giovedì 29 settembre 2011

SANT'AGOSTINO : LE OPERE


Sant'Ambrogio battezza Sant'Agostino 
Le opere
 Agostino aderì, sì, al neoplatonismo cristiano: ma non intese mai costruire un sistema filosofico, chiudendosi solo nella contemplazione. La caratteristica del suo pensiero è drammaticità umana, vissuta come esperienza. Dal dubbio, al timore. Sino alla certezza, conquistata da Cristo, alla cui luce tutto è sottoposto, visto e considerato: “Inquietum est cor nostrum, donec non requiescat in te”. Il nostro cuore non ha pace, finché non riposa in te.
     Fra i suoi numerosi scritti ricordiamo “Contra academicos”, “De vita beata”, “De magistro”, “De libero arbitrio”, “De civitate Dei”. Solo per citarne alcune. Ma, naturalmente, quando si parla di S. Agostino, tutti pensano alle “Confessioni”. L’opera per chi l’ha letta prima o la legge oggi, è una cosa strana, curiosa e affascinante. La materia del discorso di Agostino non è ricavata – tranne che alla fine – dalla Rivelazione, ma è attinta dall’esperienza e dalla vita. Da un’esperienza e da una vita – come dire? – assolutamente piena.
PAVIA IN CIEL D'ORO
     “Intelligo ut credam et credo ut intelligam. Intellectus quaerens fidem, fides quaerens intellectum.” Ragiono per credere e credo per capire. La ragione domanda la fede, la fede domanda la ragione. Ma tutto è nell’uomo, fatto e creato a immagine e a somiglianza di Dio. “Quante cose vorrebbe sapere il mio cuore, colpito, Signore, dalla grande esiguità della mia vita?...”
 “Tutto è bello, quando è opera tua. Ma tu, ecco, sei indicibilmente più bello, essendo l’autore di ogni opera…”
     “La comprensione di queste verità, quale uomo potrà trovarla ad un uomo? Quale angelo ad angelo? Quale angelo a un uomo? Chiediamo a te, cerchiamo in te, bussiamo da te. Così, così otterremo. Così ci sarà aperto.” E pensare che, da giovane, voleva fare l’avvocato.     
R. M.

SANTI MICHELE GABRIELE RAFFAELE

Santi Michele,  Gabriele e Raffaele
Arcangeli

Dei tre angeli quello più noto è San Michele Arcangelo “la forza di Dio”perché capo degli angeli. Ci fu un tempo che era veneratissimo ed appariva ovunque. Da noi a li vagni  si mostrava sino agli anni cinquanta la sua impronta del piede lasciata su una pietra ,poi posta all’ingresso, impronta che ruppe la roccia facendo scaturire l’acqua termale. Gabriele “il messaggero” annunziò la maternità ad Anna e Maria e persino i musulmani lo venerano come colui che portò in terra la “sacra pietra nera “ della Kalba. Raffaele “colui che ti soccorre” . Storie e leggende partono dall’inizio dei tempi.Ed ancora oggi sono presenti (angeli custodi)  anche se discreti.  Gli scettici e gli atei (  eufemismo !) se ne accorgono solo in punto di morte ,  gli intellettuali cattolici li definiscono “parte del mito” e cosi via. Vi rimando ad un racconto sugli angeli dell’aprile scorso


Il santuario più famoso si trova sul Gargano ricco di fascino mistero fede e storia. Lo si trova all’altezza di San Giovanni Rotondo e chi passa dall’autostrada vi trova questa tappa fondamentale. Salutare Padre Pio , la più recente nuova entry fra i santi e beati, visitare la grotta di San Michele , fare un bagno a Vieste e gustare orecchiette e cime di rape . Appena qualche chilometro prima c’è l’area di servizio Dolmen di Bisceglie. Là in caso di viaggio lungo potete fare una sosta-picnic. Lasciate la macchina ben in vista e ben chiusa, dal lato sud nord c’è un cancelletto seguite il sentiero verso sud a cento passi c’è il sito archeologico più raro del nostro sud. Una tomba neolitica ciclopica unica nel suo genere. Dopo il picnic non dimenticate né cicche ne rifiuti. L’area di servizio è piena di cestini. Non mi pare male come programma...
Ps .non va dimenticata la nostra bella chiesa di San Michele di recente restauro e di rara pulizia

martedì 27 settembre 2011

SAN VENCESLAO Principe di Boemia


San Venceslao Martire
Stochov (Praga, Repubblica Ceca), ca. 907 - Stará Boleslav (Repubblica Ceca), 929/935

