martedì 24 gennaio 2012

ADDIO ALLE PALME !


Questo ennesimo anniversario di San Ciro inizia (709 anno del martirio) con una pessima scenografia. Lo squartamento delle palme che gli facevano da corona in villa. Sono arrivati con elmetti seghe martelli punteruoli di ferro, punteruoli rossi. Questa scena a giugno del 414 si è rivista quando fra due file ben allineati di soldati in pieno assetto di guerra partendo da San Marco passando davanti al palazzo imperiale subito dopo la tomba di Alessandro Magno percorrendo la via Del Sole passato il Serapeo sino a  Menouthis – Canopo  furono trasferiti i corpi di Ciro e Giovanni estromettendo la guaritrice Iside ed inserendo nel tempio pagano altri due medici. In un momento di guerra civile totale fra cristiani e pagani (generica e semplicistica definizione) il Vescovo Cirillo con questo  gesto (sic) “provoca”  sommosse e violenze che iniziarono con l’assalto al Serapeo e finirono con lo squartamento del corpo di Ipazia. Libri e rotoli in un falò inimmaginabile fecero da contorno al gesto animalesco di un certo Pietro che armato di una conchiglia affilatissima sezionò il bellissimo corpo di Ipazia mentre lei poco prima stava cerrcando di nascndere rotoli e astrolabi sotto il suo tribon nero che penalizzava la vista di un corpo perfetto. Pochi documenti che in parte “raccontano” il momento del passaggio dal paganesimo al cristianesimo subito dopo le ultime persecuzioni di Diocleziano e successori. Si è voluto abbinare il trasferimento dei due santi martiri Ciro e Giovanni usando questa processione come “provocazione” verso gli ellenisti o pagani in genere. Queste coincidenze di fatti e luoghi merita maggior approfondimento e soprattutto da parte di chi di san Ciro ne sa molto di più.
La nostra devozione al santo rifiuta questa coincidenza (il massacro di Ipazia) a cui rendiamo onore non solo alla sua meravigliosa fisicità ma soprattutto alla sua cultura senza limiti. Non so se sia un caso che il suo “martirio”  sia avvenuto l’8 marzo del 415, per noi   festa della donna.
PS  Avrei portato i miei bambini piccoli se ...  e raccontargli la storia di San Ciro e di Ipazia mentre demoliscono le palme perchè le palme  rappresentano la memoria della nostra gente.

lunedì 23 gennaio 2012

RICETTA PER UN BUON POLPETTONE CULTURALE

Questo non è il calendario della Proloco.

RICETTA PER UN BUON “POLPETTONE” CULTURALE

Ingredienti:
1 evento culturale abbastanza interessante,
2 personaggi politici localmente rilevanti,
1 buona causa,
1 pubblico di potenziali elettori,
3 vassoi di dolci,
1 spolverata di veridicità.

Procedimento:
Prendere un evento culturale aromatizzarlo con un po' di sano, ma trito  campanilismo, come l'inaugurazione di un calendario che scandisca i mesi con opere conosciute di alcuni artisti del luogo, farcirlo con una buona causa (è importante che sia reale e credibile), perfetta potrebbe essere, per esempio, quella di inviare il suddetto calendario agli emigrati marinesi nel mondo così da innescare “meccanismi di richiamo turistico”...e perché no, anche monetario. A questo punto la pietanza potrebbe essere gustosa di per sè senza ulteriori aggiunte, ma sarebbe troppo poco “condita” ai fini ultimi della buona riuscita del nostro piatto. Quindi immergerla nelle strategie di governo di 2 personaggi politici possibilmente rilevanti a livello locale, (mi raccomando, fondamentale lasciargli lo spazio di elogiare se stessi attraverso la causa) e girare il tutto in mezzo ad un pubblico di potenziali elettori che sappiano arricchire e far risaltare il gusto del prodotto, essenziali per il successo della portata. Infine cospargere il tutto con qualche vassoio di dolci ed un pizzico di veridicità per eliminare il fastidioso retrogusto amarognolo che talvolta può affiorare. Infornare per un'oretta e mezza circa finché il polpettone non risulti anche internamente cotto e servire ai convitati. Ricordiamo che una volta aver preso familiarità con gli ingredienti, il dosaggio può essere calibrato a piacere. Buon appetito!

