mercoledì 13 luglio 2011

FEDERICO II E-A MARINEO PARTE SECONDA ED ULTIMA


LA MAGNA CURIA, SCOPPIA L’AMORE, TERRIBILE EPILOGO
A corte
 
Cerimoniere
MAESTà SONO TORNATI  NICCOLO' E MATTEO POLO VENEZIANI. SONO GIUNTI OLTRE L'ORIENTE IN CINA, PORTANO NOTIZIE DI UN CERTO TAMUCIN CHE  DOPO AVER DISTRUTTO PECHINO HA DISTRUTTO SAMARCANDA E OGGI SI FA CHIAMARE GENGIS KAN.. ! HANNO PORTATO TECNOLOGIE A NOI SCONOSCIUTE , LA CARTA , LA PASTA .......LA POLVERE DA SPARO. MAESTA' ABBIAMO APERTO L'UNIVERTITA' DI NAPOLI. SARA' LA PRIMA UNIVERSITA' DI STATO...DA UN NOSTRO STUDIO PENSIAMO CHE SE OGGI IN ITALIA CI SONO CIRCA OTTOMILIONI E MEZZO DI ABITANTI AVREMO ALMENO 50 ALUNNI PER ANNO E’ UNA CIFRA RECORD. MAESTA' A MOSCA HANNO INIZIATO LA COSTRUZIONE DEL CREMLINO E A ROMA LA BASILICA  DI SAN LORENZO FUORI LE MURA, IN FRANCIA STANNO COSTRUENDO LA  CATTEDRALE DI REIMS, E  A PADOVA SI E INIZIATA LA COSTRUZIONE DELLA BASILICA DI SANT ANTONIO A CUI LAVORANO I TUOI ARCHITETTI ARABO-NORMANNI. AD ASSISI CHIARA  FONDA L'ORDINE DELLE CLARISSE, A LONDRA A CAUSA DEI CONTINUI INCENDI E' OBLIGATORIO L'USO DELLE TEGOLE AL POSTO DEI TETTI DI PAGLIA E LEGNO. MA TUTTO QUESTO E' NIENTE IN CONFRONTO A QUELLO CHE AVVIENE SOTTO IL TUO REGNO. BEN TREDICI CASTELLI IN AVANZATO STATO DI COSTRUZIONE. PRESTO POTRAI ANDARE A CACCIA DA MARINEO A CASTEL DEL MONTE A MENFI A  BARLETTA.  L'ASTRONOMIA RIPRENDE  VIGORE CON L'ARRIVO DI  SCOTO, STIAMO TRADUCENDO ARISTOTELE DALL'ARABO, ABBIAMO PROGETTI PER ALTRE SEI UNIVERSITA' MENTRE LE NOSTRE NAVI GODONO APPRODI SICURI IN OGNI PORTO.....NE PERICLE NE AUGUSTO HANNO FATTO TANTO…

Scoppia l’amore
DA FEDERICO II A JASMIN SIN ABBAD DELLA CASA DI IBN ABBAD EMIRO DEGLI EMIRI. COME MI AVEVI CHIESTO TI HO MANDATO 300 DEI MIEI MIGLIORI CAVALIERI. LI HO MANDATI DI NOTTE AFFINCHE' TU LI FACESSI ENTRARE IN JATO ED ENTELLA E DOPO AVER SOPRAFFATTO I TUOI CAPITANI TU POTESSI ARRENDERTI E PORRE FINE COSI A QUESTA LUNGA GUERRA. TU INVERO LI HAI ATTESI E FATTI ENTRARE E QUANDO LA MATTINA IL MIO CORTEO IMPERIALE SI E' PRESENTATO DAVANTI LE MURA DI JATO PER PRENDERNE POSSESSO ABBIAMO VISTO LE TESTE DEI MIEI 300 CAVALIERI PENZOLARE DALLE MURA DELLA CITTA' E  NON LE INSEGNE IMPERIALI MA BENSI  QUELLE CON LA MEZZALUNA . CHE DONNA MERAVIGLIOSA DEVI ESSERE ! COME DESIDEREI AVERE UN FIGLIO DA TE, UN FIGLIO CHE POSSEGGA LE TUE E LE MIE VIRTU' !QUESTA GUERRA MI PORTA VIA DA IMPEGNI PIU' GRANDI ! ECCO ORA IO LASCERO' AI MIEI GENERALI IL COMPITO DI CONTINUARLA ! IL TEMPO SARA' IL NOSTRO ALLEATO E UN GIORNO ENTELLA COSI' COME IATO PLATANI  E MARINEO CADRANNO. MA SPERO CHE ACCETTERAI DI INCONTRARMI E DIMENTICHI DELLA GUERRA DEDICARCI ALL'AMORE. ECCO ALLONTANA I TUOI SOLDATI ED IO ALLONTANERO' I MIEI. POI TI RAGGIUNGERO' AI BAGNI DI CEFALA' E LI' TI CANTERO' LE MIE PIU' BELLE CANZONI........

