sabato 9 aprile 2011

Podvod magie

Anotace Knihy. Poslední dobou jsme svědky mimořádné přitažlivosti magie pro naše současníky, křesťany mnohdy nevyjímaje, zvláště když se magické teorie i praktiky zahalí do hávu spirituality, psychologie nebo alternativní medicíny. Studie italského autora je pozoruhodná svou střízlivostí, ale i jasností rozlišování, které vychází nejen z praxe exorcisty, ale ze solidní znalosti filosofického pozadí magie, křesťanské teologie i náboženské psychologie. Právě nabídka srozumitelných kritérií rozlišování je asi největším přínosem předkládané.knihy. Leoluca Pasqua (1967) je knězem arcidiecéze Palermo (Sicílie), v současnosti slouží jako vícerektor arcidiecézního kněžského semináře. Teologii vystudoval na fakultě Jana Evangelisty v Palermu a několik let byl pověřen úřadem exorcisty. Léta se věnuje i formaci kněží v této oblasti a přednáší na témata magie, spiritismu a okultismu.
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Leoluca Pasqua Inganno della magia
Negli ultimi tempi siamo testimoni di una straordinaria attrazione della magia che subiscono i nostri contemporanei, spesso compresi anche i cristiani, specialmente quando le teorie e le pratiche magiche si avvolgono nell’abito della spiritualità, della psicologia oppure della medicina alternativa. Il saggio dell’autore italiano è degno di attenzione per la sua sobrietà ma anche per la sua chiarezza di discernimento che sono frutto non solo della pratica dell’esorcista ma anche delle conoscenze filosofiche solide del retroscena della magia, della teologia cristiana come anche della psicologia della religione. Proprio l’offerta dei criteri chiari di distinzione/discernimento/ è probabilmente l’apporto più grande del libro tradotto. Leoluca Pasqua (1967) è sacerdote della diocesi di Palermo (Sicilia), attualmente copre la funzione del vice del rettore del seminario arcidiocesano. Ha studiato la teologia alla facoltà Giovanni Evangelista a Palermo e per alcuni anni gli è stato affidato l’ufficio dell’esorcista. Per anni si occupa della formazione dei sacerdoti in questa campo e tiene le lezioni sui temi della magia, dello spiritismo e dell’occultismo.R.R.
UN ALTRO EVENTO CULTURALE PER MARINEO
Mentre sia in campo nazionale che locale ci si appresta a “consumare” la settimana della cultura suggeriamo di scegliere gli eventi perché dalla presentazione dei libri siamo passati alle mostre con un ritmo impressionante: due tre in contemporanea. E’ vero siamo pittori, poeti, cantori, scrittori . Lo siamo in modo strano perché quasi tutti sono sostenuti da una schiera infinita di parenti preparatissimi , quasi arraggiati, soli compratori delle loro opere . Artisti che una volta erano disperati e senza famiglia oggi sono coccolati da genitori acritici , sponsor interessati . Ma in questa folla anonima non possiamo non segnalare quello che noi crediamo sia un altro evento di grande portata. L’uscita di un'opera già edita , lodata ovunque. Il nostro Parroco Leoluca Pasqua ci fa trovare nell’ uovo di Pasqua una grandissima sorpresa. Quello che avete letto all’inizio è la presentazione del suo libro Inganno della magia nella lingua ceca . Oltre ad avere avuto una ottima diffusione in Italia ora si varcano i confini . Siamo felicissimi perché in mezzo a “tutti questi sapientoni nostrani” qualcuno ci porta lontano. Complimenti Parroco. Ahoj .

