lunedì 11 luglio 2011

SAN BENEDETTO DA NORCIA , Abate, Patrono d' Europa


Negli  anni settanta quando usci il primo volume “IL Fondatore” con i tipi Jaca di Milano , come usavo fare di solito andai in fondo al volume per leggere il prezzo indicato nel risvolto. Già il volume mastodontico di suo era imponente e graficamente prometteva bene. I commenti erano di ottima qualità ma il prezzo mi faceva paura. Noi producevamo libri da ven dere, non sapevamo tutti questi giochetti che qui si usano. Tutti i rischi erano nostri. Avevamo alle spalle varie collane che per averne uno solo ci volevano attorno alle 100.000 lire.
Andare a vendere in libreria non agli amici, un libro per 250 milalire era un impresa. Le librerie ti prendevano per matto. Protestai energicamente. “E’ un gioiello mi risposero “. Scossi la testa convinto che ero finito nel posto giusto. Matto in mezzo a matti. La vendita stentò ad andare avanti. Si stampava saggi per venderli a diecimilalire.Proporre un tomo del genere era   fuori di ogni logica. Alla prossima riunione sollevai il problema ed ottenni che in futuro venissi avvisato prima quando si producevano opere simili .
“ Se ben ricordi, Onofrio , alla fiera di Bologna hai fatto da battistrada al contratto con Hascette e Larusse poi ti sei spaparazzato per Bologna quella svizzera di Zurigo della Besler quindi facci il piacere, ma non dirci che per San Benedetto Il Fondatore 250.000 lire sono troppi perché abbiamo definito oggi proprio con quella svizzera una coproduzione fra noi, la Besler di Zurigo e la Bibblioteca Vaticana per una riproduzione della Regola di San Benedetto che venderemo a soli 18.000.000 a copia. Non svenni subito  ma cercai inutilmente qualcuno da spaparazzarmi  perché i posteri non dicessero morì per colpa di San Benedetto da Norcia……



San Benedetto da Norcia Abate, patrono d'Europa
Norcia (Perugia), ca. 480 - Montecassino (Frosinone), 21 marzo 543/560
È il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, passò alla forma cenobitica prima a Subiaco, poi a Montecassino. La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco. Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Due secoli dopo la sua morte, saranno più di mille i monasteri guidati dalla sua Regola. Paolo VI lo proclamò patrono d'Europa (24 ottobre 1964).
Patronato: Europa, Monaci, Speleologi, Architetti, Ingegneri
Etimologia: Benedetto = che augura il bene, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Coppa, Corvo imperiale
Martirologio Romano: Memoria di san Benedetto, abate, che, nato a Norcia in Umbria ed educato a Roma, iniziò a condurre vita eremitica nella regione di Subiaco, raccogliendo intorno a sé molti discepoli; spostatosi poi a Cassino, fondò qui il celebre monastero e scrisse la regola, che tanto si diffuse in ogni luogo da meritargli il titolo di patriarca dei monaci in Occidente.Si ritiene sia morto il 21 marzo.
(21 marzo: A Montecassino, anniversario della morte di san Benedetto, abate, la cui memoria si celebra l’11 luglio).

giovedì 7 luglio 2011

SULLE TRACCE DI SAN CIRO

Affreschi di s.Ciro e Giovanni del VIII-IX rinvenuti negli anni 30-40


Già  il grande Armellini , famoso archeologo cristiano, dubitava del passaggio da Abba Ciro a Passera. Centinaia di esempi simili confortano ma qui si finisce completamente fuori . Sino ad Abbacero seguiamo ma poi o mancano dei passaggi o ci sono altre ragioni. Non si può escludere che si volessero salvaguardare le reliquie  o a tante altre supposizioni. Qualche tentativo è stato fatto ma le spiegazioni ancora oggi non sono convincenti. Ci pare lo stesso passaggio da Ancyra a Makella che per ora hanno un solo supporto qualche tegola anzicchè qualche sostanziale pilastro.     
Pianta della chiesa dove furono custodite le reliquie
  