Tutto dunque è perduto ?
A FEDERICO II DELLA CASA DI ALTAVILLA, AMIR E SIGNORE DI SICILIA ECCO ORA ASCOLTAMI ....IO TI HO FATTO MOLTI PIU' DANNI DI QUANTI TU NE HAI FATTO A ME. TU CHE HAI UN REGNO CHE ANCHE MARCIANDO PER GIORNI E GIORNI NON SI RAGIUNGEREBBE LA FINE, MENTRE A ME E' RIMASTA SOLO LA TERRA DA ENTELLA A JATO SINO A MARINEO ,TERRA CHE E' SEMPRE STATA DEI MIEI PADRI. ANNI ED ANNI DI GUERRA NON HANNO  PIEGATO IL NOSTRO VALORE E FINCHE' MIO PADRE ED IO SIAMO VISSUTI TU NON SEI MAI RIUSCITO A METTERE PIEDE IN ENTELLA. CIò NON DI MENO COSA SONO IO DA POTER  VINCERE UN RE SI POTENTE. ECCO AFFRETTATI FEDERICO E PORTATI A MARINEO. LA TROVERAI GLI ULTIMI MUSULMANI DI SICILIA.
ESSI PORTERANNO IL MIO CORPO FIN SU LA ROCCA DA DOVE SI VEDE IL MARE E LA MIA PALERMO. LA ESSI MI DEPORRANNO. POI UNO PER UNO MI PASSERANNO  DAVANTI E SARANNO DISPENSATI DAL GIURAMENTO DI FEDELTA'  PRESTATO AI MIEI AVI. POI PASSERANNO UNO PER UNO DAVANTI A TE PER PRESTARE UN NUOVO GIURAMENTO. COLORO CHE NON PRESTERANNO GIURAMENTO TORNERANNO AD ENTELLA E CHE ALLAH CANTI ANCORA PER LORO LA GUERRA SANTA ! TU FEDERICO ACCETTERAI IL LORO GIURAMENTO E COME HAI PROMESSO LI PORTERAI A LUCERA E LI EDIFICHERAI UNO STATO PER LORO E TI SARANNO FEDELISSIMI. SARANNO LA TUA SICUREZZA COME MURO DI ROCCIA IMPENETRABILE. JASMIN SIN ABBAD SIGNORA DI ENTELLA JATO PLATANI E MARINEO.
Jasmin aveva preso il veleno.


Durante le sere di estate , quando la luna è a tre quarti, a forma di mezzaluna, se andate alla montagnola e allungate lo sguardo seguendo l’orgoglioso Eleuterio che da quel giorno smise di scorrere, oltre i mulini di Risalaimi, dopo aver passato Misilmeri,  Portella di Mare, Acqua dei Corsari è facile sentire Colapesce cantare “…maestà sugnu cà, …maestà sugnu cà…” 

LA MAGNA CURIA

martedì 12 luglio 2011

FEDERICO II E/A MARINEO

L’ultima resistenza dei musulmani di Sicilia fu portata a Federico da una ragazza figlia del famigerato Ibn Abbad detto Mirabetto il terribile, emiro degli emiri. Ce lo dice un documento trovato nel 1950 . Eccovi , seppur romanzato, il racconto .

