martedì 5 luglio 2011

SANTA MARIA GORETTI

Vergine e martire
Corinaldo (Ancona), 16 ottobre 1890 - Nettuno, Roma, 6 luglio 1902

Si è scritto molto negli anni recenti su questa ragazza. Ricordo foto e video sul suo “carnefice”, il suo pentimento, la sua conversione, la sua liberazione. Per molti fu una storia anomala. In un libro si parlò addirittura di provocazione della Goretti. Insomma a certi che non andava giù questa storia  da martire cristiana, tentarono di farlo passare per degrado. Fu un vero tentativo di stupro diremmo oggi. Una tentata violenza non riuscita ma una carneficina riuscita. In una società dove i livelli morali si abbassano sempre di più Maria Goretti simboleggia il limite invalicabile della morale cristiana. La nostra religione mette dei paletti ben precisi che vanno rispettati e non  spostati nel tempo  mai sorpassati e sopratutto in questo modo. Già si è superato il limite cambiando usi e costumi il cui prezzo è sotto gli occhi di tutti. Nel nostro tempo si diveltono questi paletti quasi impunemente tutti i giorni in ogni luogo. La Goretti con il suo sacrificio ha ribadito la sacralità del corpo umano e la ferma volontà di opporsi a lussuria e offesa.

lunedì 4 luglio 2011

SAN TOMMASO Apostolo 3 luglio

Questo Tommaso ci affascina. E’ quello che sentiamo molto vicino a noi. L’unica cosa che non ci quadra è che uno che frequentava Gesù tutti i giorni non si fosse reso conto con chi avesse a che fare. Ci affascina perché ha voluto “verificare” al di la di ogni ragionevole dubbio…
Lo ringraziamo perché grazie a lui noi siamo quelli  "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno". Come per tantissimi altri apostoli , discepoli e seguaci abbiamo scarne notizie.
Addirittura Tommaso fini in India. Questo non cambia nulla ma per quelli del provare per credere ogni piccola notizia ti rafforza.


Lo incontriamo tra gli Apostoli, senza nulla sapere della sua storia precedente. Il suo nome, in aramaico, significa “gemello”. Ci sono ignoti luogo di nascita e mestiere. Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 11, ci fa sentire subito la sua voce, non proprio entusiasta. Gesù ha lasciato la Giudea, diventata pericolosa: ma all’improvviso decide di ritornarci, andando a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli trovano che è rischioso, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: "Andiamo anche noi a morire con lui". E’ sicuro che la cosa finirà male; tuttavia non abbandona Gesù: preferisce condividere la sua disgrazia, anche brontolando.
Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità dopo la risurrezione. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Eccolo all’ultima Cena (Giovanni 14), stavolta come interrogante un po’ disorientato. Gesù sta per andare al Getsemani e dice che va a preparare per tutti un posto nella casa del Padre, soggiungendo: "E del luogo dove io vado voi conoscete la via". Obietta subito Tommaso, candido e confuso: "Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?". Scolaro un po’ duro di testa, ma sempre schietto, quando non capisce una cosa lo dice. E Gesù riassume per lui tutto l’insegnamento: "Io sono la via, la verità e la vita". Ora arriviamo alla sua uscita più clamorosa, che gli resterà appiccicata per sempre, e troppo severamente. Giovanni, capitolo 20: Gesù è risorto; è apparso ai discepoli, tra i quali non c’era Tommaso. E lui, sentendo parlare di risurrezione “solo da loro”, esige di toccare con mano. E’ a loro che parla, non a Gesù. E Gesù viene, otto giorni dopo, lo invita a “controllare”... Ed ecco che Tommaso, il pignolo, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione, chiamando Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”, come nessuno finora aveva mai fatto. E quasi gli suggerisce quella promessa per tutti, in tutti i tempi: "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno".
Tommaso è ancora citato da Giovanni al capitolo 21 durante l’apparizione di Gesù al lago di Tiberiade. Gli Atti (capitolo 1) lo nominano dopo l’Ascensione. Poi più nulla: ignoriamo quando e dove sia morto. Alcuni testi attribuiti a lui (anche un “Vangelo”) non sono ritenuti attendibili. A metà del VI secolo, il mercante egiziano Cosma Indicopleuste scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani; e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo. Sono i “Tommaso-cristiani”, comunità sempre vive nel XX secolo, ma di differenti appartenenze: al cattolicesimo, a Chiese protestanti e a riti cristiano-orientali.

