storie greche e di italiani di quando eravamo “una razza una faccia”. Ripassai al tempo delle super strade e accanto alla foto del nonno trovai quella di Evangelos . Barcollai subito sostenuto da un giovanottone alto e robusto come il padre che facendomi sedere accennò :”mipos …kirie Onufrio ?   Pu ine Evangelos ? Pai to Theos ! mi rispose . Telete acoma eglies ? Oki oki risposi abbracciando quel ragazzone che continuava l’arte del padre fra le auto che sfrecciavano sopra la nostra testa…
Lasciai Corinto verso l' amata Micene pensando agli ulivi e ai millenni di grande storia che i miei ulivi erano nulla davanti a ciò che potevano raccontare.  Si entrava in Argolide terra degli argonauti dove la Storia, Micene, Tirino, Argo,Nauplia , Asine convivono con il mito di Lerna, Nemea e le atroci dinastie degli Atridi. Dormirete a Napoli di Romania (Nauplia), già veneziana, poi turca (vedi i tetti delle moschee ) ma di giorno non allontanatevi da Micene e Tirino con una buona guida o meglio con i testi delle tagedie greche sulle faide degli atridi .
La fontana Pirene

martedì 26 novembre 2013

GALENO



Medico filosofo scienziato letterato. Sepolto nel territorio di Misilmeri, fra il colle di Bassano e Maredolce
Gli incontri nelle varie municipalità che parlano di storia locale sono una cosa che mi ha sempre appassionato. Ho raccolto documenti su Marineo per decenni e gioco forza del territorio. Non mi dissuase nemmeno l’operazione “damnatio memoriae” tipica in Marineo attuata da pseudo “accaparratori” sino a raggiungere lo scopo di infangare storici precedenti anzicchè farne patrimonio. Mi trovavo nella sala consiliare del Comune di Misilmeri  a commentare gli affreschi appena visti nella sala del sindaco dove facevo notare (amministrazione Daì) come dall’allegoria centrale sul soffitto dal sesso della figura femminile uscisse “quella luce” che ha turbato milioni e milioni di uomini. Il sindaco notò la cosa “…si è il lampadario…” mi disse ridacchiando …Alle spalle del pubblico esiste una teoria di mezzibusti che rappresentano “le glorie cittadine”. Una mi colpi , la meno nota (in apparenza) : Galeno. Fu una molla e da lì in poi per almeno due anni mi occupa buona parte del mio tempo. Debbo dividere in due la fatica di questa non facile ricerca non solo per la lunghezza ma anche perché fisiologicamente una parte è la parte storica l’altra la leggendaria. Di solito uso immischiare le due cose per dare più fantasia al racconto ma in questo caso ho voluto seguire un percorso diverso. .
Quindi stufo di occuparmi di importanti cretini locali tenterei di riprendere l’abitudine delle ricerche di cui sono sicuro di avere almeno un lettore:io.