Al di là dell'ironia e affinché la critica, come troppo spesso accade non risulti essere fine a se stessa, è opportuno fare alcune precisazioni: l'iniziativa della Proloco di un calendario-ponte che permetta agli emigrati marinesi di riconoscersi figli di questa terra, è: non solo ammirevole, ma sicuramente socialmente utile in quanto la valorizzazione del territorio passa anche attraverso questo tipo di iniziative. E' inoltre un pensiero gentile e generoso nei confronti di tutti coloro che per necessità hanno dovuto lasciare Marineo e da “stranieri” ricostruire la loro vita in un'altra nazione. L'identità natìa non si dimentica e con la madrepatria resta sempre un viscerale e sofferto senso di appartenenza, e in questo, anche un semplice gesto come      quello del calendario può acquistare tanta importanza. Tuttavia viene sempre da chiedersi in queste situazioni dove finisca l'interesse spassionato per la promozione della propria cultura e dove inizi quello personale, sebbene ben venga il vanto se serve a produrre qualcosa che possa giovare al bene collettivo. Fatta questa opportuna puntualizzazione, il calendario mostra alcuni squarci del paese, luoghi filtrati attraverso il sentire dei pittori che hanno saputo rappresentare in modi differenti e personali l'anima del territorio. Sarebbe stato interessante coinvolgere nell'iniziativa i tanti giovani artisti che stanno sbocciando nel fertile sottosuolo marinese così da bilanciare vecchio e nuovo, favorendo e stimolando anche la crescita endogena dell'arte locale. Fortunatamente Marineo può vantare un attivismo culturale non indifferente che giustifica un orgoglioso senso di appartenenza a questo luogo.

Chiara Calderone.