Dal secolo XV  questa antica chiesuola, per corruttela, viene chiamata dal  volgo s.Passerra. E’ situata sulla riva del fiume, quasi di fronte alla basilica di s. Paolo. Ai giorni  di papa Innocenzo I furono in quel luogo deposti i corpi dei ss. Ciro e Giovanni. Il Martinelli confonde questa chiesa della via Portuense colla urbana che fu pure dedicata ai ss. Ciro e Giovanni e che era nel foro Olitorio, nel luogo detto ad Elephantum .
Abbiamo a suo luogo accennato per quale strana corruttela il nome dei due santi Ciro e Giovanni, nella pronuncia volgare, si trasformasse in quello di Passera e poi di Prassede.Infatti si disse prima Abbas Ciro, poi Appaciro, Appacero, Pacero, Pacera, Passera e Passero. Cosicché tutte le chiese che a questi santi erano in Roma dedicate, oggi distrutte, cioè quella detta de Militiis, l’altra de Valeriis e la terza ad Elephantum, per la stessa legge di pronuncia ebbero come la portuense i nomi di Pacera o Passera, nel qual nome si volle trovare qualche somiglianza con il nome di s. Prassede. La nostra cappella portuense, come si è accennato, è la più antica di tutte quelle che furono dedicate ai due celebri martiri alessandrini Ciro e Giovanni, ed è l’unica superstiste in Roma.
Anche Giovanni Diacono , nella vita di s. Gregorio, fa menzione di quel sacello. L’origine della chiesa si attribuisce alla devozione di una matrona di nome Teodora, come si legge negli atti dei due martiri suddetti. La chiesa appartiene alla diaconia di s.Maria in via Lata, nel cui archivio capitolare v’ha un antico codice nel quale si contengono molte notizie intorno agli atti dei due santi e alla traslazione delle loro reliquie in Roma, fatta da Sofronio, vescovo gerosolimitano. In questa chiesuola rimane ancora l’ipogeo ove giacquero le reliquie suddette, e sulla porta del medesimo , in due linee, si legge la seguente epigrafe:
CORPORA SANCTA CYRI RENITENT HIC ATQUE IOHANNIS
QVAE  QVONDAM ROMAE DEDIT ALEXANDRIA MAGNA.
Allorquando il nome dei due santi si cambiò nell’inaudito di Passera, e si credette che sotto questo si nascondesse quello di Prassede, si comincio a celebrare in questa chiesa anche la festa di s. Prassede, e ai 21 di luglio, giorno natalizio di detta santa, in cui però accade la riposizione delle reliquie dei due eponimi della chiesolina, il popolo romano concorreva in folla a questo luogo.

Mariano Armellini – Le Chiese di Roma dal secolo IV al XIX  Roma N.Ruffolo  1942

IL ROGO

Portato fuori dalla chiesa, il corteo passò davanti al cimitero dove si stavano bruciando i suoi libri ed egli sorrise a quello spettacolo. Lungo la strada, «esortava gli astanti e quelli che lo seguivano a non credere che egli andasse a morire per gli errori che gli erano stati falsamente attribuiti e appoggiati dalla falsa testimonianza dei suoi peggiori avversari. Quasi tutti gli abitanti di quella città lo accompagnavano in armi a morire».Giunto sul luogo del supplizio, che si trovava in un prato circondato da giardini - ora corrispondente alla Alten Graben strasse - s'inginocchiò e, mentre pregava, «quella scandalosa corona, raffigurante i tre demoni, gli cadde dalla testa ed essendosene accorto, sorrise. Alcuni dei soldati mercenari, che stavano lì intorno, dissero: "Rimettetegliela su; che sia bruciato coi demoni suoi signori che ha servito in terra"». Denudato, le mani legate dietro la schiena, è legato a un palo con funi e con una catena intorno al collo. Gli misero sotto i piedi due grandi fascine di legna mista a paglia e altre intorno al corpo fino al mento. Esortato ancora ad abiurare, «levati gli occhi al cielo, replicò ad alta voce: "Dio m'è testimone che mai insegnai le cose che mi sono falsamente attribuite e di cui falsi testimoni mi accusano. Egli sa che l'intenzione dominante della mia predicazione e di tutti i miei atti e dei miei scritti era solo tesa a strappare gli uomini dal peccato. E oggi [...] sono pronto a morire lietamente"». Allora si accese il rogo. Hus cominciò a cantare, uno dopo l'altro, due inni «ma come egli cominciò a cantare il terzo inno, una folata di vento gli coperse il volto di fiamme. E così, pregando nell'intimo, muovendo appena le labbra e scuotendo il capo, spirò nel Signore. Prima di morire, mentre pregava in silenzio, sembrò balbettare giusto il tempo sufficiente a recitare due o tre volte il "Padre nostro"».
Consumata la legna e le funi dal fuoco, «i resti di quel corpo rimasero in catene appesi per il collo; allora i boia tirarono giù le membra abbrustolite e il palo. Le bruciarono ulteriormente, portando altra legna al fuoco da un terzo carico. Poi, camminando torno torno, spezzarono le ossa a bastonate per farle bruciare più presto. Quando trovarono la testa, la fecero a pezzi con i randelli e la gettarono sul fuoco. Quando trovarono il cuore in mezzo alle interiora, dopo aver appuntito un bastone come uno spiedo, lo infilzarono sulla punta e fecero particolare attenzione a farlo arrostire e consumare, punzecchiandolo con le lance, finché non fu ridotto in cenere». Bruciati anche scarpe e vestiti perché non potessero servire da reliquie, «caricarono tutte le ceneri su di un carro e le buttarono nel Reno che scorreva lì vicino».
Jan Hus (Husinec, 1371 circa – Costanza, 6 luglio 1415) fu un teologo e un riformatore religioso boemo. Promosse un movimento religioso basato sulle idee di John Wycliffe e i suoi seguaci divennero noti come Hussiti. Scomunicato nel 1411 dalla Chiesa cattolica e condannato dal Concilio di Costanza, fu bruciato sul rogo

