domenica 5 novembre 2017

GUERINO TRENTA




I/30
La sera Alessandro volle cenare e ospitare il Meschino per convincerlo a non partire. Rinnovando la promessa di cedergli, alla morte del padre, la metà del regno. “Tu sei di nobili origini e poi come potrei governare il tuo regno  io che non conosco nemmeno i  miei genitori e divenirne signore ?  “ Alessandro quindi si offre di accompagnarlo.  “ Mi sarà compagno Dio, le mie armi e il mio cavallo” rispose il Meschino. Alessandro ottiene solo la promessa che il Meschino non partirà se non prima che Alessandro fosse guarito. Intanto Elisenna, sua madre e suo padre non rinunziano al progetto di farla sposare al Meschino, il quale si allontana sempre di più da questo amore che non gli appartiene più.

venerdì 3 novembre 2017

LETTERA APERTA A MICHELANGELO MERISI il DIPINTORE

LA FIGLIA "SEGRETA DI CARAVAGGIO"


Dopo secoli ti scrivo:
Lettera a Michelangelo Merisi

Maestro, 
come ben sa, la sua fama e la sua immortale anima continua con impeto a far parlare di Lei. Mi hanno chiesto di scrivere un articolo sul “Caravaggio”: la mia esperienza sul conoscerla attraverso le sue opere o per me meglio dire le sue “figlie”. E mi chiedo, come posso parlare di loro, di Lei, rimanendo distaccata e critica, senza farmi travolgere emotivamente.
Mio Egregio Maestro, da quanto tempo ci conosciamo? non lo ricordo più, ero una bambina e già ammiravo e respiravo le sue opere nei libri e poi finalmente il conoscerla di presenza a Malta. Ricordo l’emozione e l’impazienza di entrare nell’Oratorio di San Giovanni Battista e poi lo stupore dinanzi la sua tela, quel silenzio che dilata e poi restringe le distanze tra me, piccola ammiratrice e Lei “il Maestro”, e poi quando il sangue caldo e rosso della decollazione di San Giovanni Battista lasciava indelebile quel segno che mi ha lasciato nell’anima, ovvero “f. Michel Ang” : il Suo nome.
Come posso parlare di Lei senza parlare di quella passione, sofferenza e morte che è solo un’inno alla vita, a quella vita compromessa da tutte le precarietà di cui essa stessa ne fa parte. Si parla della Sua morte, “come è morto il Caravaggio?” ma io vedo solo vita…. dopo secoli Lei è presente costantemente, generando discepoli e artisti. Al suo cospetto la mente flebile dell’uomo viene nutrita di verità e incertezza, attraverso le sue opere riesce a parlare dei misteri, più di un religioso dichiarato. Sembra quasi, che quella passione pre pasquale Lei l’abbia vissuta, seppur in modo diverso, con la stessa energia. Non penso di riuscire ad essere distaccata ricordando i nostri incontri, da Malta a Milano, da Roma a Catania e tanti altri. So solo che in mente è impressa un’immagine: un avambraccio con vene tese e pulsanti di vita, di carne e di passione, che sia data da una rappresentazione violenta o no, percepisco quella tensione muscolare e mascolina che ci rende bestie e nello stesso tempo umani. Comprendo perfettamente il valore dell’azione pittorica e il vortice della creazione, che come un atto passionale travolge, in quella follia di sentimenti che rimangono impressi su una trama e quella tela che prende vita e varca i confini dell’esistenza umana.
Questa è Arte! e va oltre le parole e le criticità, non posso parlare delle Sue opere se non coinvolgendomi mentalmente, nelle scene e nei fatti reali che si svolgono all’interno di quel mondo parallelo. Ma chi potrebbe crederci? Chi potrebbe capire e non prenderci per matti?
Maestro, le sue opere contagiano la mente di ogni epoca! E quel buio, che nasconde agli occhi e che stuzzica l’udito ad ascoltare, per capire cosa c’è nascosto nell’oscurità. E poi quella luce rivelatrice, mistica e calda, che come un’apparizione fa emergere dalle tenebre la realtà che si cela al confine della percezione. Se sapesse, la vita terrena com’è paradossale … si ricorda del suo cesto di frutta? Simbolo della corruzione e caducità della materia e della coscienza umana? Premetto: le scrivo dall’anno 2017, viviamo in un momento di crisi economica non indifferente dovuta a giochi di potere, ma non sto qui a raccontarle, e con l’entrata monetaria dell’euro, l’Italia ha rinunciato a stampare moneta. Prima avevamo la lira e ricordiamo quegli anni come anni d’oro, la banconota più amata è stata il taglio di 100.000 lire, una delle banconote più alte, non era il taglio massimo ma era quello che chiunque poteva avere e che dava una dignità economica. Dal 1978 al 1982 la banconota in esame era detta “Botticelli”, perché dedicata a lui; dal 1994 al 1998 essa fu dedicata a Lei era detta “Caravaggio”. Noi Italiani abbiamo amato quel simbolo posto all’interno del portafoglio, era ricchezza! 
E poi improvvisamente come mela marcia si è buttato … Le chiedo di perdonarmi, questa parentesi era una riflessione su come l’arte diventata simbolo possa contenere in essa i contenuti veri della vita umana, sarà coincidenza, ma se penso alle sue opere come quella della “Vocazione di San Matteo” o quella “I bari” le posso confermare che non è cambiato molto in questi secoli, saranno cambiati i costumi, la tecnologia ma l’uomo ancora deve imparare tanto. Forse se l’uomo desse più significato all’Arte, e ne interpretasse realmente la sua forza e il suo significato, senza bloccarsi  al lato vano e corruttibile di un mercato senza coscienza, legato a orpelli spesso inconsistenti intellettualmente e socialmente, daremo all’economia stessa un valore nuovo e culturalmente proficuo.
Scriverle mi sta facendo bene, spero di adempiere al meglio il mio ruolo d’artista in questa società. Con gratitudine
Elide Triolo