Dopo la battaglia di Palermo davanti a Federico II vincitore 
Cerimoniere
INCHINATI POPOLO DI PALERMO .OGGI SEI STATO VISITATO DALLA GIUSTIZIA! FEDERICO, RUGGERO COSTANTINO, DI ENRICO HOENSTAUFEN DI SVEVIA E DI COSTANZA ALTAVILLA. FIGLIO PREDILETTO DI PAPA INNOCENZO III, PUER  APULIE …..STUPOR MUNDI, AMIR, PAPENKAISER IMPERATORE…ECCO FEDERICO ABBIAMO  CATTURATO IBN ABBAD DETTO TAIR IL RIBELLE. IL FAMIGERATO MIRABETTO. CON LUI ABBIAMO PRESO I SUOI FIGLI E DUE SUOI ALLEATI. UGO FER DI MARSIGLIA, RINNEGATO, MERCANTE DI BAMBINI E GIUGLIELMO PORCO GENOVESE ,ARMATORE SENZA SCRUPOLI. SONO LORO CHE  HANNO   VENDUTO COME SCHIAVI  I BAMBINI IMBARCATI A GENOVA SULLE LORO NAVI. LA BATTAGLIA E' VINTA MA MOLTI MUSULMANI , FORSE TROPPI, SONO RIUSCITI A FUGGIRE SUI MONTI.

Federico  
RICORDO ANCORA QUEL FIUME DI VESTI BIANCHE CHE SCENDEVANO SOPRA I BARCONI DEL RENO CANTANDO INNI AL SIGNORE. FANCIULLI E FANCIULLE CHE PER CASO INCROCIAI ANDANDO AD AQUISGRANA PER LA BEATIFICAZIONE DI CARLO MAGNO .IO LI VIDI PER I CAMPI DI ALSAZIA E LI GUARDAI NEGLI OCCHI E SENTII IL DESIDERIO DI IMBARCARMI CON LORO  PER ANDARE IN TERRA SANTA A LIBERARE IL SEPOLCRO DI CRISTO !
GRIDANDO
IO LA VADI LA CROCIATA DEI FANCIULLI! VESTITI DI BIANCO, SENZ'ARMI! CANTAVANO..... CANTAVANO..... CANTAVANO......TI VENIVANO DIETRO, UGO FER, FIDUCIOSI CHE LI AVRESTI PORTATI SINO A GERUSALEMME! QUANTI SOGNI E SPERANZE SALIRONO SULLE TUE NAVI GIGLIELMO PORCO ? POI HO PIANTO INCREDULO PENSANDO A QUEI VOLTI INNOCENTI CHE NESSUNO RIUSCI A TRATTENERE E CHE VOI AVETE VENDUTO AL MERCATO DI TUNISI E DI CAIRO A EMIRI E SULTANI.  HO PIANTO SENTENDO LE LORO GRIDA DI ANGOSCIA....

Jasmin figlia di Ibn Abbad catturata assieme al padre  
SE TU AMMINISTRI GIUSTIZIA, SE TU FAI LEGGI CHE GOVERNANO GLI UOMINI,SE TU SAI COSA E' ONORE E RICONOSCENZA RISPARMIA QUEST'UOMO. EGLI E' IBN ABBAD EMIRO DEGLI EMIRI. TU SAI QUANTO FU POTENTE  LA CASA DEGLI ABBAD .SUO NONNO E SUO PADRE DIFESERO QUESTA TERRA. SE TU SEGUI, PER GIORNI E GIORNI, LA SPIAGGIA DEL MARE, E QUANDO INFINE RITROVERAI GLI STESSI TUOI PASSI  LI' DA DOVE ERI PARTITO, ECCO TUTTA LA TERRA CHE STA DENTRO QUESTO CERCHIO FU NOSTRA DAI TEMPI DELLA GRANDE CONQUISTA. ALLAH ,SIA BENEDETTO IL SUO NOME, CI  HA ASSEGNATO QUESTA TERRA E NOI CON LA SPADA  L'ABBIAMO FATTA NOSTRA ! QUI SONO NATI I NOSTRI PADRI ! TU NON PUOI CHIAMARCI RIBELLI  PERCHE' NOI ABBIAMO SERVITO TUA MADRE, SUO PADRE I TUOI NONNI ! DA LORO SIAMO STATI ONORATI. CON RUGGERO E GUGLIELMO ALTAVILA ABBIAMO PARLATO LA NOSTRA LINGUA : L'ARABO, COSI' COME OGGI FACCIAMO CON TE !  CON LORO ABBIAMO CACCIATO FRA PARCO E MARINEO MA SE QUESTO NON BASTASSE PAGA IL PREZZO DELLA VITA......                       
IO SONO JASMIN SIN ABBAD...IO TI SALVAI ANCORA RAGAZZO....RAMMENTI FEDERICO? ORA RENDIMI LA VITA DI MIO PADRE....
CHE MIO PADRE POSSA CON I SUOI BENI E I SUOI FIGLI TORNARE A TUNISI DA DOVE PARTIRONO I NOSTRI AVI. IO RIMARRò QUI FRA I MIEI MONTI A GARANZIA DI QUESTO PATTO. E QUANDO MIO PADRE SARA' GIUNTO A TUNISI ANCH'IO PARTIRO' PORTANDO CON ME LA CASA DEGLI ABBAD DEFINITIVAMENTE......MA SE MIO PADRE NON DOVESSE GIUNGERE A TUNISI ALLORA SENTIRAI CHE DA JATO AD ENTELLA DA MARINEO A PLATANI, SENTIRAI DAI  MIEI  MONTI RISUONARE LA SPADA DI ALLAH.....PAGA IL PREZZO DELLA VITA FEDERICO ......