Galeno Claudio (se Cl. si può tradurre in Claudio o abbrevia il Clarissimus) fu un genio universale che partendo dalla filosofia arriva alla medicina . Nasce a Pergamo fra il 126 e il 130 dc in Asia Minore dove esisteva il più grande santuario di Venere.  Ebbe i grandi del tempo come maestri (Stratonico,Sabino,Satiro,Quinto, Marino, Pelosi, Numisiano). Va a Corinto ( città di San Paolo, dove riposa Sant’Andrea) , alla scuola di Numisiano (città anche di Esculapio dove ancora oggi si trovano i suoi attrezzi medicali nel locale museo archeologico) per finire ad Alessandria centro del sapere universale. Dove si specializza in anatomia. Torna a Pergamo per poi trasferirsi a Roma dove è nominato medico dei gladiatori. Diventa sotto Marco Aurelio medico di corte e pedagogo di Commodo suo figlio. Ha 33  anni è ambiziosissimo, polemizza con tutti dando spettacolo con le sue conoscenze anatomiche.
Qui bisogna aprire due digressioni .Galeno era un medico “gratiosus” tipico della società romana del tempo. Basta ricordare il nostro San Ciro detto dai greci “anargiro” ma dai latini “gratiosus”. Cioè era un medico per filantropia cioè non si faceva pagare, ma…non rifiutava i doni. Deduzione logica se non si pensa a rendite familiari. Considerando che Galeno morì tra il 210-216 ed era il docente di fama a quel tempo ad Alessandria è facile immaginare o dedurre che il nostro San Ciro studiò sui suoi libri le teorie galeniane. Per avere una immagine visiva del tempo ci soccorre un film molto famoso che è un grande documento contemporaneo: il gladiatore ! Galeno era medico dei gladiatori al tempo di Marco Aurelio, era medico personale dell’imperatore, e di suo figlio Commodo , quindi medico dell’esercito di MarcoAurelio nella battaglia descritta nel film. Volle tornare a Roma  ai suoi studi e qui arrivò ad integrare la filosofia della natura con la medicina (Vegetti).
Scrisse centinaia di trattati , fu grande ricercatore e autore ricercato di ricette. Oggi l’edizione delle sue opere consta di oltre 20 volumi , letti solo da medici che si occupano di storia della medicina, dove è impossibile trovare un medico contemporaneo che li abbia mai letti. Le notizie che abbiamo di lui sono disseminate fra le sue opere rendendo la lettura “oscura e noiosa” (Fozio 810-893 Bibblioteca . Patriarca di Costantinopoli , Adelphi).
Le notizie biografiche sono inserite fra i suoi scritti e malgrado le mie ricerche non sono riuscito a trovare “una vita” senza dover passare dai suoi scritti a sua volta tradotti (quasi tutti) dal greco o dall’inglese. Già è oltremodo faticoso leggere testi medici figuriamoci uno come Galeno già definito difficile da Fozio. Mentre accudiva al trasferimento di certe sue opere da Roma in Campania un furioso incendio (192) distrusse la Biblioteca del Templum Pacis i magazzini e quasi l’intero quartiere. Perdette la sua enorme biblioteca e i suoi materiali farmaceutici e, medicali e strumentali. Per averne un idea tutte le farmacie di Roma non possedevano quanto da lui immagazzinato in anni di ricerche e viaggi. Scoperti di recente alcuni suoi scritti a Salonicco (erano gli anni che frequentavo Salonicco dietro la recentissima tomba di Filippo e Olimpiade (?) a Vergina). La scoperta ci restituisce scritti autobiografici importanti ma soprattutto la surreale non condivisibile reazione alla perdita dei suoi beni, appena edita dal Vegetti.
Buttato da un fortunale sulla spiaggia di Palermo…
E qui lasciamo la parte storica per entrare nella parte leggendaria che riguarda il nostro territorio,
Continua.La seconda parte verrà pubblicata nel mese di dicembre

IL CARRO DI TESPI



Bisogna scomodare Stesicoro e Tespi per commentare lo spettacolo CHI RESTA in scena al Teatro-Sala Fontana di Milano sino al 5 dicembre. Servendosi delle tracce fornite dalla compagnia o meglio (l’incontro fra  artisti , autori e spettatori a fine spettacolo) ti trovi coinvolto , tirato per i capelli, in più racconti facenti parte dello stesso tema. Il teatro Fontana non è nuovo a uscire dal suo spazio di teatro moderato , ma questa volta la scelta non è stata arrogante ed ha sortito un buon effetto. Le quattro storie (o forse mille) sono state sviscerate , interpretate , sceneggiate in  tutte le loro angolature e quindi il confronto messo in atto dagli autori è fortemente drammatico da bloccare persino gli applausi fra un racconto e l’altro, per non dire che lo spettatore è messo a soggezione persino nel momento di gratificazione finale perché non ha ancora assorbito il violento impatto dei confronti. 
Sin dalle prime battute salta fuori un regista di teatro greco completo, una drammaturgia degna dei grandi autori greci dove rumori ed effetti sono presi a larghe mani dalla messa in scena del teatro antico. L’uso degli effetti dei rumori e persino il coro di Stesicoro è usato magistralmente. Questo effetto ricevuto sin dall’inizio aiutato dall’assenza totale di scenografie (come nel teatro greco) ti riporta da un lato a considerare la tragedia greca affidata principalmente agli attori e al testo e a Tespi costretto ad usare un numero limitatissimo di attori, che non essendo aiutati dalla scenografia debbono usare fisicità e bravura come “ nei primi piani televisivi” .  Quindi un regista che vive a nemmeno cento chilometri da casa Stesicoro (Patti-Imera) che trascina nel suo carro i figli di Tespi che memori degli antichi  sono anche coautori e ricercatori. 


Se risulta difficile e lungo adattarsi ad una perdita per malattia o incidente, sembra addirittura impossibile comprendere il motivo di una morte per strage di stato o per mano della mafia o del terrorismo. Una lunga lista di nomi e cognomi di persone, morte in questo modo, si dipana nel corso degli anni della nostra storia più recente. Storia che appartiene a tutti, che ci riguarda da vicino. Storia nella quale lo Stato spesso ha rivelato la sua parte più fragile, rivelando di non essere all’altezza di fornire giustizia e risposte a chi a buon diritto le chiedeva.  Possono delle risposte sanare il dolore? Può la giustizia riappacificare chi resta con uno Stato, che non ha saputo “proteggere” i suoi figli? Può avvenire un confronto tra chi resta e chi ha ucciso? Può accadere il perdono?