MA CHI è QUESTA ERICA LI CASTRI ?

MA CHI è QUESTA ERICA LICASTRI ?
Non avevo mai parlato con questa ragazza. La incrociavo nel corso, qualche volta un saluto, con gli occhi mi compiacevo con chi la accompagnava nel passeggio . Tutto lì. Poi vedo un avviso che nel granaio dei Bologna Antonino Disclafani presenterà un libro di una certa Erica Li Castri. Cerco una scheda inutilmente. Qualche giorno prima verrà presentato un altro libro sponsorizzato da gente importante giunto ormai al terzo volume. Parto per Milano e mi perdo i due eventi a cui tenevo tanto. Da un lato mi sono risparmiato elogi logorroici delle solite persone che sembrano pagate per dire sempre le stesse cose dall’altro anche se agli autori non frega niente a chi si prende la briga di leggere le loro opere fa piacere che le due fatiche si incontrino: la fatica o piacere di scrivere con la fatica o piacere di leggere.
In questi due casi non posso fare commenti non essendo presente. Ma sentivo nell’aria più attenzione per il “poliziotto” che non per il brutto anatroccolo che poi tutti sanno bene che era anzi è un cigno. Sembrava il solito perenne antagonismo fra cultura borghesuccia e cultura popolare .
Passo in libreria a Marineo e acquisto una copia di Un sogno tra le pareti dell’immobile
Di una certa, a me sconosciutissima, Erica Li Castri. Lo porto a casa e subito diventa il 24mo libro ancora da leggere degli ultimissimi acquistati: in pratica lo leggero fra qualche mese, forse. Ma il libro per caso finisce in mani esperte ormai abituate a titoli di paesani trasferitisi in città.
Qui succede il finimondo. Per tre giorni vengo tormentato ad ascoltare il riepilogo di un diario fiabesco. Rimani nel vuoto dondolandoti su un altalena di sentimenti meravigliosi. Ti sdoppi in due personalità fortissime per poi rifonderti in un'unica vera anima cosi forte che ti respinge se non hai sensibilità.
Ma chi è questa Erica Li Castri ?