FEDERICO SI AVVICINA AD ABBAD ED EMETTE SENTANZA


Cerimoniere
CHE IBN ABBAD VENGA IMBARCATO AL PIU' PRESTO ASSIEME AI SUOI FIGLI E AI SUOI AVERI.......CHE SI DIA LASCIAPASSARE A JASMIN DELLA CASA DEGLI ABBAD DI RITIRARSI SULLE MONTAGNE.......  SIN OLTRE MARINEO BUSAMBRA ED ENTELLA......E CHE  SIA IL RISCATTO DEL PADRE......CHE QUESTA SERA OGNI MADRE SICILIANA QUANDO METTERA' A LETTO I SUOI FIGLI INTONI UN CANTO DI REGUIEM CHE ACCOMPAGNI PER TUTTA LA NOTTE UGO FER E GUGLIELMO PORCO MENTRE VENGONO PORTATI ALLA MARINA DOVE VERRANNO PRIMA IMPICCATI E POI SQUARTATI. CHE QUESTO CANTO TENGA SVEGLIO PER SEMPRE IL RICORDO DELLA CROCIATA DEI BAMBINI...


Federico non mantenne il patto . Ibn Abbad verrà mazzerato e i suoi averi incamerati.

PRIMA PARTE  - CONTINUA DOMANI

Marineo al tempo dio Federico II

lunedì 11 luglio 2011

NESSUNO è PROFETA IN PATRIA

Il Calderone nella sua cantina , riservata a pochi

La Marineo che ci piace, di cui siamo orgogliosi
MEDAGLIA D’ARGENTO AL “DONCARMÈ ROSSO” ED AL “MILLEMETRI MERLOT” DELL’AZIENDA BUCECI,
DI FRANCO CALDERONE,
ALL’8° CONCORSO INTERNAZIONALE VINIDA AGRICOLTURA BIOLOGICA,
8 LUGLIO 2011
Sono due rossi, uno il “Doncarmè”, un vino non nuovo alle vittorie nei concorsi enologici mondiali, ottenuto da un blend di uve cabernet sauvignon e pinot nero, e barricato al 100% in barriques di rovere Allier per 2 anni, l’altro invece, un Merlot in purezza, barricato anche questo per 2 anni, in rovere Allier. È stata la prima uscita ufficiale di un nuovo vino della linea “Millemetri”, la linea dei monovitigni, che include, oltre al famosissimo pinot nero, anche un cabernet sauvignon, uno chardonnay, ed appunto, il merlot. L’idea di ampliare la linea “Millemetri” è sorta, dopo avere provato per diversi anni a confezionare dei prodotti di alta gamma e di grandissima qualità. Tutti gli uvaggi utilizzati si trovano all’altitudine di mille metri s.l.m., perciò le notevoli escursioni termiche fanno si che i vini ottenuti siano fragranti, corposi e di ottima acidità. E la dimostrazione del raggiungimento degli eccellenti standard qualitativi viene confermata dalla medaglia d’argento ottenuta alla prima uscita ufficiale, in un concorso al quale partecipano vini provenienti da tutto il mondo.
Sin qui il c.s. della cantina Buceci.
Franco Calderone è vittima di se stesso, oggi lo possiamo dire: gran maestro vinaio, ma lui dimentica che nessuno è profeta in patria. Non si aspetti riconoscimenti in casa, qui tutti siamo vittime della mediocrità. Puoi raccogliere e collezionare medaglie a centinaia ( a che numero sei arrivato Franco ?) , puoi avere riconoscimenti prestigiosi ovunque , ma a casa tua nel tuo paese non aspettarti riconoscimenti. Ma è meglio così . Tu fai parte di quel ristretto gruppo che riceve le medaglie non le va a cercare dai mediocri .