lunedì 4 aprile 2011

FALSI MITI


Ipazia, la verità e le bugie ideologiche  di Moreno Morani
Ipazia. La vera storia è il titolo del libro di Silvia Ronchey, e la fascetta editoriale porta questa frase di Umberto Eco: «Una bizantinista, che sa lavorare sui documenti, racconta la vera storia di Ipazia – che non è meno affascinante delle leggende». Un programma impegnativo, dunque: ridare i contorni storici a una figura in cui storia e leggenda si mescolano in modo inestricabile.
Perché dell’Ipazia storica sappiamo poco, e tra la penuria di documenti storici e la mole di libri scritti su di lei la sproporzione è schiacciante. Tra l’Ipazia della storia e le sue proiezioni, quasi sempre avvelenate dalla volontà di usarla come simbolo (martire del libero pensiero, dell’intolleranza cristiana, del femminismo, della scienza, e via dicendo), sono le seconde a risultare vincenti. Nei buchi della storia si inserisce facilmente l’ideologia. La Realencyklopädie di Pauly-Wissowa, il monumentale repertorio in diverse decine di volumi che raccoglie tutto ciò che sappiamo del mondo antico, elenca in poche colonne le scarne notizie che ci restano, e nota che già nei testi più antichi si assiste al formarsi del «romanzo di Ipazia, che proliferò in modo lussureggiante». Chi fu veramente Ipazia? Nessuna fonte risponde in modo soddisfacente alla domanda. Fu un personaggio di primo piano dell’élite culturale alessandrina del V secolo, uccisa durante un tumulto da un gruppo di cristiani fanatici sobillati da un certo Pietro il lettore. Le modalità e le circostanze dell’uccisione non sono ben chiarite dalle fonti antiche, che le espongono in modo incerto e discordante. Il mondo tardo-antico è un crogiolo di tensioni, e Alessandria, importante e agiato centro che ha alle spalle una prestigiosissima tradizione culturale, ma anche una tradizione di disordini e di violenze, è un microcosmo in cui i contrasti anziché attutirsi si dilatano. Vi è un contrasto sempre meno latente tra la Chiesa, naturalmente gelosa delle sue prerogative, e i rappresentanti del potere imperiale. Tra i cristiani vi sono drammatiche lacerazioni interne di eresie e sette. Ai margini della chiesa vi sono frange di estremisti (laici e monaci), inclini a scendere in piazza e a menare le mani più che a pregare. Il paganesimo vive le sua stagione declinante, le scuole filosofiche pagane esprimono i loro ultimi pensatori. Vi sono gli ebrei (coi quali la tensione è altissima), vi sono gli gnostici, che organizzano parodie di culti cristiani nei giorni stessi delle festività cristiane, e forse vi sono anche i buddhisti. Sono accentuati i contrasti, ma esistono anche momenti di reciproca integrazione. Il pensiero cristiano apprezza e fa propri molti motivi del neoplatonismo, e vi sono persino episodi di sincretismo. Nel 415, quando Ipazia viene uccisa, vescovo di Alessandria (una sede episcopale che aveva potuto sperimentare dal vivo la crudezza delle lotte con l’arianesimo, nelle quali il potere imperiale era intervenuto pesantemente, favorendo gli ariani e costringendo il vescovo Atanasio a un esilio temporaneo) è Cirillo, uomo energico e di straordinaria dottrina, autore di un numero impressionante di scritti (nessun altro autore della Grecità cristiana scrisse quanto lui), in prima linea nella difesa dell’ortodossia contro l’eresia monofisita, che sosteneva la presenza in Cristo di due nature distinte, umana e divina, e limitava la maternità di Maria alla sola natura umana. Allo zelo dottrinale non sempre corrispose un equilibrio nella guida della diocesi: gli viene rimproverata una serie di atti imprudenti ed eccessivi, e soprattutto il fatto di non avere preso sufficientemente le distanze dalle frange fanatiche. Da questo a farne il mandante dell’uccisione di Ipazia ne corre. Il libro della Ronchey, arricchito da un apparato critico straordinariamente ampio (pp. 195-292), dà una panoramica delle fonti antiche e delle riletture moderne. Alle lacune della documentazione fatalmente lo storico è portato a sopperire con congetture e ipotesi, sulle quali purtroppo si costruiscono altre ipotesi. Questo vale, ad esempio, per la sopravvalutazione dei meriti filosofici di Ipazia, rispetto ai quali gli antichi sembrano piuttosto scettici («donna versata nella matematica, ma non meritevole del nome di filosofo» dice il pagano Damascio). Sul suo pensiero non sappiamo nulla di nulla: da dove trae la Ronchey la certezza che Ipazia «cercava la verità, amava il dubbio, detestava la manipolazione» (p. 11)? Se il proposito è quello di ricostruirne la figura «in modo non settario. Di leggere la sua storia in maniera autenticamente laica e libera: per quanto possibile, vera» (p. 12), il risultato non