venerdì 1 luglio 2011

UN SOGNO TRA LE PARETI DELL'IMMOBILE

Albatri
QUELLO CHE NON HO MAI DETTO
     All’inizio del libro abbiamo l’impressione che Erica è Sofia, colei che scrive il diario. Hanno in comune la “diversità”, tutte e due sono nate con un grosso problema di movimento, non possono camminare. A un certo punto però Sofia sembra più fortunata di Erica. Le succede un miracolo e non solo riesce a camminare ma alla fine diventa una famosa ballerina. Certo ha faticato ad ottenere il successo ma Qualcuno l’ha aiutato in modo eccezionale.
     Ad Erica non è accaduto. Leggevo il libro di un fiato e mi dicevo che cosa è successo a Sofia per rivederla sulla carrozzina. E invece ho incontrato nel corso a Marineo Erica. Una ragazza ancora più coraggiosa di Sofia con un cuore aperto e desideroso di amicizia. Nel libro ci sono rari esempi di amicizia, persone alle quali Sofia “dice tutto”. Erica è talmente amica del lettore che gli racconta tutto: il suo sogno, ciò che non ha mai detto.
     C’è un personaggio particolare: la madre di Sofia. L’autrice ne tesse prima le lodi ma poi descrive con molto realismo incomprensione fra le due donne quando Sofia intraprende la strada della sua passione, la danza. La scrittrice torna per terra, non vola più, la madre sa che il sogno può far male alla sua “bambina”. Alla fine apprezza la sua vittoria, è vero, ma non convince. Se avessi l’occasione di conoscere in po’ meglio Erica vorrei dirle che anche lei ha un grosso talento, non ha bisogno delle scarpette da ballerina ma di una penna oppure di una tastiera del computer. Ci tiene con fiato sospeso, sa raccontare bene e soprattutto non si vergogna di scrivere ciò che sente. In questo ci apre gli orizzonti nuovi, l’esempio di inseguire l’infinito.
     Per una coincidenza il libro di Erica Li Castri è uscito in una casa editrice che si chiama Albatros. Un grande poeta francese, Baudelaire, ha dedicato a questo uccello la sua famosa poesia paragonando l’uomo al volatile che è elegante e grande quando vola in cielo e goffo quando cammina per terra. In questo senso tutti noi siamo “diversi” da ciò che dovevamo essere e qualche volta ci riesce a incoraggiarci a vicenda a prendere il volo. Come l’ha fatto Enrica. Grazie, aspettiamo la prossima occasione.    
 Ruzena Ruzickova

Erica Li Castri  - Un sogno tra le pareti dell’immobile. Albatros Roma Euro 13.90
È nata a Palermo nel 1994 e vive a Marineo.Frequenta il liceo classico.Sin dalla nascita soffre  di displasia distrofica che la costringe alla sedia a rotelle. Ma dalla sua vita, dalla passione per la scrittura e in particola modo per la poesia emerge la sua voglia di guardare al futuro con ottimismo. Questa è la sua prima pubblicazione.

SANTI PRIMI MARTIRI DELLA SANTA CHIESA DI ROMA


Santi Primi martiri della santa Chiesa di Roma
L'odierna celebrazione introdotta dal nuovo calendario romano universale si riferisce ai protomartiri della Chiesa di Roma, vittime della persecuzione di Nerone in seguito all'incendio di Roma, avvenuto il 19 luglio del 64. Perché Nerone perseguitò i cristiani? Ce lo dice Cornelio Tacito nel XV libro degli Annales: "Siccome circolavano voci che l'incendio di Roma fosse stato doloso, Nerone presentò come colpevoli, punendoli con pene ricercatissime, coloro che, odiati per le loro abominazioni, erano chiamati dal volgo cristiani".
Ai tempi di Nerone, a Roma, accanto alla comunità ebraica, viveva quella esigua e pacifica dei cristiani. Su questi, poco conosciuti, circolavano voci calunniose. Nerone scaricò su di loro, condannandoli ad efferati supplizi, le accuse a lui rivolte. Del resto le idee professate dai cristiani erano di aperta sfida agli dei pagani gelosi e vendicativi... "I pagani - ricorderà più tardi Tertulliano - attribuiscono ai cristiani ogni pubblica calamità, ogni flagello. Se le acque del Tevere escono dagli argini e invadono la città, se al contrario il Nilo non rigonfia e non inonda i campi, se vi è siccità, carestia, peste, terremoto, è tutta colpa dei cristiani, che disprezzano gli dei, e da tutte le parti si grida: i cristiani ai leoni!".
Nerone ebbe la responsabilità di aver dato il via all'assurda ostilità del popolo romano, peraltro molto tollerante in materia religiosa, nei confronti dei cristiani: la ferocia con la quale colpì i presunti incendiari non trova neppure la giustificazione del supremo interesse dell'impero. Episodi orrendi come quello delle fiaccole umane, cosparse di pece e fatte ardere nei giardini del colle Oppio, o come quello di donne e bambini vestiti con pelle di animali e lasciati in balia delle bestie feroci nel circo, furono tali da destare un senso di pietà e di orrore nello stesso popolo romano. "Allora - scrive ancora Tacito - si manifestò un sentimento di pietà, pur trattandosi di gente meritevole dei più esemplari castighi, perché si vedeva che erano eliminati non per il bene pubblico, ma per soddisfare la crudeltà di un individuo", Nerone. La persecuzione non si arrestò a quella fatale estate del 64, ma si prolungò fino al 67.
Tra i martiri più illustri vi furono il principe degli apostoli, crocifisso nel circo neroniano, dove sorge la basilica di S. Pietro, e l'apostolo dei gentili, S. Paolo, decapitato alle Acque Salvie e sepolto lungo la via Ostiense. Dopo la festività congiunta dei due apostoli, il nuovo calendario vuole appunto celebrare la memoria dei numerosi martiri che non poterono avere un posto peculiare nella liturgia.