lunedì 25 novembre 2013

DEDICATO AD UN AMICO CHE STA ANDANDO AD ISTAMBUL



Questo articolo è stato pubblicato sul guglielmo il 20 dicembre 2010 ripreso dal Segno mensile della diocesi ambrosiana. Prende il posto di un lavoro su Galeno che doveva uscire ieri se non fosse che ricevo una telefonata da un amico di Marineo che mi fa parlare con un altro di Marineo in partenza per Istambul. "Dacci qualche informazione su San ciro a Istambul !" . Per prima cosa non sono Wikipedia (strumento utile ma anche infame che fa passare per sapienti anche i mistificatori), poi abbiamo fior di biografi a Marineo che sanno persino che numero di piede avesse San Ciro (oggi maestri mistificatori che ogni giorno svalutano sempre di più i loro lavori ). Quindi mi sono ricordato di questo lavoro semigiovanile e lo ripropongo. Mi scuso con chi aspettava il frutto delle mie ricerche su Galeno ... ma avviso che una parte di questo lavoro somiglia a questa esperienza costantinopolitana. Credo di meritare come ricompensa una "relazione" su come sia cambiata la "mia" Istambul.

lunedì 20 dicembre 2010

COSTANTINOPOLI BISANZIO ISTAMBUL ZAVERGOROD !