mercoledì 6 luglio 2011

VZPOMINKY

Monumento a Jean Hus circondato dalle panchine
LA MIA PANCHINA PRAGHESE

Oggi a Praga è festa nazionale. Annunziata dalla festività di ieri per i Santi Cirillo e Metodio,
gli evangelizzatori dei popoli slavi,  oggi si ricorda un altro grande boemo. Jan Hus. Questa mattina dal monastero di Orte le benedettine di clausura , non so se per caso, affidano le letture ad un'altra degna boema: Suor Maria Elisabetta durante la messa che tutte le mattine viene trasmessa dal canale TV2000. Già alcuni giorni fa abbiamo ricordato un altro boemo : Pietro da Praga sul cui pettorale avvenne il miracolo del Corpus Domini.
Passeggiare per Praga dicendo che si respira aria di Mozart e di Freud è un grande eufemismo. Mozart lo incontri solo nei falsi caffè ottocenteschi e Freud  è semplicemente impalpabile. Questo vecchio lo incontri dappertutto e lo trovi facilmente. Rispettato anche e soprattutto dai cattolici, come Lutero, Giordano Bruno, Wycliffe.
Ci siamo dati appuntamento per la prima volta nella piazza Staremiesto e ci sedemmo nella panchina che circonda il suo monumento. Fra gli altri appuntamenti lì lessi ,due giorni dopo, nel giornale, di Italia-Germania che aveva fatto impazzire tutto il mondo in tre dico tre righe sul Rude Pravo(la Pravda cecosvolacca). Era sempre sotto Hus che ci trovavamo. Il quartiere dove si trova la Cappella di Betlemme dove lui predicava due volte a settimana, forma uno strano triangolo con la Università Carlo, dove Hus insegnava e dove pochi giorni dopo Lei si sarebbe Laureata.
Costanza:processo a Hus
Dentro questo triangolo si che si respira aria ussita. Là impari che sopra i campanili non è messa la croce ma il calice. Impari dal linguista Hus una infinità di accenti che fanno grammatica e che noi sopportiamo malvolentieri e che non messi deturpano i cognomi e i nomi. Là si sente ancora l’odore del fuoco che viene dal rogo di Costanza. Non riesci a girare per il borgo, per la “vecchia città” senza incontrare Jan Hus. Una vecchia leggenda boema dice che se ti siedi in una panchina devi stringerti per lasciare un posto a Hus. Noi lo lasciavamo sempre a destra o a sinistra.   

martedì 5 luglio 2011

SANTA MARIA GORETTI

Vergine e martire
Corinaldo (Ancona), 16 ottobre 1890 - Nettuno, Roma, 6 luglio 1902

Si è scritto molto negli anni recenti su questa ragazza. Ricordo foto e video sul suo “carnefice”, il suo pentimento, la sua conversione, la sua liberazione. Per molti fu una storia anomala. In un libro si parlò addirittura di provocazione della Goretti. Insomma a certi che non andava giù questa storia  da martire cristiana, tentarono di farlo passare per degrado. Fu un vero tentativo di stupro diremmo oggi. Una tentata violenza non riuscita ma una carneficina riuscita. In una società dove i livelli morali si abbassano sempre di più Maria Goretti simboleggia il limite invalicabile della morale cristiana. La nostra religione mette dei paletti ben precisi che vanno rispettati e non  spostati nel tempo  mai sorpassati e sopratutto in questo modo. Già si è superato il limite cambiando usi e costumi il cui prezzo è sotto gli occhi di tutti. Nel nostro tempo si diveltono questi paletti quasi impunemente tutti i giorni in ogni luogo. La Goretti con il suo sacrificio ha ribadito la sacralità del corpo umano e la ferma volontà di opporsi a lussuria e offesa.

lunedì 4 luglio 2011

SAN TOMMASO Apostolo 3 luglio

Questo Tommaso ci affascina. E’ quello che sentiamo molto vicino a noi. L’unica cosa che non ci quadra è che uno che frequentava Gesù tutti i giorni non si fosse reso conto con chi avesse a che fare. Ci affascina perché ha voluto “verificare” al di la di ogni ragionevole dubbio…
Lo ringraziamo perché grazie a lui noi siamo quelli  "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno". Come per tantissimi altri apostoli , discepoli e seguaci abbiamo scarne notizie.
Addirittura Tommaso fini in India. Questo non cambia nulla ma per quelli del provare per credere ogni piccola notizia ti rafforza.