Non possiamo permetterci nessun commento. Anche se qualche critico o storico che sia ha cercato di riabilitare Nerone rimane il fatto. Senza quell’estate del ’64 o sarebbe meglio chiamarla primavera , ci sarebbe mancata una paternità cosi forte. Questi “testimoni” sono e saranno sempre una barriera contro l’ateismo. Ci si nasconde dietro l’ateismo per professare idee , dare giudizi, avere opinioni. E’ tipico dell’ateo il nascondersi il negarsi il non avere nessuna responsabilità. E’ come i matrimoni di oggi. Disconoscersi ma amarsi. Utopie di numeri e non esseri umani. Non libertà ma licenze . Li vediamo ovunque sbandati e senza origine, appaiono e spariscono dalla scena , vuoti e drammatici. Ti elencano vizi e peccati altrui come se “questi altrui” non lo sapessero o li negassero. Non sanno spiegarsi perché sono al mondo . Non so se Nerone fosse ateo ma chi eseguiva i suoi ordini si. Accomunerei a questi testimoni le vittime delle stragi, di mafia, delle guerre, a tutti coloro che “pagano e hanno pagato” con il martirio. 


SANT'ARONNE

SANT’ARONNE, il fratello di Mosé

Mosè certamente approfittava del suo fratello balbuziente. Lo mandava avanti e indietro e sembra che anche lui fosse balbuziente. Ma Dio quadra sempre le situazioni e così ad Aronne toccava sempre mettere la faccia. Era l’interlocutore favorito del Faraone, usava il bastone magistralmente. Dio appunto lo fece capo e fece con lui un’alleanza perenne. Aronne fu sacerdote “per sempre” come Melkisedech. Anche se quest’ultimo ci appare più pio e mite, Dio scelse Aronne e da lui discese il sacerdozio e quindi i preti. Ci sono figure di preti che si stenta a credere al percorso fatto. Figure che oggi sono elencate nel calendario in almeno dieci al giorno fra santi e beati. A noi recentemente ne è toccato uno che non è nè santo nè beato, ma, finalmente, uno che sa parlare e anche scrivere. Ha anche entusiasmo e creatività. Insomma mentre lui porta “messi” al Signore, qualche bue esce dalla stalla.
Vi riferisco questo episodio.
All’uscita dei Vespri mi imbatto sui Realmonte. Li vedo un po’abbattuti e mi confidano: Ieri siamo passato nella piazza dove un certo Si-sà o Sa-sà intratteneva i marinesi. La piazza era piena zeppa. Ieri all’adorazione eravamo in 2. Bene, rispondo, vuol dire che gli organizzatori hanno azzeccato programma. Realmonte 1 mi riprende. E’ questo il risultato della nostra evangelizzazione? E questo l’esempio? Sono questi i risultati? In cosa abbiamo sbagliato, dove abbiamo fallito? Realmonte non scherza su questi argomenti. Ed io non sono all’altezza di dare risposte. Analizza alcuni fattori anche Realmonte 2 (la moglie) e aggiunge dettagli. Viene spontaneo a questo punto analizzare anche cosa succede in casa d’altri. Mi spingo oltre con qualche lusinga sul lavoro fatto, sulla qualità delle persone e cosi via. Questa battaglia somiglia a quella, su scala nazionale. dell’audience. Sul cantante, sul cabarettista, sulle luminarie e i tamburi. Sul sacro e profano. E’ una lenta agonia, non vedo la luce in fondo al tunnel. Ora qualcuno pensa che il nostro don debba fare miracoli. Io dico: primo ne ha la capacità e secondo se vuole entrare in quel calendario non può farne a meno.