sabato 21 gennaio 2012

HIC SUNT LEONES


Si è riunito ieri sera il gruppo Hic sunt leones  per analizzare i punti all’ordine del giorno.
1)      Relazione del socio Provenzale: alimentazione inutile
2)      Relazione del socio Nino Colletti su: Influenze negative del vino che bevi  sull’udito del  tuo partner
3)      Ammissione del socio Pulizzotto nella confraternita dopo aver presentato il conto)
4)      Varie ed eventuali.
L’incontro avvenuto presso il locale La Suvarita è iniziato con qualche ritardo causa l’approvvigionamento del vino e la lunga cottura dei cibi in programma. Giovane cinghiale in umido già parzialmente scuoiato, agnelletto detto capretto al forno nascosto fra le patate. Legumi, verdure e funghi. Il socio Antonio Di Cristina ha presentato fra le portate il vino suonato di entella accoppiando Merlot e Savignon con agnello e cinghiale motivando abbinamenti e scelte con prove, esperimenti, e gargarismi da sommelier.
Raggiunto faticosamente il numero legale (è ignoto il numero dei soci) il Provenzale ha preso la parola spiegando che la qualità del cibo deve essere proporzionale alla quantità, semmai a discapito della qualità portando come prova le foto dei lager tedeschi dove si evidenziava che la qualità in quel momento non era certamente e necessariamente un’esigenza primaria.
Il socio Colletti, più volte zittito dal Di Cristina sul vino servito a tavola in quanto di provenienza ignota, ha spiegato le conseguenze del bere sull’udito della partner. Dimostrando con ampia facoltà di prova che più il marito beve più sorda diventa la sua compagna. Esempi come “La sorda di Sorrento”, “La sorda e smemorata di Collegno” e altri documenti hanno convinto della tesi del Colletti il quale ha invitato i soci a non moderare il vino ma bensì a regalare alle proprie consorti cotton  fioc e viaggi a Lourdes.
Vivaci discussioni ha destato l’analisi dell’ammissione del Pulizzotto abitante alla Rocca Bianca ora trasferitosi alla Suvarità dopo aver presentato il conto della serata. Fortunatamente un gesto definito da tutti necessario ed eroico ha ribaltato la situazione e considerata l’entità possiamo considerarlo ammesso, ovviamente che rispetti sempre gli equilibri amministrativi testé collaudati e accettati.
Nelle varie il Socio Carmelo Barbaccia aveva sollevato il problema se alcuni suoi clienti e soci avessero diritto di voto avendo il conto in rosso sangue nella sua banca, come l’accusa rivolta ai soci da parte dell’Arch. Guido Fiduccia il quale lamentava la mancata assegnazione alla sua ditta della ricostruzione delle Torri gemelle, contestato da Pippo Calderone, che dimostrava di averne più diritto in quanto impresario valente costruttore di borghi e trulli mai caduti . Pino D’Amato ha dedotto, dopo aver ascoltato, che spettava a lui la fornitura delle vetrate delle Torri gemelle sia che la appaltasse il Fiduccia che il Calderone.
Il Sanicola ha fortemente protestato per non aver rispettato i turni di intervento che in pratica avevano oscurato il Maurizio Calderone, ingegnere in logorroica  e il Rosario Cannella. Accolto il ricorso i due soci sono stati  invitati all’intervento  i quali non essendo presenti venivano richiamati. C’è voluto un po’ per estrarli da sotto il tavolo a cui si era aggiunto Ciro Staropoli con la bottiglia di grappa sfuggita all‘Antonio Di Cristina al quale era stata sottratta sia la bottiglia che la descrizione. Ritrovata la grappa il Di Cristina ha ripreso il corso dal secondo volume e cosi per gli altri quattro si è arrivati a tarda ora e si è dovuto rinunziare agli interventi del Maurizio Calderone, del Rosario Cannella e Ciro Staropoli che come è risaputo usano il metodo “io non parlo nemmeno se mi pento”.
Il socioDd'amato sta mettendo la cornice alla fotd
La riunione si è chiusa con il 23° vino meglio descritto dal Di Cristina nella sua enciclopedia del vino suonato alle pagine dal  148 al 658.

giovedì 19 gennaio 2012

PINO CANTACI SEMPRE DI DIO !


