mercoledì 15 marzo 2017

CHARTA 77



    Quest’anno sono passati 40 anni da un’iniziativa nata nella Cecoslovacchia nel 1977 che ha preso nome “Charta 77”. E’ stato un movimento che è durato molti anni e che potrebbe esserci d’insegnamenti anche oggi.
   Dopo l’intervento delle armate del Patto di Varsavia nel 1968, che ha soffocato la Primavera di Praga, l’Unione Sovietica ha subìto alcune blande sanzioni dall’Occidente. Ne ha sofferto soprattutto perché voleva rinnovare le sue fabbriche socialiste con le macchine capitaliste. Durante la Conferenza di Helsinki nel  1975 l’Unione Sovietica e i Paesi occidentali sono arrivati ad un accordo: fine delle sanzioni, contro la difesa dei diritti umani. Insieme all’URSS l’accordo fu firmato anche dai Paesi satelliti, quindi dalla Cecoslovacchia. Alcuni intellettuali di quest’ultimo Paese hanno studiato bene la Costituzione ceca e hanno cominciato a segnalare i casi dove avveniva la trasgressione dei diritti umani ed il sopruso. All’inizio dell’anno 1977 compilarono un testo che facevano girare fra i loro amici di varie provenienze. Fra i primi firmatari troviamo il famoso filosofo Jan Patočka, il futuro presidente della Repubblica Ceca Václav Havel e alcuni nomi noti degli ex comunisti onesti che vedevano gli errori dei loro compagni come Jiří Hájek  e molti cattolici. Questa collaborazione di tutti coloro “che si sono destati” e hanno avuto il coraggio di dire la verità ad alta voce è stata molto preziosa e ci sarebbe d’insegnamento anche per noi oggi.
   Hanno agito partendo dal principio della ricerca della giustizia non dalla certezza di riuscire ad ottenere qualcosa. Poco dopo è nato un comitato dei condannati ingiustamente “VONS” che denunciava i singoli casi  e aiutava le famiglie del mal capitato. Il momento scatenante fu l’imprigionamento dei membri del gruppo musicale Plastik che era ben visibile come una privazione dei diritti umani. Seguirono altri casi ancora più gravi e soprattutto gli stessi firmatari cominciarono a subire le persecuzioni, continui interrogatori e la prigione. Il governo e il Partito comunista non hanno capito l’intento dell’iniziativa di aprire un dialogo, non hanno proibito il documento che girava solo fra la gente ma poi denigravano e interrogavano pesantemente ‘i colpevoli’. Il testo di 4 pagine non è mai stato pubblicato ma la propaganda attaccava i firmatari come falliti, ‘disturbatori della costruzione del comunismo’ e sovversivi. Si è formato una comunità senza struttura né statuto che si incoraggiava a vicenda, l’esempio del coraggio di uno sosteneva gli altri, svegliava i passivi, che erano coscienti di non ottenere ciò che chiedevano, ad esempio la liberazione dei prigionieri politici, ma sentivano che non si poteva più tacere. Il protagonista di questa comunità fu il professor Jan Patočka, un filosofo conosciuto anche in Italia che guidava i suoi alunni, spesso nei corsi clandestini, dicendo che la vita che vale la pena di vivere è la ‘vita nella verità’ e che come curiamo il corpo dobbiamo curare anche l’anima e che non dobbiamo adeguarci né al comunismo né al consumismo. Un’altra sua idea fu la ‘solidarietà dei scossi’ cioè di coloro che si rendono conto del male che ci circonda e reagiscono. Egli fu anche la prima vittima della Charta 77: dopo un lungo interrogatorio si è ammalato di bronchite ed è morto in marzo del 1978.
   Un folto gruppo dei firmatari della Charta 77 era composto dai cristiani: sacerdoti e semplici laici ma attivi. Vorrei citare Padre Josef Zvěřina che è già stato condannato negli anni ´50 alla lunga e dura prigione perché accusato di essere la spia di Vaticano solo per il fatto che ha studiato a Roma e ora non ha avuto paura di esporsi di nuovo. Nella Charta 77 si denunciavano le ingiustizie anche nei confronti della Chiesa: una fra tutte fu il permesso statale per esercitare il sacerdozio. Molti ne sono stati privati e sono diventati i preti operai loro malgrado.
   Bisogna citare ancora un gruppo ‘anticharta 77’ organizzato dal partito comunista come uno show:  nel teatro Nazionale di Praga sono stati convocati gli attori più celebri che per la paura di non poter più lavorare, pubblicamente firmavano la dichiarazione contro. I più coraggiosi chiedevano di leggere il testo della Charta 77 per saper contro che cosa firmano ma la risposta fu solo la perdita del posto in tutti i teatri della Cecoslovacchia. La persecuzione dopo un atto coraggioso era spietata e molti emigravano proprio per il fatto che dopo non riuscivano a trovare nessun tipo di lavoro.
    Dopo la Rivoluzione di velluto nel 1989 i ‘chartisti’ non hanno cambiato l’atteggiamento. Il più famoso, Václav Havel usava lo slogan: “l’amore e la verità vinceranno”. Dal gruppo della Charta 77 sono poi usciti i futuri partiti politici.  Nella Chiesa cattolica la Charta 77 ha portato ad un rinnovamento spirituale grazie a 10 anni: ognuno dedicato ad un santo ceco a cui i fedeli si rivolgevano per un motivo preciso e chiedevano l’intercessione per tutta la nazione moralmente devastata. Attraverso la stampa clandestina di ‘samizdat’ le idee della Charta si diffondevano e incoraggiavano la gente comune. 
    I 40 anni dalla Charta 77 sono a Praga ricordati non solo con una grande mostra ma anche con molti dibattiti televisivi. Anche oggi c’è bisogno di scuotersi, di aver coraggio di denunciare ad esempio le truffe contro gli anziani, vedere dove non sono rispettati i diritti umani, far notare la menzogna e l’ingiustizia e difendere i valori morali. Come diceva Padre Josef Zvěřina: “La paura e la menzogna fanno la base dei totalitarismi” ma di tutte le forme di ingiustizie. Siamo capaci di affrontarle?

Milano, 15.03.2017                                                                Růžena Růžičková



Ps. Padre Josef Zvěřina faceva parte di quel gruppo di seminaristi che avevano studiato a Roma e quindi ritenuti spie del Vaticano noi ne abbiamo conosciuto e frequentato tre in particolar modo. Padre Josef Zvěřina arguto e colto amava venire in Italia dove mori negli anni sessanta , Antonino Mandl che già altre volte abbiamo citato, e Padre Giorgio Reinsberg risparmiato dal sistema perché il suo fratello era morto in un campo di concentramento nazista. L’unico che si risparmiò il carcere per il predetto motivo mentre gli altri passarono li “migliori anni” nelle galere uscendone distrutti sotto tutti gli aspetti.
Su internet digitando charta 77 ne saprete molto di più.

Nessun commento:

Posta un commento