venerdì 18 maggio 2018

LA PRIMAVERA DI PRAGA ... RIVISITATA...


Questi cinquantanni ,dal quell’agosto del 1968, come al solito quando ognuno dice la sua alla fine l’unica verità è che quegli uomini che volevano opprimere altri uomini sono miseramente caduti.
La Primavera di Praga non nasce come rivoluzione popolare ma come faida interna al Partito Comunista. Erano gli anni che i gerarchi si sgozzavano con processi ed eliminazione fisica in tutto il blocco dell’est. Un gruppo di “comunisti” della nomenclatura (lo stesso Dubcek era il segretario del PC cecoslovacco)  si inventa alla fine degli anni sessanta “ il comunismo dal volto umano” che oggi possiamo tradurre in tentativo di appropriarsi del potere in sostituzione di altri comunisti !
Questo incontro-mostra  nello spazio Urban in Galleria a Milano  (7-18 maggio 2018) rispecchia la pesante aria che gira in questo periodo non solo in Via Morgagni ma in ambito ceco. Vi erano due mostre in allestimento : quella di ieri sera , scarna anonima e fortemente deviata e quella creata dal movimento Comunione e Liberazione già presentata a Rimini. Per darvi un idea di questa atmosfera bisogna tornare indietro di qualche mese per meglio capire cosa è successo nel ’68.
Una mattina, (di questo anno) si presentano in Via Morgagni (Sede del Consolato e del Centro Ceco) nella sede del consolato appunto dei funzionari (simili a quelli descritti dalla signora Jitka Frantova nel suo intervento, e che abbiamo imparato a conoscere in questi anni post rivoluzione d’ottobre), asportano tutto ciò che trovano “a cominciare dai timbri e dalle rubriche”, chiudono tutto a chiave e mandano a casa tutto il personale tranne … quello allineato. Questa scena è stata perfettamente descritta dalla Frantova come avvenne negli anni dei processi, precedenti alla Primavera praghese. Console sparito (ho pensato che fosse finito a Praga (in Bartolomeiska – sede della polizia praghese) o a Mosca e da li chissà dove. Impiegati terrorizzati e dispersi. Nessuno sapeva dirti cosa fosse successo. Evidentemente sono ancora in servizio chi conosceva bene il sistema repressivo da usare con maestria spalleggiati dai “compagni” rimasti. Nemmeno un mese dopo tutto è rientrato nella normalità. Per chi conosce ed ha vissuto la Primavera di Praga l’altra sera ha rivisto un film già visto altre volte. I due giovani dialoganti non andavano buttati allo sbaraglio in un resoconto di parte che non ha saputo cogliere le varie sfaccettature di una rivoluzione iniziata da gerarchi comunisti e finita vittoriosamente dal popolo cecoslovacco. Non si può raccontare la Primavera di Praga da chi quella notte pur essendo “nel sistema” era piacevolmente a letto … Non basta dire per oltre un ora che la “chiesa non era presente perché tutti i preti erano in prigione” come voler dire per peculato. Forse il relatore non sa che dopo cinquantanni solo in questi giorni il Cardinale Beran è potuto rientrare in Patria . Non si può dire che i cechi sono legati a tre Giovanni : Giovanni Huss,  Giovanni Opletal, Giovanni Palach  dimenticando il quarto che proprio in Lombardia sino a tutto il nord est, non c’è fiume senza che sul ponte non ci sia una statua  che non gli sia dedicato : Giovanni Nepomuceno.
La Primavera di Praga oggi viene raccontata dai non protagonisti che stanno facendo la fine dei partigiani italiani sentendosi “solo loro” liberatori.  Alla fine si è parlato solo della Primavera di Praga e quindi se viene segnalato che non gli si è fatto un buon servizio con questa testimonianza di soli “ex comunisti” ignorando il ruolo della Chiesa e della gente che gridava “Na Rad” Pane Havel (1989) ! dimostrano che loro non c’erano ma noi sì.    
Ecco perché ci siamo spaventati quando in Via Morgagni  si è rivissuta l’aria del ’68 … cinquantanni dopo.
Pensavamo che avremmo incontrato qualcuno che avesse vissuto quei giorni , ma non è stato cosi.

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