SAN BENEDETTO DA NORCIA , Abate, Patrono d' Europa


Negli  anni settanta quando usci il primo volume “IL Fondatore” con i tipi Jaca di Milano , come usavo fare di solito andai in fondo al volume per leggere il prezzo indicato nel risvolto. Già il volume mastodontico di suo era imponente e graficamente prometteva bene. I commenti erano di ottima qualità ma il prezzo mi faceva paura. Noi producevamo libri da ven dere, non sapevamo tutti questi giochetti che qui si usano. Tutti i rischi erano nostri. Avevamo alle spalle varie collane che per averne uno solo ci volevano attorno alle 100.000 lire.
Andare a vendere in libreria non agli amici, un libro per 250 milalire era un impresa. Le librerie ti prendevano per matto. Protestai energicamente. “E’ un gioiello mi risposero “. Scossi la testa convinto che ero finito nel posto giusto. Matto in mezzo a matti. La vendita stentò ad andare avanti. Si stampava saggi per venderli a diecimilalire.Proporre un tomo del genere era   fuori di ogni logica. Alla prossima riunione sollevai il problema ed ottenni che in futuro venissi avvisato prima quando si producevano opere simili .
“ Se ben ricordi, Onofrio , alla fiera di Bologna hai fatto da battistrada al contratto con Hascette e Larusse poi ti sei spaparazzato per Bologna quella svizzera di Zurigo della Besler quindi facci il piacere, ma non dirci che per San Benedetto Il Fondatore 250.000 lire sono troppi perché abbiamo definito oggi proprio con quella svizzera una coproduzione fra noi, la Besler di Zurigo e la Bibblioteca Vaticana per una riproduzione della Regola di San Benedetto che venderemo a soli 18.000.000 a copia. Non svenni subito  ma cercai inutilmente qualcuno da spaparazzarmi  perché i posteri non dicessero morì per colpa di San Benedetto da Norcia……



San Benedetto da Norcia Abate, patrono d'Europa
Norcia (Perugia), ca. 480 - Montecassino (Frosinone), 21 marzo 543/560
È il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, passò alla forma cenobitica prima a Subiaco, poi a Montecassino. La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco. Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Due secoli dopo la sua morte, saranno più di mille i monasteri guidati dalla sua Regola. Paolo VI lo proclamò patrono d'Europa (24 ottobre 1964).
Patronato: Europa, Monaci, Speleologi, Architetti, Ingegneri
Etimologia: Benedetto = che augura il bene, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Coppa, Corvo imperiale
Martirologio Romano: Memoria di san Benedetto, abate, che, nato a Norcia in Umbria ed educato a Roma, iniziò a condurre vita eremitica nella regione di Subiaco, raccogliendo intorno a sé molti discepoli; spostatosi poi a Cassino, fondò qui il celebre monastero e scrisse la regola, che tanto si diffuse in ogni luogo da meritargli il titolo di patriarca dei monaci in Occidente.Si ritiene sia morto il 21 marzo.
(21 marzo: A Montecassino, anniversario della morte di san Benedetto, abate, la cui memoria si celebra l’11 luglio).

giovedì 7 luglio 2011

SULLE TRACCE DI SAN CIRO

Affreschi di s.Ciro e Giovanni del VIII-IX rinvenuti negli anni 30-40


Già  il grande Armellini , famoso archeologo cristiano, dubitava del passaggio da Abba Ciro a Passera. Centinaia di esempi simili confortano ma qui si finisce completamente fuori . Sino ad Abbacero seguiamo ma poi o mancano dei passaggi o ci sono altre ragioni. Non si può escludere che si volessero salvaguardare le reliquie  o a tante altre supposizioni. Qualche tentativo è stato fatto ma le spiegazioni ancora oggi non sono convincenti. Ci pare lo stesso passaggio da Ancyra a Makella che per ora hanno un solo supporto qualche tegola anzicchè qualche sostanziale pilastro.     
Pianta della chiesa dove furono custodite le reliquie
  