Vissuto nel X secolo, principe di Boemia, fu educato cristiana mente dalla nonna Santa Ludmilla. Giovanissimo, successe al padre dopo un periodo di emergenza della madre che gli preferiva il secondogenito Boleslao. Ella fomentò a tal punto la rivalità fra i due fratelli che Boleslao assalì Venceslao mentre si recava da solo, come era solito fare, in chiesa per il Mattutino. Difesosi dalla spada di Boleslao, a cui  risparmiò alla vita, venne ucciso dai suoi seguaci. Venceslao visse nel periodo in cui, in Boemia, il Cristianesimo era agli albori e l'attività apostolica e missionaria erano molto difficili e pericolose. Egli, profondamente religioso, contribuì alla diffusione del messaggio evangelico, promuovendo religiosamente e culturalmente il proprio popolo e, per la sua bontà e per la sua rettitudine, divenne il santo più popolare della Boemia. Fu educato alla sapienza umana e divina dalla zia paterna Ludmilla e, pur severo con sé stesso, fu però uomo di pace nell’amministrare il regno e misericordioso verso i poveri e riscattò in massa gli schiavi pagani in vendita a Praga, perché fossero battezzati; dopo avere affrontato molte difficoltà nel governare i suoi sudditi e nell’educarli alla fede, tradito da suo fratello Boleslao, fu ucciso in chiesa a Stará Boleslav in Boemia da alcuni sicari.
Patrono della Boemia-Etimologia: gloria della corona  - Emblema: Corona, Palma
 

San Venceslao

28 settembre – la festa del Patrono della Repubblica ceca

     Chiunque è stato a Praga conosce questo nome perché nel centro della città moderna avrà trovato una piazza lunga, piazza Venceslao, e in alto di questo vialone avrà visto una statua equestre di un cavaliere attorniata da quattro santi boemi. Qualcuno saprà anche che in ceco si dice Václav e che questo nome lo portano tuttora anche i personaggio famosi come Václav Havel, ex presidente della Repubblica ed attuale presidente Václav Klaus.
     Ma chi era san Veceslao? Un sovrano boemo del X secolo, l‘epoca in cui la Boemia era già cristiana ma perduravano le usanze e i modi di vivere pagani. Nel 925 a l’età di 18 anni prese in mano il governo del paese dopo una tragedia familiare. Sua madre Drahomíra, che fu il suo tutore, fece uccidere sua nonna Ludmila (la prima santa boema) per paura che essa avesse troppa influenza sul suo nipote Venceslao. Ci furono infatti due correnti della “politica estera”: riconoscere la supremazia dei tedeschi o cercare anche con la violenza l´indipendenza dall´Impero. San Venceslao che fu definito sovrano dal pugno deciso e dal ragionamento saggio, riconobbe che l´unica scelta per conservare la pace fu il riconoscimento della sovranità dell’Impero e il pagamento del tributo. Alternativa fu la guerra e l’annientamento del popolo boemo come succedette ad altri popoli.
     Anche se il cristianesimo in questo paese era agli albori – il nonno di San Venceslao fu battezzato da San Metodio, l’evangelizzatore di questi popoli – San Venceslao osservò con fervore l´insegnamento di Cristo e pretese altrettanto dai suoi sudditi. La sua forte inclinazione religiosa influenzò la riforma della legislatura che limitava la pena capitale al minimo, la liberazione degli schiavi e la costruzione della chiesa che sarebbe poi diventata la cattedrale di San Vito. Ottenne le reliquie di questo santo da Enrico I Uccellatore con il quale mantenne il rapporto d´amicizia.
     Il suo atteggiamento risoluto e la sua linea politica hanno trovato opposizione dei nobili agguerriti  che non solo conducevano la vita da pagani ma si sentivano pronti ad affrontare il nemico germanico con le armi e rimproverarono a San Venceslao la sua debolezza e la mancanza di audacia. Essi trovarono come guida il fratello di Venceslao Boleslao che bramava di diventare il sovrano. Invitare il fratello al battesimo del proprio figlio e farlo uccidere mentre si recava in chiesa fu poi molto facile.
     Boleslao subbentrò al fratello nel governo del paese ma ha solo confermato che la scelta politica di Venceslao fu giusta: per 14 anni lotto´ senza successo contro i tedeschi per riconoscere nel 950 la loro sovranità..
     San Venceslao fu venerato come un eroe, martire per la fede, simbolo e protettore della liberta´ nazionale. Il popolo boemo nella sua storia ha avuto molte occasioni per invocarlo e lo fece spesso proprio nella piazza a lui dedicata, vicino alla sua statua equestre. L´ultima volta i cechi si sono riuniti in questo posto durante la rivoluzione di velluto.
     L’intercessione di San Venceslao per il suo popolo, di  cui è “erede”, continua. Valgono ancora le parole del corale che si canta in questi giorni in tutte le chiese della Repubblica ceca: “Prega per noi Dio, non lasciar perire né noi né i nostri posteri.”. R.R.

