mercoledì 3 agosto 2011

PERDONO DI ASSISI

Perdono di Assisi
(Indulgenza della Porziuncola)
Ci sono luoghi magici, cosidetti magici, che ,appunto, ti attraggono. Descriverli è fortemente riduttivo e ci vogliono capacità fuori dal comune. Prima di tutto li devi sentire dentro di te. Quando ti siedi davanti la Porziuncola di Assisi prima di tutto vieni travolto dall’atmosfera, poi i tuoi muscoli si rilassano mentre scorri affreschi e dipinti, poi credi che tutto questo sia stato creato per te ed infine “senti il bisogno di pregare”.
Eravamo un folto gruppo di marinesi in mezzo ad un mare di siciliani. Il presidente della provincia, Calderonello, viaggiava in un pulman da solo con l’autista e da marinese continuava a chiederci di salire a bordo per stare tutti assieme. Restammo allo sbando. Rigoglioso portava il nostro gonfalone che spiccava in mezzo a tutti gli altri. Il sindaco era preso da un delicato discorso con Scalfaro sullo storico schiaffo, non quello al papa ma quello ricevuto da Scalfaro… Era dappertutto e parlava con tutti, era sul palco delle autorità come se fosse l’organizzatore dell’evento. Orlando arrivò con oltre mezzora di ritardo e Pappalardo mimò il gesto dello schiaffo… A cena fummo a tavola con quelli di Piana degli Albanesi e quando arrivò Pappalardo spingemmo Padre Randazzo a portarlo al nostro tavolo. “Ah quelli di Marineo vi si sente dalla Porziuncola” disse il Cardinale, rifiutando l’invito non avvezzo alle abbuffate in onore dei poveri. Erano gli anni che Marineo era il padrone assoluto della Curia palermitana con tre pezzi da 90 in cima alla Curia : Padre Randazzo, Padre Pecoraro, Padre Arnone e Padre Rocco. Mancava poco e Marineo avrebbe avuto il suo bell’Ufficio Miracoli . Alla messa principale eravamo sparsi nella basilica non ancora terremotata. Non possiamo dire che in quel momento si potevano godere gli affreschi, ma il solo pensiero che gente come Giotto secoli fa aveva affrescato la Basilica per deliziare una nullità come me, anni ed anni dopo mi riempi di orgoglio e mi sentivo onorato. Una sola volta l’anno, il 2 agosto appunto, confessato e in stato di grazia si può ricevere il “perdono di Assisi” là nella Porziuncola. Sul punto di accomiatarsi, il pontefice chiese a Francesco – felice per la concessione ottenuta – dove andasse “senza un documento” che attestasse quanto ottenuto. “Santo Padre, - rispose il Santo - a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l'opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”. Francesco chiedeva “non anni, ma anime” “chiunque verrà a questa chiesa confessato e contrito, sia assolto da tutti i suoi peccati, da colpa e da pena, in cielo e in terra, dal dì del battesimo fino al dì e all’ora ch’entrerà nella detta chiesa”. Nonostante, quindi, l’opposizione della Curia, e quando mai !, il pontefice gli accordò quanto richiedeva (“Piace a Noi che tu l’abbia”). E questo la dice lunga su tutti i pezzi di carta, dalle lauree agli attestati ai patentati e qui mi fermo !
Per chi volesse una biografia “umana” di Francesco di Assisi si legga la vita di Salvatorelli, chi volesse la poesia si riveda il film di Zeffirelli con la canzone di Baglioni “Dolce sentire” .
Come tutti i santi “ingenui” Francesco subì il martirio dai suoi confratelli che lo trattarono da babbeo sclerotico togliendogli di mano la sua creatura e lui li fregò con la sua semplicità.
Non credo che Sant’ Antonio seguisse Francesco per caso. Scarsissime le notizie e i contatti con il suo contemporaneo Federico II. Quest’ultimo intento a creare un “nuovo stato” il nostro Francesco , sapeva parlare al cuore degli uomini , agli animali e alle piante .