Non so se siete mai stati a Istambul. Una volta si chiamava Bisanzio e prima ancora Costantinopoli. Dovreste andarci prima o poi. Anzi sbrigatevi perché non so se riuscirete a vedere ancora il ponte di Galata sul Corno d’Oro. Credo che sia sempre esistito e che nulla sia cambiato nel corso dei secoli. Io debbo vederlo assolutamente tutte le volte che sono a Istambul, e ci sono dei periodi che mi invento un viaggio di lavoro in Turchia per poter andare su quel ponte. Non confondetevi con Venezia e il Ponte dei Sospiri, con il Ponte Carlo a Praga, o il Ponte Vecchio a Firenze e cosi via. Qui non si tratta di sospiri, arte o cuori infranti. Ora questo ponte è di ferro ma una volta era di legno, ora ne hanno costruito uno nuovo i francesi lì accanto e temo che il vecchio ponte non lo rivedrò più. Su questo ponte sono passate quasi tutte le reliquie della cristianità: dalla Sindone al ginocchio di San Giovanni Battista, da San Ciro a … e cosi via. Ovviamente anche le reliquie musulmane alcune delle quali si trovano lì sopra al Topkapi, vicine alle nostre, come il mantello di Maometto, i suoi capelli, e altre ancora. Ma questo anche se mi procura emozione, fa parte delle tante cose che ogni giorno vediamo da turisti. Su questo ponte transitavano almeno tre gruppi di partecipanti ai diversi concili in diverse epoche. Unisce praticamente Kadikoy a Topkapi per usare due luoghi fra i più noti. La mattina mi alzo di buon ora e lascio il mio albergo a Pera e scendo giù in riva al Corno d’Oro passando vicino a Galata. L’aria sa di umidità rancida, c’è una nebbia che avvolge tutto, simile alla nostra è sospesa e si vede che non è “stabile”, loro la chiamano come da noi ”terrena”, forse perché si muove sfiorando il terreno come fosse fumo. Arrivo sul ponte e anziché passarci sopra come fanno tutti i turisti, scendo per una scaletta che mi porterà sotto il ponte, dove si trovano fra destra e manca un centinaio di bar, caffè, ristorantini e negozietti. L’odore non è certamente appetitoso. Mi siedo e mi offrono immediatamente un the. Cai, Tamam? Teskur. Tre parole: The? Sta bene, Grazie. Da questo momento e per circa un’ora berrò almeno cinque the fortissimi, poi inizia una sfilata interminabile di gente. Russi che chiamano Istambul ancora Zavegorod, bulgari, persiani, curdi, armeni, ebrei, indiani, albanesi di lingua turca, ciprioti, venditori di acqua, di the, di cocomeri a fette, macedoni, greci sopravvissuti a Smirne, del Pireo, di Salonicco, preti musulmani e monache francesi, tedeschi che sembrano ottomani, italiani di Genova e Venezia che forse non sono mai stati in Italia, venditori di pane, di panini con il pesce, venditori di aspirine e cose inutili. Donne con il facchino con la sella e donne con il velo e l’ombrello, polacchi a centinaia e slavi di ogni dove, siriani, irakeni. Tutti comunicano fra loro in qualche modo. L’uomo più semplice parla tre lingue. Uno attacca bottone con me chiamandomi padrone, un altro vuole scambiare qualcosa. Alla fine sono uno di loro e fra partite a dama e the arrivo a mezzogiorno. Un americano fotografa la qualsiasi me compreso e passa nell’indifferenza generale. Qualcuno sente il richiamo del muezzin e si allontana verso la moschea altri continuano il loro infinito cammino di mercanti. Poi alla fine risalgo la scaletta a metà ponte e finisco nel più straordinario bagno di folla. Un’ora di incontri indescrivibili. Sembra che tutti i popoli e razze del mondo si siano dati appuntamento sul ponte di Galata. Lascio il ponte e arrivo all’ingresso della grande moschea Sultan Ahmet. Sembra che tutta quella gente si sia trasferita dentro la moschea. Conoscendo un po’ il rituale passo per la porta principale solitamente riservata ai musulmani. Abluzioni, piedi e mani sino all’avambraccio lavate nelle fontanelle, viso sino alla nuca e scarpe depositate. Un saluto al Dio comune e poi esco verso Aghia Triada - Santa Trinità. Incenso che sembra nebbia, cantilena ortodossa, musica di rito bizantino fedeli in piedi e officiante dietro il cancello dell’altare maggiore. Sì, sono veramente gli stessi che ho incontrato sul ponte: greci di Macedonia, di Smirne, di Cipro, di Alessandria, di Atene, bulgari e tantissimi russi. Mi offrono il pezzetto di pane ospitale e fraterno. Aghia Triada è il Vaticano ortodosso. Ci sono venuto altre volte cercando tracce di San Ciro, ma l’unica cosa che ho ottenuto sin ora è che loro lo conoscono come i santi anargiri e che le sue ossa sostarono in santa Maria in Chora. Impossibile ottenere di più in un fine settimana. Poco dopo esco. Davanti la sinagoga non c’è nessuno e la porta è chiusa. Qualche scritta sui marciapiedi uno sgabello vuoto, la porta chiusa. Un vecchio alzando gli occhi mi fa capire che oggi non c’è nessuno. Proseguo verso la chiesa protestante di San Giorgio. Chi pensava a quei tempi al nostro San Giorgio di Marineo. Un cartello in inglese mi avvisa su orari e giorni dedicati al culto. Meglio, perché le chiese protestanti sono spoglie. Continuando sono passato almeno davanti tre chiese ortodosse. Due le conosco bene ma la terza mi incute timore. E’ Santa Sophia. Ovvero la Divina Intelligenza dove per oltre 1.000 anni la nostra religione è cresciuta e si è fortificata. Non esiste altro luogo al mondo dove … basti pensare che il sultano Maometto IV nel quindicesimo secolo avendo preso Costantinopoli colpì violentemente un suo soldato che stava staccando una parte del pavimento in mosaico gridandogli più o meno: vai a saccheggiare la città ma non toccare Santa Sophia. Arrivo finalmente a Sant’Antonio una chiesa fra il moderno e l’indefinibile. Piena di filippini, ganesi, ugandesi, portoricani. Un prete tedesco dice la messa in inglese e francese. Confessionali dedicati alle varie lingue. Penso che difficilmente oggi andrò a messa. Esco sconsolato e proseguendo nella stessa strada passo davanti alla chiesetta di Santa Maria dei Genovesi. Da fuori sembra più un collegio che una chiesa. Dopo vent’anni che vado a Istambul a sentire messa in tutte le lingue finalmente ho trovato il posto giusto. “ Bèh sono a casa” mi dico. Una predica breve con accento toscano, a me tocca passare per le offerte. Finalmente sereno prendo la strada dell’ufficio. Addio Galata vecchio ponte che riuscivi a tenere assieme tutta quella gente senza chiedere passaporto, religione o razza. Torno a casa. Cosciente che un altro pezzo di mondo sta sparendo.

Giovedì mattina scendendo dal Passetto verso il Crocifisso, nel giorno del grande mercato ad un tratto sento: Iavas, Iavas, Piano piano, più avanti un altro “ Ellate Kirios, ellate kiorios, un altro ancora Deime prossime, Selam . selam” e cosi via. Senza parlare di dialetti … Allora mi rendo conto che per miracolo tutto quello che c’era sopra e sotto il ponte di Galata si è salvato.

SVELATO IL MISTERO DEL CENTRAVANTI DEL MARINEO CALCIO !