sempre corrisponde all’intento. Un solo esempio. La Storia Ecclesiastica di Socrate Scolastico costituisce una fonte primaria per la ricostruzione degli avvenimenti. Secondo la Ronchey (p. 60) «anche per il cristiano Socrate fu una non piccola infamia questa compiuta da Cirillo e dalla chiesa di Alessandria». Ma il testo non dice così. Precisamente vi si legge: «Questo fatto produsse una non piccola infamia per Cirillo e la chiesa di Alessandria». Quindi nessuna palese intenzione accusatoria nei confronti del vescovo: semplicemente la segnalazione che l’uccisione di Ipazia dilatò un’immagine negativa della chiesa di Alessandria e del suo vescovo. La Ronchey non ha esitazioni: «Cirillo fu colpevole della morte di Ipazia? Certo» (p. 133). Nemmeno il beneficio del dubbio! Come è poco garantista il pensiero laico, arroccato nelle sue certezze aprioristiche! Soprattutto, si richiederebbe allo storico moderno un minimo di prudenza, quando affronta fatti così delicati e dai contorni così incerti. A quanto pare, il fatto che l’insinuazione della responsabilità (o corresponsabilità) di Cirillo non compaia nelle fonti più antiche e si affacci solo più di un secolo dopo i fatti non sembra rilevante. Forse le fonti successive si sono rifatte a tradizioni orali, ma nel contesto specifico dire “tradizionale orale” non è molto diverso dal dire “diceria popolare” e magari “calunnia”. La Ronchey ritiene sconcertante (p. 90) che nella voce Cirillo d’Alessandria dell’Enciclopedia Cattolica si legga che «non si può imputare a Cirillo questo assassinio». In realtà anche altri grandi repertori non cattolici arrivano alle stesse conclusioni, a partire dalla citata Pauly-Wissowa, che elenca le fonti e ne presenta con inappuntabile rigore critico il carattere poco attendibile, contraddittorio e incline all’amplificazione, e sottolinea l’inverosimiglianza di alcune affermazioni (p.es. la tesi di Damascio della gelosia di Cirillo per la cultura e il carisma di Ipazia).  E comunque, perché la Ronchey ha una fiducia così granitica delle sue convinzioni, tanto da ritenere che ogni interpretazione non collimante con la sua sia scandalosa? L’enfasi sul fatto che fu «il cattolicesimo ottocentesco a promuovere Cirillo dottore della Chiesa … nel 1882 … da Leone XIII, un papa ossessionato dal nuovo paganesimo rappresentato dalla massoneria» (p. 91) è fuori luogo. Il titolo di dottore della Chiesa fu conferito a Cirillo in grazia della sua dottrina sull’Incarnazione e sulla Maternità di Maria (sostenne la formula “Maria Madre di Dio” contro la formula nestoriana “Maria Madre di Cristo”), e non ha nessun riferimento con la sua attività politica. Per la Ronchey «il monofisita Cirillo sarà fatto santo. Il suo fantasma di eresiarca intoccabile sopravviverà implacabilmente» (p. 35). Ma da dove ha ricavato l’idea che Cirillo sia monofisita, quando sia la chiesa cattolica (si veda la Catechesi di Benedetto XVI del 3 ottobre 2007) sia le chiese ortodossa, copta, armena hanno riconosciuto in lui un intransigente paladino dell’ortodossia, gli anglicani ne hanno fatto uno dei “Maestri della fede”, e la liturgia siriaca lo saluta come «torre di verità e interprete del Verbo di Dio fatto carne»? Se la Ronchey protesta più volte sulla pretesa della Chiesa di ingerirsi in ambiti che non le competono, a maggior ragione dovrebbe astenersi dall’intervenire su questioni ecclesiali: che autorità ha per stabilire chi è eretico e chi non lo è? La Ronchey parla di una «generale e millenaria omertà della Chiesa di Roma» e lamenta che «nonostante le scuse e le richieste di perdono dispensate un po’ a tutti tra la fine del ventesimo e l’inizio del ventunesimo secolo» (pp. 92-93) non vi sia mai stata una richiesta di perdono per Ipazia e una presa di distanza da Cirillo. Ma di che cosa dovrebbe chiedere perdono la Chiesa di Roma?  Se un gruppo di cristiani fanatici di Alessandria in un contesto di tensione estrema ha ucciso barbaramente una donna, si tratta sicuramente di un crimine deplorevole, ma che responsabilità può avere la Chiesa di Roma? Quanto al vescovo, posto che nessuna prova positiva si ha della sua corresponsabilità, e al massimo gli si possono imputare imprudenze nell’azione temporale, è compito della Chiesa dispensare giudizi su questioni di natura storica che tocca agli studiosi ricostruire e interpretare? Riassumendo, il libro presenta un esame molto ampio del materiale, ma, sotto il manto di una obiettività solo apparente, fornisce in realtà una lettura dei fatti viziata da un atteggiamento di fondo (ribadito con insistenza quasi ad ogni pagina) pregiudizialmente ostile alla realtà ecclesiale. Questo, ovviamente ne fa un libro di parte e ne sminuisce l’affidabilità.