Dal secolo XV  questa antica chiesuola, per corruttela, viene chiamata dal  volgo s.Passerra. E’ situata sulla riva del fiume, quasi di fronte alla basilica di s. Paolo. Ai giorni  di papa Innocenzo I furono in quel luogo deposti i corpi dei ss. Ciro e Giovanni. Il Martinelli confonde questa chiesa della via Portuense colla urbana che fu pure dedicata ai ss. Ciro e Giovanni e che era nel foro Olitorio, nel luogo detto ad Elephantum .
Abbiamo a suo luogo accennato per quale strana corruttela il nome dei due santi Ciro e Giovanni, nella pronuncia volgare, si trasformasse in quello di Passera e poi di Prassede.Infatti si disse prima Abbas Ciro, poi Appaciro, Appacero, Pacero, Pacera, Passera e Passero. Cosicché tutte le chiese che a questi santi erano in Roma dedicate, oggi distrutte, cioè quella detta de Militiis, l’altra de Valeriis e la terza ad Elephantum, per la stessa legge di pronuncia ebbero come la portuense i nomi di Pacera o Passera, nel qual nome si volle trovare qualche somiglianza con il nome di s. Prassede. La nostra cappella portuense, come si è accennato, è la più antica di tutte quelle che furono dedicate ai due celebri martiri alessandrini Ciro e Giovanni, ed è l’unica superstiste in Roma.
Anche Giovanni Diacono , nella vita di s. Gregorio, fa menzione di quel sacello. L’origine della chiesa si attribuisce alla devozione di una matrona di nome Teodora, come si legge negli atti dei due martiri suddetti. La chiesa appartiene alla diaconia di s.Maria in via Lata, nel cui archivio capitolare v’ha un antico codice nel quale si contengono molte notizie intorno agli atti dei due santi e alla traslazione delle loro reliquie in Roma, fatta da Sofronio, vescovo gerosolimitano. In questa chiesuola rimane ancora l’ipogeo ove giacquero le reliquie suddette, e sulla porta del medesimo , in due linee, si legge la seguente epigrafe:
CORPORA SANCTA CYRI RENITENT HIC ATQUE IOHANNIS
QVAE  QVONDAM ROMAE DEDIT ALEXANDRIA MAGNA.
Allorquando il nome dei due santi si cambiò nell’inaudito di Passera, e si credette che sotto questo si nascondesse quello di Prassede, si comincio a celebrare in questa chiesa anche la festa di s. Prassede, e ai 21 di luglio, giorno natalizio di detta santa, in cui però accade la riposizione delle reliquie dei due eponimi della chiesolina, il popolo romano concorreva in folla a questo luogo.

