mercoledì 10 settembre 2014

ARRIVEDERCI MARINEO !

Ieri abbiamo passato una bella serata in piazza Castello a Marineo chiamati a partecipare al 40° Premio di poesia grazie anche all’atmosfera della gente e della luna. Ho partecipato ad alcune premiazioni in passato e ho trovato la prima parte piuttosto noiosa. Prima i ringraziamenti a tutti, poi la presentazione della giuria e dei sponsor e poi le varie definizioni della poesia di cui una mi è piaciuta – la poesia è come il sorriso, nessuno è così povero da non averlo e nessuno è così ricco da farne a meno.
Quest’anno sentiamo anche i toni molto seri. Il presidente della giuria Salvatore Di Marco ricorda non solo 40 anni di Premio di poesia ma anche 40 anni di storia con le gioie e le tragedie che la poesia ha saputo riflettere. Ha promesso un rinnovamento della formula della premiazione e come il primo passo parlava della promozione della poesia con la pubblicazione dei versi del primo premiato. Si è ringraziato il coraggio dell’editore presente alla manifestazione.
Il promotore di questo premio, ricordava i “giovani” del 1974 che lo hanno organizzato per la prima volta e con molti sacrifici e coraggio lo hanno portato ai giorni nostri. Ricordava molti premiati illustri e per lui la poesia è quasi sinonimo della speranza. Peccato che non ha parlato dei giovani di oggi, così poco coinvolti nella vita culturale marinese.
Quando è arrivato sul palco l’attore e regista Michele Placido la piazza si è riempita. E’ stata un’attrazione che deludeva all’inizio per concludere con un colpo di scena. L’intervista della presentatrice non decollava, si è parlato a lungo della passata di pomodoro e dei dolci che mangiano le donne. Mi sono commossa solo quando Michele Placido raccontò le sue difficoltà ad interpretare Padre Pio. Lui che si definiva laico sentiva che non riusciva ad esprimere un volto di qualcuno che riceve le stigmate e ha trovato la via quando si è domandato ‘quando mi è inginocchiato l’ultima volta’, quando ha espresso anche con il suo corpo la fede a Qualcosa (come diceva lui) di più grande di noi. La sera prima di girare la scena più importante del film ci è riuscito perché invitato nel colloquio immaginario dal suo padre e l’indomani aveva nel volto una luce speciale che si avvicinava all’espressione di Padre Pio.
La poesia che ha recitato Il silenzio mi ha portato però ad una conclusione che le grosse parole come la fratellanza, la speranza, la libertà, “per le cose profonde non servono le parole”, sono avvolte nel mistero, di cui parlava qualcuno e al quale dovremmo forse tornare. Il premio di poesia in piazza non ci ha educato ad accogliere il diverso, i giovani con le loro mille difficoltà. E’ vero, qualcosa cambia: Michele Placido è stato il primo a regalare il suo assegno alla Fondazione per poter organizzare il Premio anche l’anno prossimo. E’ stato a lungo applaudito (anche se poteva farlo in privato seguendo l’invito di Gesù alla beneficienza discreta) e molti dovrebbero seguire il suo esempio. Ma c’è ancora molto da fare più che a dire. A cominciare ognuno da se stesso. A me sinceramente una serata come quella di ieri non aiuta, preferisco il raccoglimento durante la messa alla Madonuzza con il suo forte richiamo alla correzione fraterna ma con le precise regole e la misericordia che ha solo Dio. Arrivederci Marineo.
08.09.2014 Růžena Růžičková

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