Don  Pino  Spataro  25° anniversario dell’ordinazione sacerdotale -10 / 01 / 1987  -  10 /01 /2012
Pino e famiglia nella sua bella casa di Marineo
Quando si manifesta una vera vocazione nessun ostacolo si può frapporre ad essa. E’ il caso di mio fratello Pino che , a 25 anni, dopo essersi diplomato ragioniere e avere collaborato con mio padre ed i miei zii nella loro attività commerciale , avendo maturato un cammino personale d’interiorità e sentendosi chiamato dal Signore ,decise di entrare in seminario.Pino è stato ordinato sacerdote il 10 Gennaio 1987 con l’imposizione delle mani  del cardinale Salvatore Pappalardo, avendo scoperto in Cristo Gesù l’unica persona in grado di dare ragione e senso a tutte le domande più profonde dell’uomo e accettando di diventare suo ministro perché la Sua parola di salvezza arrivasse a tutti gli uomini. Lungo la sua esperienza di sacerdozio ministeriale ha vissuto ansie e gioie, speranze e preoccupazioni, legati alla realtà in cui si trovava ad operare. A Villabate  la sua prima palestra per il sacerdozio, in una realtà difficile ma anche accogliente e  formativa , in cui  i confratelli sacerdoti di Marineo, padre Giacomo Ribaudo e padre Salvatore Pulizzotto lo hanno introdotto e supportato al servizio sacerdotale nella comunità locale.Poi ci fu l’esperienza di vicerettore del seminario ,in collaborazione con il rettore di allora e oggi vescovo di Cefalù, Vincenzo Manzella, con il quale condividendo affetto e stima reciproca, ebbe modo di seguire la formazione dei futuri sacerdoti per ben cinque anni.  Subito dopo è diventato parroco della parrocchia “San Giovanni apostolo” ,  molto eterogenea per situazioni, classi sociali e culturali e per particolare condizione ecclesiale. In questo quartiere è stato accolto con gioia,facendo crescere,anno dopo anno , la comunità. Come non ricordare alcuni momenti belli come la processione pasquale , mutuata dalla nostra tradizione, con l’incontro di  San Giovanni apostolo , Maria  e Gesù risorto nelle strade con la partecipazione di tutto il quartiere mentre si leggevano passi della parola di Dio e si concludeva con il volo delle colombe ,segno di pace e di vita nuova.  Anche la chiesa si abbelliva, anno dopo anno, dando visibilità e decoro ad una comunità dove anche i laici erano responsabilizzati e coinvolti. Dopo ben 16 anni è stato chiamato a lasciare questa parrocchia per andare in una nuova: “Maria Consolatrice” al villaggio Ruffini. Anche qui chiamato a costruire una realtà nuova insieme a persone nuove ma sempre rimanendo fedele alla propria missione: portare Cristo ai fratelli, dare speranza agli sfiduciati, dare coraggio a chi è stanco , trasmettere la grazia di Dio a tutti gli uomini di buona volontà. Tutto questo so che lui lo farà  a modo suo: con la sua forza e la sua tenerezza, con il suo sorriso ma anche con il suo istinto, con la sua semplicità ma anche con la sua determinazione perché il Signore si serve di ciascuno di noi, cosi come siamo, con i meriti e le fragilità, con i lati positivi e quelli negativi, perché  non ci gloriamo mai di quello che facciamo ma in ogni cosa rendiamo grazie a Lui, unica fonte del bene e della vita. In tutti questi anni l’amore per Marineo e la propria parrocchia di origine non è mai venuto meno,soprattutto l’amore per San Ciro, di cui ha composto un inno (Santo martire Ciro d’Alessandria),l’amore per le tradizioni,tra cui quella dei “Canti della Passione” del Giovedì Santo,  l’amore per le persone che fanno parte della sua vita: conoscenti, amici,parenti, che avranno sempre un posto particolare nel suo cuore. Così scrivevo di lui 25 anni fa nel giornalino dedicato alla sua ordinazione sacerdotale: “Pino rifiuta spesso i formalismi e le ipocrisie delle persone che cercano di apparire più che di essere ,cercando di mantenere una propria libertà interiore, non piegandosi al potere umano, alla ricchezza,alla comodità,all’idolatria. Ho potuto notare in lui un desiderio molto forte di autenticità e di radicalità nelle scelte che impegnano tutta la vita e lui è stato un giovane che ha fatto una scelta coraggiosa di amore per portare una speranza alla nostra società.”  A distanza di 25 anni Pino è rimasto fedele a se stesso e a Cristo unificando in sé la propria  identità umana con il lasciarsi guidare e trasformare dallo Spirito di Dio.  Anche noi familiari, abbiamo vissuto con lui,  passo dopo passo, tutto ciò che questa sequela a Cristo ha comportato, soprattutto mamma e papà che, dopo un primo sbigottimento per la sua scelta, hanno fatto di tutto per aiutarlo e dargli sostegno fisico, affettivo, morale e spirituale pregando ogni giorno per lui e per tutti i sacerdoti perché siano segno dell’amore di Dio per ogni uomo . E, anche a noi , suoi  familiari , ha fatto cambiare interiormente e spiritualmente, ha trasformato  la nostra vita in una festa, pur non eludendo i problemi e le preoccupazioni che essa comporta. Per tutto questo e per quello che lui ancora farà e sarà…grazie  Pino!!
Maria Grazia Spataro
Questo inno o  canto è stato scritto da una persona di parte. Sotto certi aspetti “inaffidabile”. Solo un fratello, In questo caso una sorella, poteva scrivere questo ed in questo modo superbo. Solo chi ti conosce profondamente sa esprimersi in questo modo. “Pino rifiuta spesso i formalismi e le ipocrisie delle persone che cercano di apparire più che di essere” : questo è un motto, un simbolo di vita, un impareggiabile biglietto da visita. Pino cantaci sempre di Dio ! Auguri da tutti noi.