lunedì 26 settembre 2011

ROSSANO Città anche di San Nilo

San Nilo da Rossano
Rossano Calabro (CS), 910 - Monastero di Sant’Agata, Grottaferrata (RM),
26 settembre 1004
Patronato: Rossano, Grottaferrata

Eravamo andati a Rossano partendo da un'altra località famosa. Sibari. Siamo capitati nel fatiscente villaggio turistico di Sibari pieno di soli romani nuovi ricchi e arroganti e subito scappati nel vedere uno scempio: architetti killer dell’ambiente. Lungo la costa est calabrese siamo scesi sino a Crotone per andare a Rossano . Deviamo verso l’interno seguendo la strada fra monti e dirupi che ci spiegano perché i nostri antichi si arroccavano in posti “imprendibili” vuoi per pace vuoi per guerra essendo gli arabi a portata di mano. Il paese non possiede servizi pubblici ed i bar ne sono sprovvisti. Timidamente chiediamo assistenza ad un signore il quale per pietà verso le signore ci guida verso la salvezza. Pensiamo ci porti a casa sua ed invece ci porta in una piazzetta dove si erge un pistacchio elegante e maestoso. Si ma il nostro problema…ci indica una vietta solitaria a sud …Nella cattedrale ammiriamo un affresco pietrale della Madonna, dell'Achiropita che per tradizione e significato della parola vuol dire "fatta non da man umana". La sacra icona, la cui origine è da collocare tra il 580 e la prima metà del sec VIII, è l'immagine della madre di Dio (Theotocos), che regge sul braccio sinistro il bambino: “è una pittura bella, di intensa spiritualità, nella quale il sacro si fa arte dentro vibrazioni e suggestioni orientali e bizantine”. L'Achiropita è il cuore pulsante dell'antica città e della fede devozionale del popolo.  
Giriamo tutta la mattina dentro una città bizantina dove tutto ricorda usi e costumi degli ortodossi. Il vero motivo del viaggio è un altro . Ammirare un codice unico e meraviglioso. Ma il guardiano non c’è e ci toccherà tornare il pomeriggio. Intanto sia i piccoli che quasi tutti lamentano crampi allo stomaco sia per fame che per la mancanza di luoghi preposti a questo.  Questo paese un tempo ricco di monasteri e eremiti è pieno di boschi eccellenti che producono privacy e riservatezza e cosi ci viene segnalato il patirion .Ci avviamo percorrendo una serie di tornanti infiniti e solo quando i boschi si fanno più ordinati giungiamo al patirion . uno di noi grida :ragazzi siamo a casa !
Una maestosa cattedrale normanna costruita dai nostri normanni dopo aver preso Rossano. La tipica cattedrale nel deserto. Il luogo ti toglie la parola. Visto , visitato apprezzato circondato da almeno 1000 tavoli  per picnic ci è sembrato il luogo ideale. Anche perché vistose tabelle indicavano i luoghi di cui maggiormente avevamo sentito la mancanza. Non ci fu il tempo per rilassare muscoli e vesciche e vediamo tornare i nostri esploratori sconsolati. Erano le rovine di un imponente latrina con una ventina di loculi distrutta e inzozzata . Ci passa a tutti la voglia di fare picnic. Ma vuoi i ragazzi che esigevano quanto loro spettante sia il fatto che avevamo fatto sostanziosi acquisti in paese mentre alcuni preparavano il picnic occupando un tavolo per persona altri creavano un ambiente dove si potesse leggere il giornale più o meno come si fa a casa propria il mattino presto. Torniamo a Rossano e dopo aver attraversato una decina di cancelli e porte rinforzate , aperta una enorme cassaforte ed estratto il codice ci mettiamo a ferro di cavallo attorno a questo magico documento. Era un vangelo detto purpureo   per via del colore rosso preminente. Parte di un vangelo portato lì nel 500 per salvarlo . Otteniamo visto che eravamo i soli visitatori di vederlo quasi tutto perché agli altri si mostra una pagina al giorno per proteggerlo. Questi rari documenti della nostra fede sono i miracoli che resistono nel tempo e testimoniano la grandezza dell’arte e della fede. Siamo tornati sulla litoranea salutando da lontano Crotone e la sua storia di cui una imponente colonna ci dice che esiste ancora per testimoniare la sua storia.