SIGNORI, QUI SI SCRIVE LA STORIA

Si arriva alla spicciolata e subito Il prof. Scarpulla ci intrattiene sui significati della mostra in una sala del museo. Parole già sentite in questa “gara” del 150° anniversario. Non c’ è tempo per i dettagli perché tutti siamo venuti per l’evento editoriale dell’anno. Ci trasferiamo “nella splendida e meravigliosa sala” del castello(sic). Non occorre fare silenzio perché subito lo Scarpulla lascia i panni di “guida” e veste quelli dello storico. Tre interventi precisi mai noiosi, relatori preparati. Il pubblico meritava e ascoltava attento e interessato. Dopo il dottor Aquila e il dottor Paterna (puntigliosi) tocca alla prof.ssa Rampolla. Commovente la sua rievocazione con lunghi passaggi personali (il pino nel giardino, i detti del pro zio, i ricordi dei ricordi). Infine Ciro Spataro. Ci è piaciuto l’uomo . Avvezzo alle folle alle piazze, alla politica , qui avevamo davanti l’uomo spogliato dalla politica che mostra le sue emozioni. E’ stato il miglior Ciro Spataro degli ultimi anni. Ora il suo lavoro dovrà essere analizzato e commentato ma di positivo c’è il fatto di aver fatto rivivere , di aver dato voce di aver riportato fra noi un “marinese” doc. Caparbio e irriducibile ci sembra questo Antonino Salerno con le sue contraddizioni, umiliazioni e orgoglio. Riscoprire i dettagli del passaggio di Giuseppe Garibaldi da Marineo colma una lacuna e chiarisce una pagina della nostra storia . Spiace questa spasmodica ricerca del negativo, delle cose che non andavano, dei difetti del Risorgimento. Ci si dimentica che una simile rivoluzione rimane in ogni caso un'incompiuta e tocca alle future generazioni completarla.
Andiamo a leggerci il libro .

IL TEATRO DEI PUPI NEL PROGETTO COMENIUS “GREEN SCHOOL” DI SAN GIUSEPPE JATO


In occasione del progetto Comenius ho chiesto alla Prof.ssa Marilena Sciurba di mandarmi un breve resoconto per documentare non solo le iniziative del Comprensivo di San Giuseppe Jato ma anche la presenza del teatro dei pupi in un evento così particolare. Eccovi la Sua risposta.