mercoledì 18 gennaio 2012

CARISMATICI A LUTTO


Una delle persone più popolari d’Italia, Padre Matteo La Grua, alla vigilia dei 98 anni, era nato a Castelbuono il 15 febbraio 1914,  è scomparso a Palermo sabato scorso. Appena si è diffusa la notizia a Palermo, alla chiesa francescana della Noce è cominciata una lunga processione di persone che volevano testimoniare il loro grazie ad un frate che aveva avuto il mandato di creare il Rinnovamento Carismatico in Sicilia. Basta guardare tutti i media per notare non solo la  popolarità del sacerdote, ma soprattutto il bene profuso dallo stesso a migliaia di fedeli, sia a livello spirituale che fisico, con delle guarigioni notevoli tanto da essere denominato il “grande carismatico”. I funerali celebrati ieri nella cattedrale di Palermo ne sono stati la dimostrazione. La chiesa era gremitissima. Pullman arrivati con i fedeli da ogni parte della Sicilia per rendere omaggio sin dalla prima mattina al grande teologo. Come per Giovanni Polo II anche per Padre Matteo  la gente ha gridato : ”Santo subito” con ovazioni e canti da stadio. I funerali iniziati alle 10.15 si sono conclusi dopo ben tre ore, dall’arcivescovo di Palermo, Cardinale Paolo Romeo. Erano pure presenti molte autorità, fra cui il vice sindaco di Palermo ass. Pippo Enea, i sindaci di Misilmeri e di Marineo e il presidente della Provincia Giovanni Avanti. Tra i moltissimi sacerdoti presenti anche don Leo Pasqua,  il nostro parroco, che ha seguito le orme di Padre Matteo, scrivendo ben tre volumi. Tante altre autorità confuse fra la gente. Occhi lucidi dappertutto. Attimi di commozione e di pianto ha vissuto l’assemblea quando il presidente del Rinnovamento dello Spirito, Salvatore Martinez, lo ha ricordato come “uno dei padri spirituali del movimento carismatico in Italia, che ha saputo interpretare i carismi in un momento storico difficile”. Padre La Grua - ha continuato Martinez - ha avuto una vita piena di doni e di benedizioni, vissuti con saggezza e capacità profetica,  inoltre lascia un’eredità spirituale e carismatica, un esempio di comunione ecclesiale. Decano a livello mondiale degli esorcisti, è stato pure vicario episcopale per la vita religiosa, oltre che docente di Teologia e poeta di valore, soprattutto con la raccolta   “Anelito di vita”.

Padre La Grua veniva spesso a Marineo e seguiva da vicino il gruppo del Rinnovamento dello Spirito, ed ogni anno una delegazione di Marineo si reca a Rimini per l’incontro stagionale del Rinnovamento. Il prof Pippo Viola fa parte del Comitato Regionale del Rinnovamento. A noi ha fatto piacere e non stupore la presenza del sindaco Franco Ribaudo e questa presenza la interpretiamo come omaggio della nostra comunità ad un uomo che amava Marineo arricchendoci della sua presenza.


I BEATI PAOLI: FILIALE DI MARINEO!