Siamo disponibili a versare i trenta denari al proprietario dei diritti della foto
Invitato da Tommaso Salerno a inserirmi fra i “supporter” del Marineo calcio ho fermamente rifiutato per un problema di cuore. Da ragazzini noi sognavamo un campo sportivo ed eravamo costretti a giocare in uno spazio ricavato dalle macerie di risulta dei caseggiati distrutti dalla frana.
Il gruppo era il solito e subito dopo fu sostituito dal gruppo di più grandicelli (Rimangono pochi testimoni Franco Tuzzolino, Toto Randazzo ecc.) . Poi nacque una vera squadra che durò per un certo tempo. Poi vi giocò mio fratello Gianni, ottima mezzala se non fosse che era juventino, poi mio figlio Giovanni che sembrava la fotocopia dello zio. Poi l’intera squadra (la mia) fu “ingaggiata “ da Padre La Spina e messili sopra un pulman li portò tutti assieme …in seminario. Rimane il solo Padre Randazzo di quel gruppo…
Oggi esiste una nuova realtà che a sentire il Salerno (spinto dal Taormina) sembra abbia un grande futuro. Certo ! Lo credo bene. Con un centravanti  come Leoluca Pasqua che li confessa e (qui si capisce chi è il vero allenatore)  e li assolve (pretattica) prima di ogni partita si fa presto a vincere. Loro non sono soggetti ai tribunali calcistici , ma al Sant’Uffizio,  i loro goleador non aspettano gli assist dai mediani ma da San Giorgio che spunta in mezzo al campo passando la palla all' uomo gol che per caso si trovava li davanti solo e disoccupato. Il Barbaccia è disperato ! Tutta la sua fatica non  gli viene riconosciuta , tutti i meriti sono a turno del Leoluca o di San Giorgio. Io l’ho sentito dopo una partita : San Ciro era per terra, si stava cucendo con tre punti la gamba  , si alza , e con l’altra gamba(altro che santo è un mago!) passa un pallone a San Giorgio che ,sembrava un principe a cavallo contro un drago (l'avversario) tira e dovevi vedere la palla che schizza veloce come una lancia verso la porta avversaria. Il portiere , per caso in ginocchio (sic), stava aspettando la benedizione da Leoluca che se la prendeva comoda come fa quando predica, sorridendo alla palla che passava per i marinesi come una benedizione di Dio per gli avversari come un anatema…
Ed io dovrei aderire ? Non se ne parla ! Ma non voglio ipotecare il futuro. Tenetemi di riserva quando le cose andranno meno bene , quando Leoluca , ormai cardinale vi avrà abbandonato e quando i vostri compaesani ,dopo che il gallo avrà cantato tre volte vi rinnegheranno come fanno i cattolici progressisti tutte le mattine prima dell’alba…L'unica cosa che posso dirvi e che io come cattolico tradizionalista non usero l'inquisizione contro ...
Dai Salerno fattene una ragione tienimi in riserva…

sabato 23 novembre 2013

ANTONINO CANGEMI




ANTONINO CANGEMI
Ho conosciuto Antonino Cangemi quando presentò il suo precedente lavoro (Siculospremuta) semiclandestinamente nel salotto di Ciro Spataro allora clandestino assessore alla cultura a Marineo. Fu una bellissima serata perché il Cangemi è un siciliano strano. Ride della sua sicilianità con onestà intellettuale non lasciando spazio a ipocrisie ma rendendosi conto di come siamo fatti e non piangendosi addosso. Non cerca alibi e soprattutto è cosciente che parlando di “siciliani” non esclude se stesso. E’ fortemente drammatico quando racconta quello che siamo e usa i nostri difetti non come medaglie ma come ferite. Infine è un grandissimo cantastorie e fine biografo della sua terra anche se non canta e non recita “racconta” quello che realmente siamo . E’ un grande maestro nella comunicazione perché assistere alle presentazioni dei suoi libri bisognerebbe far pagare un biglietto di ingresso . Chi acquista i suoi libri li “usa” contro un sacco di malattie contemporanee. Ecco perché se il libro lo potete acquistare ovunque la presentazione è come essere invitati ad una serata particolarmente gioiosa dove è raro trovare fra il pubblico ipocriti e saccenti.
Libreria Feltrinelli Palermo 25 Novembre 2013 h.17,45

giovedì 21 novembre 2013

A PROPOSITO DI LACAN !