Gentilissimo  signor Sanicola anche se con ritardo le invio  ciò che lei ha richiesto. L'Istituto Comprensivo di San Giuseppe Jato S. Riccobono ha ospitato insegnanti provenienti dalla Svezia, Fillandia, Estonia Grecia, Slovenia e Francia, per i lavori del progetto Comenius "Green School" finalizzato alla protezione dell'ambiente e che si concluderà a fine maggio in Estonia. Tale progettto ha avuto come referente le prof.ssa Patrizia Buscemi, e l'insostituibile collaborazione del dirigente prof G. Lo Porto. Il presidente della F.I.L.D.I.S. di Monreale, prof.ssa Grazia Turdo,   che nel proprio programma annuale aveva previsto l'apertura delle proprie attività  sociali e culturali all'Europa, ha voluto partecipare ospitando il gruppo Comenus Domenica 27 Aprile e con il sostengo del signor O. Sanicola, che ha effettuto una rappresentazione di "Opera dei pupi", apprezzata dai rappresentanti dei paesi europei.
L'On. S.Caputo, vice -sindaco Di Monreale ha salutato gli ospiti  presso il  complesso monumentale  Guglielmo II di Monreale. nel ringraziarla per la sua disponibilità le invio cordiali saluti
                                                     Marilena Sciurba

sabato 2 aprile 2011

IL LIBRO DI CIRO SPATARO

La coprtina del libro

La pagina dove si descrive la presenza di Garibaldi a Marineio

ALDO CALDERONE

IL SECOLO MALEDETTO DI MARINEO
1820 - 1848
Quando si tratta di storia locale molti drizzano le orecchie perché l’interesse per la “storia patria” è da un lato grandissimo ma dall’altro richiede pazienza,costanza, ricerca, studio. Quando ho saputo che Aldo Calderone (pronipote del nostro unico storico marinese, quindi figlio d’arte) dopo anni di ricerca aveva composto uno studio su un periodo ben preciso del nostro passato ho cercato in tutti i modi di conoscere i risultati del suo lavoro. La persona è estremamente riservata e non è facile ottenere informazioni. Giustamente avrei dovuto aspettare l’uscita del suo libro. Ma l’occasione della concomitanza con l’uscita del libro di Ciro Spataro mi ha spinto ad insistere ed Aldo Calderone mi ha parlato del suo lavoro. E’ emozionante trovarsi in questo momento quando due lavori diversi ci chiariscono quasi un secolo. Aldo Calderone il periodo 1820-1848 mentre Ciro Spataro 1848 – 1882.
Il caso vuole che il secondo lavoro venga presentato prima e sabato sera avremo i dettagli che attiveranno le emozioni dei nostri progenitori trasferendole su di noi. Sapremo dove quando e come Garibaldi venne a Marineo. Questo non cambierà nulla della nostra storia ma ci renderà partecipi di un momento irripetibile .L’inizio del nostro cammino come identità unica nazionale. Un percorso che ancora non è completamente compiuto ma che abbiamo vissuto come fratelli che si ritrovano facenti parte della stessa famiglia ora ricomposta . Quindi vivremo questa emozione grazie ad un Diario ritrovato e tradotto da Ciro Spataro.
L’altro evento , ora più allettante, è Il secolo maledetto di Marineo 1820-1848 di Aldo Calderone. “Il secolo delle Stragi” lo definisce il prof. Calderone. E mi cita tre date : 1820 in coincidenza della liberazione di certi carcerati furono trucidati 14 marinesi, 1837 mentre il colera imperversava si compie la strage in cui perirono 33 marinesi con la longa manus di Ferdinando II e il povero Padre Valenti trucidato sul sagrato della nostra chiesa, 1848 venti morti mentre i D’Angelo i Fiduccia i Caramanna e altri si contendevano il potere a Marineo lasciando sul terremo 19 morti. “La facilità con cui si ricorreva alle armi, alla violenza era impressionante, inarrestabile”. Dichiara il Calderone sempre più emozionato. “Ho passato , dopo aver lasciato l’insegnamento, mesi all’archivio di Stato. Una fatica grandissima ma anche una emozione unica quando trovi documenti che riguardano la tua terra. Documenti che poi vanno verificati confrontati analizzati. Ma impagabili dal punto di vista emozionale e di studio.”
Senza accorgermene vengo trascinato nella stessa emozione . Mi sento fortunato e orgoglioso di vivere questo momento storico a Marineo grazie a questi due studiosi che mi permettono di conoscere nei dettagli due momenti particolari della nostra storia.
Onofrio Sanicola
Il primo appuntamento sabato 2 Aprile 2011 ore 18 – Ex granaio del castello Beccadelli