Lo incontriamo tra gli Apostoli, senza nulla sapere della sua storia precedente. Il suo nome, in aramaico, significa “gemello”. Ci sono ignoti luogo di nascita e mestiere. Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 11, ci fa sentire subito la sua voce, non proprio entusiasta. Gesù ha lasciato la Giudea, diventata pericolosa: ma all’improvviso decide di ritornarci, andando a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli trovano che è rischioso, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: "Andiamo anche noi a morire con lui". E’ sicuro che la cosa finirà male; tuttavia non abbandona Gesù: preferisce condividere la sua disgrazia, anche brontolando.
Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità dopo la risurrezione. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Eccolo all’ultima Cena (Giovanni 14), stavolta come interrogante un po’ disorientato. Gesù sta per andare al Getsemani e dice che va a preparare per tutti un posto nella casa del Padre, soggiungendo: "E del luogo dove io vado voi conoscete la via". Obietta subito Tommaso, candido e confuso: "Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?". Scolaro un po’ duro di testa, ma sempre schietto, quando non capisce una cosa lo dice. E Gesù riassume per lui tutto l’insegnamento: "Io sono la via, la verità e la vita". Ora arriviamo alla sua uscita più clamorosa, che gli resterà appiccicata per sempre, e troppo severamente. Giovanni, capitolo 20: Gesù è risorto; è apparso ai discepoli, tra i quali non c’era Tommaso. E lui, sentendo parlare di risurrezione “solo da loro”, esige di toccare con mano. E’ a loro che parla, non a Gesù. E Gesù viene, otto giorni dopo, lo invita a “controllare”... Ed ecco che Tommaso, il pignolo, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione, chiamando Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”, come nessuno finora aveva mai fatto. E quasi gli suggerisce quella promessa per tutti, in tutti i tempi: "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno".
Tommaso è ancora citato da Giovanni al capitolo 21 durante l’apparizione di Gesù al lago di Tiberiade. Gli Atti (capitolo 1) lo nominano dopo l’Ascensione. Poi più nulla: ignoriamo quando e dove sia morto. Alcuni testi attribuiti a lui (anche un “Vangelo”) non sono ritenuti attendibili. A metà del VI secolo, il mercante egiziano Cosma Indicopleuste scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani; e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo. Sono i “Tommaso-cristiani”, comunità sempre vive nel XX secolo, ma di differenti appartenenze: al cattolicesimo, a Chiese protestanti e a riti cristiano-orientali.

MA CHI è QUESTA ERICA LI CASTRI ?

MA CHI è QUESTA ERICA LICASTRI ?
Non avevo mai parlato con questa ragazza. La incrociavo nel corso, qualche volta un saluto, con gli occhi mi compiacevo con chi la accompagnava nel passeggio . Tutto lì. Poi vedo un avviso che nel granaio dei Bologna Antonino Disclafani presenterà un libro di una certa Erica Li Castri. Cerco una scheda inutilmente. Qualche giorno prima verrà presentato un altro libro sponsorizzato da gente importante giunto ormai al terzo volume. Parto per Milano e mi perdo i due eventi a cui tenevo tanto. Da un lato mi sono risparmiato elogi logorroici delle solite persone che sembrano pagate per dire sempre le stesse cose dall’altro anche se agli autori non frega niente a chi si prende la briga di leggere le loro opere fa piacere che le due fatiche si incontrino: la fatica o piacere di scrivere con la fatica o piacere di leggere.
In questi due casi non posso fare commenti non essendo presente. Ma sentivo nell’aria più attenzione per il “poliziotto” che non per il brutto anatroccolo che poi tutti sanno bene che era anzi è un cigno. Sembrava il solito perenne antagonismo fra cultura borghesuccia e cultura popolare .
Passo in libreria a Marineo e acquisto una copia di Un sogno tra le pareti dell’immobile
Di una certa, a me sconosciutissima, Erica Li Castri. Lo porto a casa e subito diventa il 24mo libro ancora da leggere degli ultimissimi acquistati: in pratica lo leggero fra qualche mese, forse. Ma il libro per caso finisce in mani esperte ormai abituate a titoli di paesani trasferitisi in città.
Qui succede il finimondo. Per tre giorni vengo tormentato ad ascoltare il riepilogo di un diario fiabesco. Rimani nel vuoto dondolandoti su un altalena di sentimenti meravigliosi. Ti sdoppi in due personalità fortissime per poi rifonderti in un'unica vera anima cosi forte che ti respinge se non hai sensibilità.
Ma chi è questa Erica Li Castri ?