ps. l'autrice  ha preferito inserire nella sua lettera le opere "Decollazione di San Giovanni Battista e  la Conversione di San Matteo"

PER FAVORE NON PIANGIAMOCI ADDOSSO !

Mi sono svegliato con la notizia che Berlusconi è impresentabile e colluso con la mafia è indagato di non so quale reato insomma è ancora l’uomo nero ! Dopo aver dato lezioni in Italia è passato in America ,come spiega Asia Argento e ora tiene un corso a Londra addirittura al Parlamento. Dal Belgio mi si dice che il Presidente della Catalogna è ivi rifugiato dopo essere scappato dalla Spagna. Quella Barcellona che qualche mese fa ha “aggredito” i turisti , che ha fatto impazzire di gioia i nostri figli con la sua movida. Ovviamente dopo che un milione di spagnoli indipendentisti hanno sfilato a favore (della indipendenza) mentre un altro milione di non separatisti sfilava il giorno dopo. Dall’America mi si fa sapere che un barbuto inconsistente noleggia un camioncino e ripete quanto già visto giorni or sono in Europa, che in pochissimi giorni siamo passati dalla mietitura del grano a quella della gente. Tutto questo mentre si grida alla violazione delle libertà individuali se si vuole filtrare gli ingressi, mentre nessuno mi sa dire se si può più considerare valido che il 50,90 per cento possa governare al posto del restante 50,10 per cento. Nella Corea più lontana costruiscono bombe cosi pesanti che fanno crollare gallerie e spostare montagne. Gli unici che si salvano sono i nostri a sinistra che hanno sempre paraocchi più sofisticati al punto che “vedono” solo quello che “dicono”. Da noi un candidato assessore può minacciare un avversario di “arrostirlo” credendo di fare una battuta pesante e subito gli si fa trovare pronta benzina e fiammiferi … Sarebbe stato il primo gesto incendiario “condiviso” verso un esponente politico della regione !
In tutto questo baillame noi dovremmo decidere per chi votare ?
Ps. Probabilmente domani vi daremo i risultati delle elezioni regionali