Mariano Armellini – Le Chiese di Roma dal secolo IV al XIX  Roma N.Ruffolo  1942

IL ROGO

Portato fuori dalla chiesa, il corteo passò davanti al cimitero dove si stavano bruciando i suoi libri ed egli sorrise a quello spettacolo. Lungo la strada, «esortava gli astanti e quelli che lo seguivano a non credere che egli andasse a morire per gli errori che gli erano stati falsamente attribuiti e appoggiati dalla falsa testimonianza dei suoi peggiori avversari. Quasi tutti gli abitanti di quella città lo accompagnavano in armi a morire».Giunto sul luogo del supplizio, che si trovava in un prato circondato da giardini - ora corrispondente alla Alten Graben strasse - s'inginocchiò e, mentre pregava, «quella scandalosa corona, raffigurante i tre demoni, gli cadde dalla testa ed essendosene accorto, sorrise. Alcuni dei soldati mercenari, che stavano lì intorno, dissero: "Rimettetegliela su; che sia bruciato coi demoni suoi signori che ha servito in terra"». Denudato, le mani legate dietro la schiena, è legato a un palo con funi e con una catena intorno al collo. Gli misero sotto i piedi due grandi fascine di legna mista a paglia e altre intorno al corpo fino al mento. Esortato ancora ad abiurare, «levati gli occhi al cielo, replicò ad alta voce: "Dio m'è testimone che mai insegnai le cose che mi sono falsamente attribuite e di cui falsi testimoni mi accusano. Egli sa che l'intenzione dominante della mia predicazione e di tutti i miei atti e dei miei scritti era solo tesa a strappare gli uomini dal peccato. E oggi [...] sono pronto a morire lietamente"». Allora si accese il rogo. Hus cominciò a cantare, uno dopo l'altro, due inni «ma come egli cominciò a cantare il terzo inno, una folata di vento gli coperse il volto di fiamme. E così, pregando nell'intimo, muovendo appena le labbra e scuotendo il capo, spirò nel Signore. Prima di morire, mentre pregava in silenzio, sembrò balbettare giusto il tempo sufficiente a recitare due o tre volte il "Padre nostro"».
Consumata la legna e le funi dal fuoco, «i resti di quel corpo rimasero in catene appesi per il collo; allora i boia tirarono giù le membra abbrustolite e il palo. Le bruciarono ulteriormente, portando altra legna al fuoco da un terzo carico. Poi, camminando torno torno, spezzarono le ossa a bastonate per farle bruciare più presto. Quando trovarono la testa, la fecero a pezzi con i randelli e la gettarono sul fuoco. Quando trovarono il cuore in mezzo alle interiora, dopo aver appuntito un bastone come uno spiedo, lo infilzarono sulla punta e fecero particolare attenzione a farlo arrostire e consumare, punzecchiandolo con le lance, finché non fu ridotto in cenere». Bruciati anche scarpe e vestiti perché non potessero servire da reliquie, «caricarono tutte le ceneri su di un carro e le buttarono nel Reno che scorreva lì vicino».
Jan Hus (Husinec, 1371 circa – Costanza, 6 luglio 1415) fu un teologo e un riformatore religioso boemo. Promosse un movimento religioso basato sulle idee di John Wycliffe e i suoi seguaci divennero noti come Hussiti. Scomunicato nel 1411 dalla Chiesa cattolica e condannato dal Concilio di Costanza, fu bruciato sul rogo

mercoledì 6 luglio 2011

VZPOMINKY

Monumento a Jean Hus circondato dalle panchine
LA MIA PANCHINA PRAGHESE

Oggi a Praga è festa nazionale. Annunziata dalla festività di ieri per i Santi Cirillo e Metodio,
gli evangelizzatori dei popoli slavi,  oggi si ricorda un altro grande boemo. Jan Hus. Questa mattina dal monastero di Orte le benedettine di clausura , non so se per caso, affidano le letture ad un'altra degna boema: Suor Maria Elisabetta durante la messa che tutte le mattine viene trasmessa dal canale TV2000. Già alcuni giorni fa abbiamo ricordato un altro boemo : Pietro da Praga sul cui pettorale avvenne il miracolo del Corpus Domini.
Passeggiare per Praga dicendo che si respira aria di Mozart e di Freud è un grande eufemismo. Mozart lo incontri solo nei falsi caffè ottocenteschi e Freud  è semplicemente impalpabile. Questo vecchio lo incontri dappertutto e lo trovi facilmente. Rispettato anche e soprattutto dai cattolici, come Lutero, Giordano Bruno, Wycliffe.
Ci siamo dati appuntamento per la prima volta nella piazza Staremiesto e ci sedemmo nella panchina che circonda il suo monumento. Fra gli altri appuntamenti lì lessi ,due giorni dopo, nel giornale, di Italia-Germania che aveva fatto impazzire tutto il mondo in tre dico tre righe sul Rude Pravo(la Pravda cecosvolacca). Era sempre sotto Hus che ci trovavamo. Il quartiere dove si trova la Cappella di Betlemme dove lui predicava due volte a settimana, forma uno strano triangolo con la Università Carlo, dove Hus insegnava e dove pochi giorni dopo Lei si sarebbe Laureata.
Costanza:processo a Hus
Dentro questo triangolo si che si respira aria ussita. Là impari che sopra i campanili non è messa la croce ma il calice. Impari dal linguista Hus una infinità di accenti che fanno grammatica e che noi sopportiamo malvolentieri e che non messi deturpano i cognomi e i nomi. Là si sente ancora l’odore del fuoco che viene dal rogo di Costanza. Non riesci a girare per il borgo, per la “vecchia città” senza incontrare Jan Hus. Una vecchia leggenda boema dice che se ti siedi in una panchina devi stringerti per lasciare un posto a Hus. Noi lo lasciavamo sempre a destra o a sinistra.