Un edizione a stampa di certi scritti di Lacan mi spolvera ricordi ormai dimenticati forse perché non più alimentati. Mentre io scorrazzavo nell’est Europa fra Varsavia e Praga con tappe in Francia e non so dove ancora un altro viaggiatore andava e veniva da Parigi. Prendeva il treno a Milano la sera e si presentava la mattina davanti lo studio del prof. Lacan. La segretaria spuntava il suo nome , incassava il convenuto per la lezione e lo faceva accomodare. Quasi settimanalmente la scena si ripeteva e Alessandro Alemanni appena entrava nello studio del “maestro” non faceva nemmeno in tempo a salutare che veniva licenziato con l’invito a ritornare. Mille volte l’Alemanni mi spiegò il significato e l’insegnamento di quel gesto senza che io riuscissi ad acchiapparne il significato e senza che lui potesse fermare il mio sarcasmo. Anni dopo quando l’Alemanni  rinforzò i suoi rapporti con il Contri , anche grazie ad una indimenticabile serata dove il Contri mise all’asta oggetti personali preziosissimi destinando il ricavato alla ricerca sulla sclerosi multipla che si sarebbe portata via Lucia Tosi ,bellissima moglie dell’Alemanni di li a poco. In questi incontri si rammentavano gli anni del “dittatore “ Lacan e del “treno di Lacan” che portava a Parigi gli studenti italiani . L’Alemanni è stato più volte a Marineo e ha conosciuto molti marinesi quando era primario dell’ospedale psichiatrico di Vigevano. Pranzammo a Ficuzza e in tanti altri posti e ricordo una memorabile cena a Palermo dove lui era ospite di certi amici di amici che avevano appena acquistato un appartamento storico nella vecchia Palermo. La curiosità mi fece autoinvitare  e quando giungemmo nella via dove eravamo attesi iniziai a spolverare un sacco di ricordi che non riuscivo a mettere in ordine. In quella via stampammo negli anni ‘50 il mitico Omnia ed io andavo in tipografia tutti i giorni affascinato su come nasceva un libro o un giornale. Ma quello che più di tutti mi affascinò fu il palazzo dove eravamo destinati. Esternamente lo conoscevo a memoria. Sporgenze finestroni rosoni capitelli scale ecc.ecc. e quando l’Alemanni mi indicò il numero civico lui si accorse che ero talemente commosso da dover far…pausa. Allora lo portai all’angolo del palazzo sul marciapiede di fronte da dove si distingueva lo stemma della famiglia che aveva costruito e abitato il palazzo. I Beccatelli Bologna di cui una lapide ricordava il più prestigioso cioè il poeta dell’ermafrodito Antonio Beccadelli Bologna detto il Panormita . Il palazzo aveva una miriade di appartamenti ma questo era nei piani alti e conservava quel fascino medioevale grazie anche a dei terrazzini graziosissimi ammattonati in stile siciliano. Quando raccontai la storia e la coincidenza gli ospiti rimasero sbalorditi e non pochi avevano confuso il palazzo a destra di Piazza Bologni  con casa Bologni che si trovava nella via parallela.
Ovviamente il Lacan non c’entra nulla con questa storia che fa parte di un'altra storia che riguarda Sandro Alemanni morto a Milano mentre attraversava una grande via del centro investito da una moto senza aver bisogno di nessuno  nemmeno di me che lo schernivo per i suoi viaggi di studio allo studio di Lacan a Parigi,.    

BEDDAMATRI PALERMO !



Si presenta lunedì 25 novembre presso la Feltrinelli di Palermo alle 17,45 “Beddamatri Palermo!”, l’ultimo libro di Antonino Cangemi. Ne discuteranno con l’autore Augusto Cavadi e Gianni Nanfa.
“Beddamatri Palermo!”, edito da Di Girolamo, ritrae Palermo e i palermitani prendendo spunto da fatti di cronaca e da modi di dire tipicamente palermitani. Il capoluogo della Sicilia e chi vi vive sono descritti con ironia tagliente ravvivata da espressioni dialettali. Nel libro (196 pagine, euro 9,90) Palermo è vista nelle sue tante spinose angolature:  il traffico caotico, la mancanza del verde, le attese interminabili nei “Pronto Soccorso”, “circoli ricreativi dove si gioca a carte e si scommette su chi sarà visitato dopo”, la monnezza che “decora i monumenti per esaltarne la bellezza”, la mafia colpita anch’essa dalla crisi (un capitolo s’intitola “I quaquaraquà di Cosa Inutile), i politici in cerca di clientele e i burocrati servili. Come nella tradizione del corsivo satirico ( si pensi a Fortebraccio), le spigolature e le battute fulminanti  graffiano e suscitano un sorriso a volte beffardo a volte amaro.

Antonino Cangemi, dirigente alla Regione Siciliana, è attualmente alla guida dell’ufficio “Formazione e qualificazione professionale del personale regionale”. Ha pubblicato, per la Regione Siciliana, “Semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi” (Palermo, 2007) e “Mobbing: saperne di più per contrastarlo” (Palermo, 2007), con Antonio La Spina “Comunicazione pubblica e burocrazia” (Franco Angeli, 2009), “I soliloqui del passista” (Zona, 2009), “Siculospremuta” (Dario Flaccovio, 2011). Collabora con “La Sicilia” e con le testate on-line italiainformazioni.com e siciliainformazioni.com.

domenica 17 novembre 2013

I PUPI PATRIMONIO DI CHI ?