martedì 2 agosto 2011

SAINT SIGOLENNE

SMEMORATI ?
Sono andato di mattina presto in Piazza Saint Sigolenne e mi sono seduto nella rotonda dell’ulivo e lì ho aspettato un bel po’ . Sono passati dal sindaco all’assessore al gemelllagio , dal Trentacosti all’assessore alla cultura con il suo inseparabile siamese entrambi dietro due occhiali neri ( sembra che siano in partenza per Ravenna per tentare di separarli come per le disgraziate gemelline…) , poi un paio di vigili di Agrigento (sembra che il loro comando sia stato trasferito proprio lì) e questo mi fa presupporre che erano in servizio per il gonfalone, poi un po’ affannato il parroco che chiedeva …che dobbiamo fare, mentre indossava i paramenti. Due della San Ciro comp. Dicono di aspettare ordini per l’evento su il collega del loro santo francese. Mi aspetto un discorso del sindaco in francese ma non sento la marsigliese…Vedendomi lì dalla mattina qualcuno mi si avvicina facendomi domande. Un postino motorizzato mi chiede “certamente se c’è l’evento è festivo” e lasciata la moto va a casa seguito da una decina di dipendenti comunali. Francaviglia dichiara “senza ordinanza scritta non mi muovo”. Saputa la cosa Antonino Discafani manda messaggi dalla Montagnola chiedendo notizie del defunto, la poetessa ha già scritto una poesia, mentre Ezio Spataro fa pervenire un suo Canto sul colore degli escrementi a Brannu. Sono rimasto per un bel po’ poi sono andato via. Cosi mi sono perso il discorso del sindaco, quello accalorato dell’Ass. al Gemellaggio che ha si ordinato gli occhiali neri ma intanto è aiutato da due occhiaie “matrimoniali da luna di miele”, il programma , originalissimo elaborato dall’associazione “Marineo cultura” prevedeva :la sfilata delle confraternite, i tammurinari , sfilata della banda municipale diretta dal Maestro francese Matteò Bivon per le vie del paese, luminarie nel corso principale. I fuochi si faranno a Bolognetta in onore dei Comuni associati.
Era il 24 luglio era il giorno della festa di Saint Sigolenne , francese e collega in santità del ns. santo.
“Santa Sigolena Religiosa
VII secolo
Martirologio Romano: Nel territorio di Albi in Aquitania, in Francia, santa Sigolena, religiosa. Santa Sigolena (in francese Sigolène o Sigoulène) è commemorata dal Martyrologium Romanum che la qualifica quale religiosa. In realtà pare che non fosse stata una comune monaca, bensì la fondatrice e prima badessa del monastero di Troclar, vicino a Lagrace, nella regione francese della Linguadoca.
Assai incerta è l’epoca in cui visse la santa, collocabile tra il V e l’VIII secolo, anche se gli storici propendono generalmente per il VII secolo. Poco si sa dunque su di lei dal punto di vista storico, mentre prolificano invece le leggende sul suo conto.
Ancor oggi Santa Sigolena è venerata nella cattedrale di Albi, ove sono conservate le sue reliquie, ed inoltre anche la località di Sainte Sigolène tramanda la memoria del suo nome. “

