lunedì 4 maggio 2015

COME PUò UN UOMO SOPRAVVIVERE AI PROPRI FIGLI....


Questa canzone l’ho scritta tanto tempo fa , quando portavo il teatro dei pupi in giro per il mondo convinto di fare bene e spinto dalla disaffezione di noi siciliani per le nostre tradizioni che richiedono impegno e fatica. Ero sbalordito nel vedere alcune Congregazioni impegnarsi allo spasimo per “non arretrare” o meglio non perdere “tutto”. Poi mi accorsi che tutte le Congregazioni vivevano di “ rendita” sul lavoro di pochi. Poi vidi la “ferocia” dei giudizi dei “passeggiatori e passeggiatrici” del corso e mi avvilii. Poi ricevetti il colpo di grazia da un politico “cannibale” che divorava i suoi stessi compaesani come ugolino fece con i suoi figli…
Poi  assistei ad una serie di funerali dove si trascinavano genitori dietro le bare dei figli… Poi ,l'altro giorno, mi fermò ,al mercato del giovedi, una signora. “Lo sa cosa mi disse mio nipote durante lo spettacolo dei pupi quando lei lo faceva a Monreale ? “ rimasi perplesso e imbarazzato. “ Stai zitta zia ! Mi fai perdere il filo !” . Era il momento che Turpino giungeva a Roncisvalle e raccoglieva i corpi dei Paladini morti mentre scorreva la canzone qui sotto riprodotta. 
Era la zia di Alessio. Quel ragazzo che grazie a Piazza Marineo ci viene ancora ricordato ogni giorno. Io non lo ricordo questo ragazzo, ma ricordo lo strazio di un genitore che sopravvive ai propri figli. Uno strazio senza età. 




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