Il 4 novembre 2013 su Sicilia Informazione appare un articolo che dovrebbe spiegarci come sia possibile che un riconoscimento ottenuto nel 2001 e dichiarato nel 2008 ma consegnato solo giorni scorsi a Mimmo Cuticchio “padre padrone “ del teatro dei pupi. Un articolo senza capo ne coda che sembra scritto da quella Simonetta Trovato musa e dipendente del Maestro Mimmo ma altresì quinta colonna dentro il G.d.S.  Abbiamo inviato una lettera al Sicilia Informazione invitando il Museo a chiarire la vera Storia del riconoscimento Unesco .  

Onofrio Sanicola 15 novembre 2013 alle 10:31 Commenta
La signora che ha scritto l’articolo sa tutto tranne che di pupi. Una vergognosa descrizione di un fatto, fatta o da una vecchia pensionata o da una “serva di scena” del teatro del maestro Mimmo “padre-padrone” dei pupi, Non si può permettere ,e pubblicare, articoli simili. Sono sbalordito che il museo delle Marionette non abbia reagito. La signora in questione forse è meglio che accudisca nipoti se ne ha o come minimo rilegga quello che scrive. Non conosce nemmeno la differenza fra puparo e cantastorie. Allontanatela per favore e che ritorni dopo aver fatto un corso di deontologia professionale. Tutti contribuiscono egregiamente ad affossare sempre più questo teatro. Che il maestro Mimmo liberi il teatro da questa cappa e lasci chi vuole di occuparsene. Se mira a fare l’attore e il regista lo faccia ma non stando seduto sul teatro dei pupi. Non faccia il “padrino” dei pupi si accontenti di essere stato scritturato come una comparsa .
Il Museo non reagendo scivola come al solito in quel mutismo siciliano omertoso che la dice lunga. Meglio chiarire che tacere.
(da Sicilia Informazione)
Il riconoscimento è ufficiale

I Pupi Siciliani diventano
patrimonio dell’Unesco

04 novembre 2013 - 10:27 - Cronaca Regionale,Cultura & Arte Sicilia Informazione
Pupi di provenienza non dichiarata
 di Margherita Ingoglia -
I Pupi Siciliani diventano ufficialmente patrimonio dell’Unesco. La targa è stata consegnata in questi giorni dal professore Gianni Puglisi, presidente della sezione italiana dell’Unesco, al cantastorie siciliano, Mimmo Cuticchio, cantastorie storico, figlio del noto puparo Giacomo Cuticchio che nel 1973 apre a Palermo il Teatro dei Pupi Santa Rosalia e nel 1977 fonda l’Associazione figli d’Arte Cuticchio.L’importante riconoscimento era stato già reso ufficiale nel 2008, quando l’Unesco (‘Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) aveva iscritto l’Opera dei Pupi tra i “Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità”, dopo averla originariamente proclamata nel 2001. La targa però è stata consegnata solo pochi giorni fa, a distanza di 5 anni, dal professor Puglisi, nel corso della conferenza stampa di presentazione della raccolta di fiabe siciliane di Giuseppe Pitrè pubblicata in italiano grazie alla collaborazione tra l’editore Donzelli e la Fondazione Sicilia, ha consegnato la targa Unesco ai Pupi siciliani.“Il riconoscimento dell’Unesco è frutto della passione del medico mecenate, Antonio Pasqualino del Museo internazionale delle marionette che ospita infatti una importante raccolta di pupi, burattini e marionette provenienti da tutto il mondo. – come si legge nel comunicato –Unica nel suo genere, realizzata da Antonio Pasqualino, in collaborazione con la moglie Jeanne Vibaek”.L’opera dei pupi è il teatro realizzato da marionettisti che raccontano, attraverso il loro genere unico, le gesta di Carlo Magno, e i prodi paladini come Orlando, Rinaldo e ancora la bella e contesa Angelica, e il traditore Gano di Magonza. I racconti sono tratti liberamente dai poemi de ‘Le Chanson de Roland’, arricchiti da battute e musiche della terra sicula. Le marionette, i pupi, si animano all’interno dei palchi creati dai cuntastorie.L’Opera dei Pupi si afferma nell’Italia meridionale: nella prima metà del XIX secolo a Napoli, grazie a Giuseppina d’Errico, chiamata “Donna Peppa” e in Sicilia, tra la seconda metà del XIX e la prima metà del XX secolo. Oggi celebri in tutto il mondo anche grazie alla comparsa del padre del teatro dei pupi siciliani, Mimmo Cuticchio, nei celebri film come “Il padrino”, di Francis Ford Coppola e “Terraferma” di Emanuele Crialese.

giovedì 14 novembre 2013

TRASPARENZA ALLA GODRANESE !