sabato 30 luglio 2011

BELFAGOR ARCIDIAVOLO

Di Ezio Spataro si può dire di tutto o quasi.
Caro sig. Sanicola,
le mando il manifesto del recital di poesie che terrò al castello di Marineo l'11 agosto alle ore 21.00 . Non le mando l'articolo come ho fatto per gli altri blog, dato che lei, se deciderà di scrivere qualcosa in merito, si affiderà solo alle sue parole e alla sua arte. Mi raccomando non si risparmi !! E niente sconti !! Ezio Spataro
Già Lui te lo permette. Quando ,credo lo stesso programma, lo presentò a casa “Virga” ricevetti una lettera dal tono moderato ma più che elogiare i meriti del poeta azzannava me. Il mio se pur modestissimo commento sottolineava alcune cose . Abituati a sentirci solo omaggiare e quando ciò non avviene ci autoomaggiamo, soffriamo perché nessuno mette mai in conto che in ogni caso il giudizio va affrontato prima o poi. Ora il nostro amico è arrivato al castello ! Per me rimane meglio casa “Virga” . L’unica cosa sbagliata era la coincidenza con il referendum . Al castello paghi il prezzo politico e arricchisci un altrui curriculum . Certamente avrei preferito un altro luogo o tornare a casa “Virga” perché vedere la gente fuori che non riesce ad entrare è il miglior successo. Ezio merita credito illimitato e mi auguro che la gente vada a sentirlo in silenzio rispettoso come facemmo a casa “Virga”. Si sorrideva non si schiamazzava, nessuno chiacchierava di altro perché sarebbe stato buttato fuori dai presenti che non sopportavano i cafoni. Spero che Ezio rallenti appena un po’ il ritmo di lettura-recitazione non la premessa ai pezzi previsti.
Vai Ezio facci fare bella figura !
Colgo l’occasione per un avviso: E’ tornato Ciro Guastella !
Non correva buon sangue ultimamente fra noi due. Ancora non so perché ma se il coglione fra i due sono io mi fa piacere. Perché quando uno ti dice : noi abbiamo incominciato 50 anni fa e non ci può essere nuvola che possa coprire questo percorso così prezioso. Ti ringrazio Ciro ma soprattutto ben tornato ! Con altri non ho avuto questa fortuna, i ricatti sentimentali sono inaccettabili. E qui il coglione non sono io !
Ps Ciro Guastella è uno che non ha bisogno di avere un mestiere. Sa creare la qualsiasi usando attrezzi difficili da trovare sul mercato. Vuoi una chitarra e lui diventa liutaio, ma finita la chitarra se la tiene per se. Se la guarda la ammira la bacia e poi esce a farsi una passeggiata. Nessuno sa niente della chitarra ma lui è dentro di se orgoglioso e la passeggiata gli serve come un passaggio sul palcoscenico della vita. Che sia una Chitarra o qualsiasi altra cosa è lo stesso perchè lui usa attrezzi speciali :la sua sola intelligenza.

venerdì 29 luglio 2011

MARTA, MARTA...

Marta , Marta…
Se non c’eri tu Lazzaro non resuscitava

«Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».  Una frase simile che ti aspetti da un apostolo o da un “dotto” non penseresti  mai che sia stata detta da una casalinga. Ed il Cristo per ricompensarla gli fa subito resuscitare il fratello , quel Lazzaro amico e ospite con la sorella Maria a Betania in Giudea. Giustamente la Marta si lamenta con l’ospite perché è sempre trattata da casalinga ignorante, mentre la sorella ci sembra una di quelle sciatte intellettuali, scarse di corpo, sapientona con la sigaretta sempre in bocca, che a memoria di uomo non ha mai fatto un niente nella vita.E’ come certe paoline che non si capisce mai per chi lavorano. Gesù prima la rimprovera la Marta , poi come al solito avendo esaltato la sfaticata Maria la recupera. La Chiesa per anni ha preferito la Maria svalutando la Marta. Poi si è resa conto che “la casa” non va avanti senza la casalinga. Tanto è vero che è più presente Marta nei vangeli . Ci piace questa casalinga affatto ignorante e secondo noi manca qualcosa, una frase forse, una risposta a Gesù dopo che si è espresso a favore di Maria: Gesù non per contraddirti ma se vuoi mangiare stasera sarà bene che Maria venga in cucina e ci faccia vedere cosa sa fare con la sua sapienza…Oggi le Marie sono un esercito quasi tutte zitelle astiose saccenti ed infelici mentre le Marte sono quelle che tirano la carretta. La Chiesa se ne è accorta e sta modificando il giudizio.