PS  Oggi è anche la solennità del Sacro Cuore di Gesù. Festività voluta e creata dai francesi  a cui hanno dedicato migliaia di chiese e scuole. Anche da noi abbondano. Ma soprattutto le immaginette appese nelle case. L’iconografia non è delle migliori (sembra un trapianto di cuore ben riuscito), ma è la cosa più cara alle suore in genere.

CICIRI

CICIRI
Per aver toccato,un francese, le tette alla fidanzata,moglie, alla figlia o alla sorella, non certo alla suocera, un nostro antenato tirato, come soleva fare, fuori il coltello diede l’avvio ad una rivoluzione, che fu la madre di quella più recente detta francese.
Da allora abbiamo imparato, tranne rari casi, che non vale la pena scatenare rivoluzioni per una tetta seppur prorompente e accattivante. Ci lasciamo fare di tutto. Pensate alle assicurazioni. Ci vorrebbe che il nostro comune prendesse accordi con i nostri amici gemellati francesi per farci mandare una decina di quelle macchine meccaniche inventate da un certo Guilleton , dette ghigliottine, metterle nelle piazze e farle funzionare a ritmo serrato. Di boia qui ne troviamo a dozzine e via …. Le assicurazioni hanno superato il limite ragionevole delle cose. Sono un insulto, altro che toccatine di tette. Fanno quello che vogliono. Aumentano ad ogni cambio di stagione, ti ricattano con il bonus-malus , ti insultano trattandoti come un incapace. “Voi del sud avete inquinato, truccato il tutto con i vostri dottori che fanno perizie compiacenti, i periti manovrati, gli incidenti falsi”. Ora ne paghiamo le conseguenze. Torna la teoria tutti paghiamo per tutti. Ma io sono io ! Non siamo più capaci di fare le rivoluzioni. Ci stavamo salvando da Tim e famiglia e scopriamo che se vuoi telefonare devi sempre passare da loro. Vi ricordate le cabine telefoniche distrutte ? Ci hanno detto per anni: siete vandali ! Ora scopriamo che era la gente disperata dalla “dittatura”. Ora stanno riprendendo. Quello che ti dice la “stagista” vendendoti il contratto non è mai completo e definitivo. Fraintendi sempre tu ! E come acquistare una enciclopedia per strada. Ritirare un telefonino perché indegno e rimetterlo in commercio va mandato nella piazza 1 dove è installata la ghigliottina 1. Il direttore delle poste, non il locale ma il generale assieme al regionale alla piazza Castello dove trovasi la ghigliottina 2, Tutti gli assicuratori alla ghigliottina 3 che si trova nello spiazzo del gorgaccio. E cosi via. Non siamo più capaci a fare le rivoluzioni. Luce ,gas ed ora acqua: ne devi fare, Franco, di referendum…
Adesso c’è la democrazia i referendum e palliativi del genere.
Diamo la cittadinanza onoraria all’ing. Guilleton che si trasferisca alla ficuzza per poter servire un bacino di utenza più vasto possibile. Quelli di Bolognetta li serviamo noi. Quelli di Misilmeri è dal secolo scorso che non rivoluzionano più, noi negli anni recenti ci abbiamo provato lasciando sul terremo una 30 di morti fra bambini,donne e simili.
Ricominciamo nuovamente da Ciciri…