Facciamo fatica a dare credito al sorriso e alla posa accattivante della coordinatrice locale del Pd. Prima perché è una coordinatrice “zoppa” (scusi l’espressione non galante, ma se il Pd sceglie il mondo femminile come facciata deve accettare anche termini …maschilisti), perché un terzo del Pd si è letteralmente “allontanato “  al momento delle votazioni… e di questo la coordinatrice non ha mai fatto cenno ! Alla  fine il Pd a Marineo è sempre nelle mani dei “godranesi ribaudiani” con la benedizione di certi cattolici di sinistra che occupano sedie anche per la famiglia. Se un buon terzo del Pd si allontana bisogna analizzare il perché perché (pardon) il tutto è sempre nelle stesse mani e nelle stesse faccie (i Costa i Cangelosi ecc. ). Meglio le facce di prima che ci permettevano di individuare subito buoni e cattivi, fatiscenti vuoti e ricchi sindacalisti ! Ora per il regolare svolgimento di queste elezioni vorremmo che la sorridente coordinatrice ci spiegasse come funzionerà l’uso delle tessere visto quello che scrivono i media sulla deontologia di certi Pd . Alle precedenti elezioni interne del Pd per fortuna ha vinto il candidato di Renzi e non di Gracolici  e questo ci fa temere la reazione e non ci dice nulla di buono il fatto che il suo ex delfino gira per la provincia cercando località “alla godranese” per occupare il territorio. Questa è la politica ! Ma da una giovane e quasi avvenente coordinatrice ci aspettiamo qualche risposta in più e non solo risposte ribaudiane . Dai faccia uno sforzo sia al passo coi tempi ci sono cose che non può fare a meno di spiegare …

SI AVVICINA IL CONVEGNO


lunedì 11 novembre 2013

IL CIMITERO DI DELFI



 
Apollo a Delfi
Spiegare cosa sia l’oracolo di Delfi a noi che siamo stati allattati di cultura greca a tutti i livelli mi sembra come ripetere un periodo oscuro della nostra vita scolastica. Ho passato questo periodo cercando di imparare a memoria poesie del Pascoli e ottave dell’Iliade o date storiche sino a diventarne vittima. Da adulto ,forse per reminiscenza, le imparavo dopo averle lette una sola volta, mi entusiasmavo dopo aver tentato e letto mille volte il passero solitario quando la Randisi ci portava ad osservare quel pennuto solitario nello spigolo del castello ed era la migliore spiegazione mai ascoltata prima. Le prime volte Delfi mi sembrò un grande cimitero con centinaia di cappelle gentilizie poi mi accorsi che erano “tesori” infine mi dovetti documentare.
Quella zona impervia nell’ottocento era coperta da un cimitero ortodosso e somigliava enormemente alla nostra Marineo. Dalla montagnola si vede la grande valle della Conca d’oro (una volta) piena di agrumeti  mentre da Delfi la stessa valle piena di oliveti sino ad Itea golfo e porto naturale per chi andava e va a Delfi. Le due località o meglio i due cimiteri insistono sopra preziose zone archeologiche ben individuate e ben definite. Si discostano e molto dal “valore” e quindi hanno avuto un percorso diverso. La città  di Apollo con il frontone imponente due volte, sia architettonicamente che con il suo messaggio : conosci te stesso !  Marineo sul frontone (si fa per dire) portava l’unica frase della Divina Commedia da tutti conosciuta a Marineo: Fummo come voi sarete come noi… . I Delfi non ci pensarono due volte a trasferire il loro cimitero per permettere al santuario di “risorgere” divenuto una delle mete turistiche più frequentata al mondo ,a Marineo stiamo discutendo, come fossimo ginecologi, sul sesso degli angeli  su una cosa certissima : il cimitero andrà prima o poi spostato ! Quando questa generazione di egoisti e ipocriti sarà passata, quando lo stato non sarà più costretto a mantenere un esercito di inutili burocrati allora le generazioni future sposteranno il cimitero per far riemergere il contenuto della montagnola. Quindi chiunque parli di nuovo cimitero e non tiene conto di questo fatto va impiccato al vurghiddu alla presenza dei nostri nipoti con commento di sottofondo. Quindi tutti i progetti di questo nuovo cimitero debbono tener conto di questo fatto pena la cosidetta dannatio memoriae  tanto cara a qualcuno. Già sentire voci di opposizione alla forma che si vuole utilizzare per la costruzione e finanziamento della nuova opera la dice lunga sull’ingente capitale speso dai genitori che hanno mandato a scuola figli così incapaci da essere indietro di almeno trentanni malgrado siano usciti da università economiche prestigiose. Ferme restando, lo ripetiamo, tutte le regole morali e di regolamento che lo stato deve usare a garanzia dei cittadini. Non ultimo vorrei sottolineare che quello strumento ,oggi rimpianto proprio in queste occasioni, l’Unione dei Comuni, ci avrebbe permesso un dialogo a più partecipanti e di grande respiro. Ma come sempre Dio crea le pentole e il diavolo fa quello per cui si fa pagare: distruggere !