venerdì 1 aprile 2011

L'EVENTO EDITORIALE DELL'ANNO


GARIBALDI A MARINEO
Intervista esclusiva al Prof. Ciro Spataro
1) Perché ha deciso di fare questo libro su Garibaldi?
Questo libro è nato dalla mia passione giovanile per la storia del Risorgimento, inculcatami soprattutto nel periodo universitario dal prof. Massimo Ganci e dal prof. Francesco Brancato, già da quel periodo mi ricordo che cominciai a fare ricerche presso gli archivi per capire meglio gli avvenimenti di quel periodo.
2) Come ha scoperto il diario di Antonino Salerno?
Avevo sempre sentito parlare delle memorie autobiografiche di Antonino Salerno da parte della prof. Ida Rampolla del Tindaro la cui madre Albertina era pronipote di Antonino, desideravo leggere questo manoscritto per approfondire alcuni aspetti storici dell’ottocento siciliano. In uno dei tanti incontri che ho avuto con la prof. Ida Rampolla del Tindaro le dissi che da tempo stavo effettuando delle ricerche sulla venuta di Garibaldi in Sicilia e sui marinesi impegnati nell’impresa dei Mille, mi riferì che Antonino Salerno aveva dedicato delle pagine alla rivolta del 1860 nonché alla presenza di Garibaldi nel nostro paese. Ma la mia sorpresa è stata notevole quando alla consegna del manoscritto mi sono accorto che il Salerno aveva dedicato le sue memorie non solo alla rivolta del 1860, ma anche a quella del 1848 con riguardo alla spedizione dei siciliani per le Calabrie; inoltre diverse pagine erano dedicate alla venuta di Garibaldi in Sicilia nel luglio del 1862 e per ultimo alle celebrazioni del sesto centenario del Vespro Siciliano, fatte a Palermo nel marzo 1882.
3) Si può soffermare su un protagonista del Risorgimento a Marineo?
Quella che mi ha colpito soprattutto è la figura di Padre Calderone, un sacerdote anticonformista che mostrava una carica emotiva, una tensione giovanile che guardava soltanto a scrollarsi del dominio borbonico per fruire del valore fondamentale della libertà in un contesto di oppressione continua da parte della polizia del tempo che perseguitava i patrioti, come si vede anche dalla documentazione che ho trovato.
4) Perché si è soffermato sul passaggio di Garibaldi a Marineo?
Marineo è stata una tappa fondamentale nell’impresa dei Mille in quanto proprio qui Garibaldi ebbe le informazioni necessarie sul fatto che tutto era fissato a Gibilrossa con circa 4000 “picciotti” guidati da La Masa. Ciò ci fa capire come la grande storia è formata da tante piccole storie locali e proprio la delibera del 16 giugno del 1860, approvata all’unanimità dal Consiglio Civico del tempo, mi ha fatto comprendere l’importanza del mito Garibaldi in quel frangente storico dando valore alle aspettative di una comunità che credeva ad un cambiamento radicale viste le condizioni di miseria e povertà in cui versava la popolazione.
5) Non sembra che queste aspettative si siano realizzate?
Dalle pagine del diario di Antonino Salerno viene fuori in modo evidente la sua delusione per le promesse mancate del generale Garibaldi, soprattutto quella relativa alla divisione delle terre demaniali ai veterani ed ai contadini. Ma la storia, diceva Ignazio Buttitta, “zappa a centimetru” e lo stesso Garibaldi fu vittima di una strumentalizzazione da parte dei Piemontesi subito dopo l’incontro di Teano con Vittorio Emaunele II. E tale malcontento si notava in un canto popolare dopo l’Unità che testimoniava il mutamento di rotta:
è veru ca ora c’è a fratellanza ,
ma Cristu Santu!...la miseria avanza.
Onofrio Sanicola