...e ai suicidi dirà , guardandoli negli occhi...

Debbo ammettere che Lei sa stuzzicare con capacità. Trova argomenti a dir poco scottanti in una comunità che si nutre in buona parte del bromuro comunale sparso a larghe mani da un assessore che non ha capito cosa sia la cultura e il ruolo che deve avere uno che si occupa di informazione. “Una capacità d'influenza sui giovani degli anni 70 superiore a quella della stessa Chiesa Cattolica” non solo è un falso ma un eufemismo gratuito della peggior specie di propaganda che nemmeno Nino Fasullo o il marinese Giuè avrebbero mai dichiarato, considerando il loro viscerale odio per la Chiesa. Mi ricorda appunto le manifestazioni degli anni ’70 quando una piazza era invasa da giovani scatenati e noi pensavamo che il paese venisse travolto ed invece contavano nulla. Proprio in quegli anni esplose Comunione e Liberazione in contrapposizione al “nulla” di tanti giovani che poi sfociarono in varie brigate e brigatucce. E’ come “Gesù, un pazzo…” Che l’ex Nino Fasullo butta con lo stile di un bombarolo in mezzo ai “quattro gatti” suoi compagni di merende per aggiungere al suo penoso curriculum :Io ho definito Gesù è pazzo… e ne ho fatto anche un convegno. Lei , gentile Signore, pesca queste situazioni perché il suo animo ancora è irrequieto. Il De Andrè lo cantavano i Ciellini come quelli di potere operaio e questo le dà fastidio. Crede che i cattolici siano bigotti e che chiudano gli occhi sui testi del De Andrè. Mi pare che il tempo delle contrapposizioni sia finito ed oggi è meglio estrapolare i contenuti senza appioppargli appartenenze. La Chiesa accoglie tutti anche coloro che la infangano e coloro che ne fanno un nemico per avere visibilità.

In risposta al Dottor Franco Virga su due temi proposti nel suo bollettino

mercoledì 21 settembre 2011

GIù LE MANI DA FIFì !