giovedì 2 novembre 2017

GUERINO VENTINOVE



I/29
Dopo i festeggiamenti collettivi  passato del tempo l’imperatore organizzo una grande festa a corte dove intervennero tanti baroni e cavalieri con le loro dame e tante bellissime donne e tutti ballavano all’uso greco e si divertivano con tanti intrattenimenti. Ma il Meschino molto riservato si stava in disparte pensieroso e questo gettava un ombra su tutta la festa. Lui rimurginava le parole che non solo Elisenna ma anche Brumoro gli avevano gettato in faccia definendolo schiavo e senza famiglia. Era troppo per lui e cosi se ne stava in un angolo adombrando tutta la festa. Un cavaliere vistolo cosi sconsolato si reco ad avvertire Alessandro che seppur ancora ferito venne nella sala e sedutosi nel posto a lui riservato chiamo a se il Meschino chiedendogli il perché della sua tristezza che preoccupa tutti i presenti giunti li per onorarlo e divertirsi con lui.
“Alessandro, fratello mio, rispose il Meschino, come puoi vedere l’unico in questa sala di non nobile origine sono io . Sono il marinaio che in mezzo alla tempesta non sa dove dirigere la sua nave e la sua mercanzia, non ha un porto dove dirigersi, una casa a cui tornare, una famiglia dove trovare ristoro.  A che mi serve la fortuna e la gloria se non ho dove condurre la mia nave. Forse sarebbe meglio morire… E per questo credo mi convenga subito partire per cercare il padre mio  col solo aiuto di Dio. E nemmeno se qualcuno mi facesse signore del mondo fermerebbe la mia intenzione”.
“Già mio padre ama più te che me ed io sono pronto a cederti metà del mio regno purché tu non parta”, gli rispose Alessandro visto lo stato d’animo del Meschino. Si riprese il ballo anche se la festa era molto turbata dalla tristezza del Meschino. Elisenna rientrata nel salone con la madre ballando con le sue damigelle giunse davanti al Meschino e facendo riverenza lo chiese per il ballo. Ma il Meschino non ne volle sapere e Alessandro fece allontanare la sorella. Questo ci dice che le ragazze vanno educate a tenere a freno la lingua perché in questo caso ella perdette il miglior partito esistente in quel momento al mondo e cioè l’uomo che aveva a sua disposizione terre , regni e corone. Questo disse il Maestro Andrea da Barberino quando si usava ancora educare le ragazze da marito.

mercoledì 1 novembre 2017

CARAVAGGIO 4



4           Silvano Vinceti 
 Rivisitate le principali ipotesi, al fine di dare un panorama completo riteniamo utile per il lettore inserire anche alcune altre congetture poggianti su deboli e gracili tesi:
 Prima ipotesi: vendetta ecclesiastica
A Roma, la cerchia del papa si divide in due clan: quello francese, capeggiato dai cardinali Federico Borromeo e Francesco Maria Del Monte, e quello spagnolo. Il solo fatto di aver servito un tempo il cardinale Del Monte addita il noto pittore alla disapprovazione dell’altro partito. Scoraggiato dalla sua cattiva condotta, esasperato dalla sua violenza, è da un pezzo che il suo primo protettore lo ha mollato, ma i quadri che gli ha comperato continuano a essere il principale ornamento della sua galleria. L’altro clan, adesso che ha conquistato il potere collocando un Borghese sul trono di San Pietro, vuole la sua testa. A Porto Ercole, feudo spagnolo, niente di più facile dell’assoldare qualche soldato del presidio.
Seconda ipotesi: ucciso come Pasolini
Caravaggio tenta di sedurre un giovane di Porto Ercole (“un ragazzo ben piantato, del genere plebeo e canagliesco, seminudo e abbronzato vista la stagione, uno di quei piccoli bruti che amava”). Il ragazzo prima ci sta, poi si ribella. Si avventa sul pittore, lo stordisce, poi lo finisce a calci e a bastonate, quindi, spaventato, getta il corpo in mare.
Terza ipotesi: la vendetta dei parenti di Ranuccio Tommasoni  L’uomo che Caravaggio uccide durante una banale partita di pallacorda faceva parte della famiglia dei Tommasoni, garanti dell’ordine a Campo Marzio: dettano legge, prestano soldi e proteggono le cortigiane. La morte di Ranuccio è uno “sgarro” che va lavato con il sangue. Una volta elencate le differenti tesi sostenute dagli storici, dovetti ammettere che la prima ipotesi, morte per malaria a Porto Ercole era, fra quelle che avevo ordinato, in apparenza la più credibile dato che era sostenuta dai tre principali biografi del Caravaggio, suoi contemporanei: il Baglione, il Bellori e il Mancini. Ogni biografia che riporta quest’ultima soluzione prende spunto da questi primi testi.
        
        
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Il ginepraio delle ipotesi

          Tante e diverse erano quindi le ipotesi elaborate; non era facile muoversi in questo ginepraio dato che non esistevano chiari documenti che potessero certificare, senza ombra di dubbio, quali concezioni sostenute erano verosimili, quali poggianti su fragili gambe storiografiche e quali frutto di un’ardente fantasia. Per poter svolgere una seria e costruttiva critica avevo bisogno di acquisire ulteriore conoscenze che mi permettessero di uscire dal circolo vizioso incarnato dai tre biografi vissuti nello stesso periodo di Caravaggio. Se avessi assunto come punto di partenza le loro – presunte verità- inerenti agli ultimi istanti della vita del pittore, le conclusioni sarebbero già state scritte e io avrei fatto un cattivo servizio alla verità e ad una seria ricerca storica. Invitai Stefania ad una ricerca mirata e le chiesi di cercare qualche documento ritenuto autentico che potesse offrirmi un solido fondamento su un punto chiave: la sicura morte di Caravaggio a Porto Ercole.  
           
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