Santa Marta di Betania
sec. I

Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite conosciamo Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. L'avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente «signora». Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262. (Avvenire)
Patronato: Casalinghe, Domestiche, Albergatori, Osti, Cuochi, Cognate
Etimologia: Marta = palma, dall'aramaico o variante di Maria
Emblema: Chiavi, Mestolo, Scopa, Drago
Martirologio Romano: Memoria di santa Marta, che a Betania vicino a Gerusalemme accolse nella sua casa il Signore Gesù e, alla morte del fratello, professò: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

L'UOMO CHE AMAVA I CAVALLI

Trovata la tomba di colui che ama i cavalli
FILIPPO
Si Sapeva dove doveva trovarsi ma non la si trovava. La cercavano nella cosiddetta “collina dei morti” ed invece era nel martyrion della chiesetta (recentemente venuta alla luce)che si trova a 50 metri di distanza,dove lo cercavano, nel luogo stesso dove subì il martirio sotto Domiziano crocifisso a testa in giù là nella romana Frigia. Quel poco che sappiamo di lui fanno un apostolo di primo piano . Decideva con Pietro, frequentava Giacomo l’immaginario fratello di Gesù , oggetto di una recente polemica scaturita dal termine “fratello”. Sicuramente gli insegnamenti del Battista ne hanno accentuato il carattere e lo si nota dalle domande che pone a Gesù. Scettico come Tommaso.E’ una scoperta che premia il D’Andria l’archeologo italiano che da anni lavora sul sito di Hierapolis (Pamukkale- Turchia). Siamo ancora nell’ambiente e atmosfera “della Bibbia aveva ragione”.
San Filippo Apostolo
Palestina, I secolo d.C.
Filippo, nato a Betsaida, fu tra i primi ad essere chiamato da Gesù. Spesso confuso con il diacono Filippo, al di là delle notizie forniteci dal quarto Vangelo, la tradizione e su di lui non è sempre concorde. Sicuramente evangelizzò, sotto Domiziano, la Frigia, dove sembra sia morto crocifisso a testa in giù.
Etimologia: Filippo = che ama i cavalli, dal greco
Emblema: Croce, Pani e pesci
Martirologio Romano: Festa dei santi Filippo e Giacomo, Apostoli. Filippo, nato a Betsaida come Pietro e Andrea e divenuto discepolo di Giovanni Battista, fu chiamato dal Signore perché lo seguisse; Giacomo, figlio di Alfeo, detto il Giusto, ritenuto dai Latini fratello del Signore, resse per primo la Chiesa di Gerusalemme e, durante la controversia sulla circoncisione, aderì alla proposta di Pietro di non imporre quell’antico giogo ai discepoli convertiti dal paganesimo, coronando, infine, il suo apostolato con il martirio. Due apostoli festeggiati insieme: Filippo e Giacomo. Due galilei che hanno trovato "colui del quale hanno scritto Mosè e i Profeti". E’ con queste parole che Filippo conduce a Gesù l’accigliato Natanaele (Bartolomeo) così diffidente verso quelli di Nazaret. Filippo è appena citato nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca. Giovanni lo presenta per la prima volta mentre fa il conto di quanto costerebbe sfamare la turba che è al seguito di Gesù (6,57). E, più tardi, quando accompagna Gesù, dopo l’ingresso in Gerusalemme, alcuni “Greci” venuti per la Pasqua: quasi certamente “proseliti” dell’ebraismo, di origine pagana (12,21 ss.). Nell’ultima cena, Filippo è uno di quelli che rivolgono domande ansiose a Gesù. Gli dice: "Signore, mostraci il Padre e ci basta", attirandosi dapprima un rilievo malinconico: "Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo?". E poi arriva, a lui e a tutti, il pieno chiarimento: "Chi ha visto me, ha visto il Padre".
Dopo l’Ascensione di Gesù, troviamo Filippo con gli altri apostoli e i primi fedeli, allorché viene nominato Mattia al posto del traditore Giuda (Atti degli apostoli, cap. 1). Poi non si sa più nulla di lui.