La notizia ,ignorata dall’altro blog comunale per via di uno “sgarbo” al Cavaliere da parte del nostro deontologicamente perfetto assessore, è uscita in sordina su Marineoweb fra due altre notizie. Solo ieri leggendola ho notato tre messaggi che sembrano senza importanza. Il primo “dal principe degli emigranti” sbeffa il nostro Fifì al di là di ogni rispetto umano. Insulta , ci risiamo , Fifì deridendolo . More solito lo stile è sempre quello: colpire duro trasversalmente. L’obiettivo è l’altro, il cavaliere, il semprepremiato, il sempre presente, il mecenate. Quelle fragili paci con strette di mano forzate, davanti a “pacificatori” che non amano la pace, ma che la impongono scegliendo e trascurando , ma soprattutto ben sapendo che ogni suo gesto è solo propagandistico. Questa falsa pace è durata solo il tempo di un viaggio di sola andata verso una “tana “ che ti dà sicurezza. Ed ecco il Fifì sbeffeggiato , il Fifì che gode tutte le nostre simpatie usato per colpire qualcun’ altro. Solita indegna mistificazione. Battuta sarcastica ?: no ! umorismo da boia. Siamo alla solita storia del cavalierato. Si insulta gratuitamente. La nostra Costituzione di cui è garante il Presidente della Repubblica e a cui Marineo partecipa attivamente con l’importante ruolo svolto dal nostro marinesissimo Dottor Salerno non mette limiti alla possibilità che un cittadino qualsiasi possa ricoprire anche il ruolo di consigliere. Perché dovrebbe far ridere il Fifì D’amato, per gli amici scariano” , nelle vesti di consigliere comunale ? Siamo sempre i soliti “marinesi che amano i marinesi”. Torniamo alla pace vera!

domenica 18 settembre 2011

SANT EUSTORGIO

Sant' Eustorgio I di Milano Vescovo
Eustorgio fu il nono vescovo di Milano. Una leggenda lo presenta come un greco mandato lì dall’imperatore come governatore. Alla morte di Protasio fu eletto vescovo, una vicenda ricorda quella di Ambrogio. Recatosi a Costantinopoli, al ritorno avrebbe eretto la chiesa che porta il suo nome, presso il luogo della primitiva comunità cristiana in zona porta Ticinese. In essa collocò l’arca con le reliquie dei Magi, poi finite a Colonia. Morì intorno al 355 e fu sepolto in Sant’Eustorgio. Fa parte di quel gruppo di quattro vescovi (con Dionigi, Ambrogio e Simpliciano) proposti subito al culto pubblico.
Etimologia: Eustorgio = bene amato, dal greco
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Milano, sant’Eustorgio, vescovo, di cui sant’Atanasio loda la professione della vera fede contro l’eresia ariana.

La zona si chiama Porta Ticinese (si va verso l’antica Ticino oggi Pavia) . Qui i primi cristiani si trovavano e avevano il loro fonte battesimale. Sant Eustorgio godette subito del culto pubblico cosa usuale per il vescovi lombardi. Portò quell’enorme sarcofago che vedete sulla destra , in fondo alla chiesa, che conteneva le reliquie dei Tre Re magi. Ripercorrere il cammino di queste reliquie è molto complesso. Sotto il Barbarossa Rainald di Colonia li trasportò facendovi costruire sopra il Duomo , poi altri vescovi lombardi ne ottennero il rimpatrio ,almeno in parte. Chi facesse il percorso Milano – Colonia incontrerebbe molte locande che si chiamano Ai Tre Re , che ancora oggi testimoniano il passaggio e la sosta delle reliquie. Io ho visitato solo quella di Basilea negli anni sessanta, fantasticando su leggende e racconti.   Come quella dell’Apostolo Barnaba che portò il sarcofago via mare sino a Luni in Lunigiana e da li su un carro sino a Milano e dove i buoi si fermarono sgorgò una sorgente (detta appunto di San Barnaba, poi fonte battesimale) e dove fu costrita la prima chiesa . A Cipro , a Paphos, San Barnaba era Cipriota, visitai i luoghi detti appunto di San Barnaba  che accompagnava  San Paolo. Ma questa è un'altra storia…