La Silvana ha l’abitudine di mettere sul bancone le novità, soprattutto quelle più recenti in tema editoriale. Fra i settimanali che ci informano sulle misure di ballerine e donne di spettacolo ci trovi anche le ultime uscite librarie soprattutto riguardanti il territorio. Si vede che la gente non impazzisce per l’ultima uscita, ma quando si tratta di testi su Marineo è presumibile che scatti l’interesse e quindi tutti corrono ad accaparrarsi il volume stampato dai vari enti, per finire in casa “non letto” e il libro “pagato”, totalmente ignorato persino dai parenti. Veniamo al caso. Acquisto dunque il volume Le regole del gioco, liste degli eleggibili e lotta politica a Marineo (1819-1859) di Giovanna Fiume, Adarte Editori. Già segnalatomi dall’emerito prof. Lombino , da me stimato oltremodo e purtroppo non ricambiato. Sin qui nulla di male. Il libro in pratica è illeggibile perché è una statistica che porta solo al solito obiettivo di scovare nel passato supposizioni e metodi in VR negativo della nostra comunità. Già altra volta ebbi un forte scontro contro il “gruppetto” che servendosi della storia si scaglia su Marineo e i suoi mali. In tutti i loro scritti non troverete mai una frase positiva su Marineo ed anche in questo studio, partendo da un gruppo di circa 150 eleggibili si arriva a dedurre che quasi tutta la popolazione era partecipe a fatti e misfatti di cosche, famiglie, cupole ecc. Non una frase tipo Marineo ridente borgo dell’entroterra, La graziosa Marineo , La pia gente marinese … Nulla di nulla. Delle due cose l’una: l’illegalità è nel dna di tutti i marinesi per secoli e solo nei marinesi, altrimenti non si spiega perché il gruppetto denigrante sia solo “di fuori”. Non mi si dica che la storia è la storia! E’ la sindrome dei tedeschi! Ormai da oltre 50 anni pagano giuste colpe ma poi non esiste museo al mondo dove non siano la maggioranza dei visitatori. Da noi o libri sui santi o diari di cattivi. Ora l’incidente. Dopo aver pagato ben 15 euro sono proprietario di un volume che non gradisco più di tanto , ma è storia marinese… Sul sito del Comune leggo che presumibilmente il nostro assessore alla cultura, o motu-proprio o per decisione collettiva, acquista 400 copie del libro non sappiamo se per “amicizia” antica con l’editore o … trattandosi di ricerche su Marineo (sic). Recentemente a me sta tutto bene, dal Coinres a ogni e qualsiasi gesto della nostra amministrazione perché una situazione più fascista di quella che stiamo vivendo è impensabile! Detto in poche parole stiamo rivivendo quello che la signora Fiume dice sulla Marineo del primo Ottocento!
Tornando al personale mi sento ancora una volta raggirato! Perché debbo solo io pagare a Marineo i 15 euro “per amor di Patria e di Lombino “ e non faccio parte dei 400 predestinati o scelti esenti? Probabilmente perché non sono stato capace di aspettare. Sì, pazientemente avrei potuto trovarne 399 copie in un sottoscala del Comune abbandonati come usa per tutti questi tipi di operazione.

martedì 17 gennaio 2012

TRAGEDIA COSTACONCORDIA

UN MARINESE PROTAGONISTA FRA I SOCCORRITORI DEI BAMBINI
Quando è il momento il cuore dei marinesi risponde a pieno ritmo. Francesco Arnone, figlio dell’arch.Salvatore funzionario del comune, in servizio sulla nave Costa-Concordia alle 9.30 mentre servivano la cena si trova a bordo coinvolto in quell’ora di caos che è seguita quando mancavano gli ordini. Panico totale, urla , grida d’aiuto. Bambini che cercano i genitori vagando come spettri, genitori che urlano il nome dei propri figli, svenimenti , emozioni terrificanti. Il nostro Francesco dopo un iniziale smarrimento individua nei bambini chi potesse più facilmente ed immediatamente aiutare. I bambini nel panico cercano subito un “contatto” attaccandosi fortemente come ad un punto di riferimento fisso e sicuro. Questo ha fatto il nostro Francesco e non ha smesso anche quando ha incominciato a disperare anche per la sua salvezza e come salvarsi. Chi si buttava chi temeva chi pregava. Fortuna ha voluto che fosse accettato su una scialuppa e così alle 11.30 ha assaporato la salvezza. Grazie Francesco ti pensiamo mentre calmi la gente spaventata, accarezzi i bambini terrorizzati. Siamo contenti perché meritavi la scialuppa che Dio ha voluto che tu vi salissi.
Torna presto a casa, nella tua casa, qui in mezzo a noi a Marineo.