giovedì 28 luglio 2011

UNA GITA A RAVENNA

Sant' Apollinare di Ravenna
Vescovo e martire
circa II-III secolo
Sant'Apollinare, originario di Antiochia, per primo rivestì la carica episcopale nella città imperiale di Ravenna, forse incaricato dallo stesso apostolo San Pietro, di cui si dice fosse stato discepolo. Si dedicò all'opera di evangelizzazione dell'Emilia-Romagna, per morire infine martire, come vuole la tradizione. Le basiliche di Sant'Apollinare in Classe e Sant'Apollinare Nuovo sono luoghi privilegiati nel tramandarne la memoria. Il suo culto tuttavia si diffuse rapidamente anche oltre i confini cittadini. I pontefici Simmaco (498-514) ed Onorio I (625-638) ne favorirono la diffusione anche a Roma, mentre il re franco Clodoveo gli dedicò una chiesa presso Digione. In Germania probabilmente si diffuse ad opera dei monasteri benedettini, camaldolesi e avellani. Una chiesa era a lui dedicata anche a Bologna nell'area del Palazzo del Podestà, ma siccome fu demolita nel 1250 il cardinale Lambertini gli dedicò un altare nell'attuale Cattedrale cittadina. Sant'Apollinare è considerato patrono della città di cui per primo fu pastore, nonché dell'intera regione Emilia-Romagna.
Patronato: Ravenna, Emilia-Romagna
Etimologia: Apollinare = sacro ad Apollo, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Palma, Pallio
Martirologio Romano: Sant’Apollinare, vescovo, che, facendo conoscere tra le genti le insondabili ricchezze di Cristo, precedette come un buon pastore il suo gregge, onorando la Chiesa di Classe presso Ravenna in Romagna con il suo glorioso martirio. Il 23 luglio migrò al banchetto eterno.
(23 luglio: A Classe presso Ravenna in Romagna, commemorazione di sant’Apollinare, vescovo, la cui memoria si celebra il 20 luglio).
Accanto alla basilica di Sant’Apollinare in Ravenna è collocato il mausoleo di Galla Placidia.Una bomboniera rivestita di mosaici policromi. Una meraviglia . Non si può entrare come si entra in un supermercato. Bisogna tenere gli occhi rivolti verso il basso per molti muniti per dar agio alle pupille di regolare il diaframma dell’obiettivo. Quindi regolato ciò si alzano gli occhi dando le spalle all’ingresso iniziando ad ammirare il cielo stellato di un blu indescrivibile. Poi si spazia da san Lorenzo alle colombe e cosi via. Infine rimani abbagliato da una libreria che certamente vuol farci intendere che questa Galla Placidia era dotta e sapente.E’ difficile uscire da questo luogo incantato. Nella basilica i gusti sono diversi. Rimaneggiamenti nel tempo , stili diversi, labirinti che ti distraggono, sinopie incompiute.Nell’abside un infinità di messaggi simbolici non tutti facilmente decifrabili. Ma uno è una altra meraviglia biblica. Le due offerte a Dio. Quella di Abele e quella del più grande dei sacerdoti di tutti i tempi: Melchidesec. Il pio, il devoto, l’umile.
Potete girare per ore fra sarcofaghi e visitare il museo ma visto quanto detto sopra avete visto il massimo.

lunedì 18 luglio 2011

PIRRO E LE SUE VITTORIE

Il commissario ad acta dott. Angelo Sajeva, nominato con D.A. n. 354, con propria delibera n. 1 del 13 luglio 2011 ha approvato il rendiconto di gestione esercizio finanziario 2010 del comune di Marineo. Bilancio che il consiglio comunale nella seduta del 28 giugno con delibera n. 50 non aveva ritenuto di approvato. Il commissario, tra l’altro, dall’esame dei verbali relativi alla delibera n. 50 non riscontrava motivazioni di carattere tecnico – contabile che giustificassero la mancata approvazione del rendiconto da parte del consiglio comunale.
Sin qui Marineoweb.
Quindi i funzionari della nostra Amministrazione avevano lavorato bene se il Dottor Sajeva “non riscontrava motivazioni di carattere tecnico-contabile che giustificassero la mancata approvazione.
Bene ci pare. Allora perché qualcuno non viene a spiegarci a cosa serve il Consiglio comunale ? Dialettica politica ? Sulla pelle dei cittadini ? Rancori ? Giochi di potere ?
Il Presidente del Consiglio ci sembra collezioni quelle che erano le preferite di Pirro: le vittorie.