sabato 28 novembre 2015

HISTORYMAP



La storia in scena

Parole, immagini, animazioni per un nuovo modo di raccontare la storia

Mi preparo per una delle solite conferenze dove puoi partecipare solo se hai una grande pazienza e tolleranza. Ad un certo punto mi sembra di essere in un conservatorio dove tre minuti prima è vuoto e in tre minuti arrivano oltre mille persone sicuri di andare a sedersi nel loro posto in tempo. Mi aspetto una preminenza di studenti sessantottini e a dir il vero forse lo sono gli adulti perché i pochi studenti di sessantotto non hanno nemmeno la docente che li guida. Molti si salutano fra di loro e alla fine la sala è circondata da un numero elevato di tecnici e addetti e il pubblico sembra in minoranza se non fosse che alla fine la serata non era per “tutti”. Lo si capisce dall’accoglienza di Massimiliano Tarantino che senza né aggettivi né sostantivi esagerati ci introduce quello che hanno ottenuto da 140.000 digilitazzioni uno staff di “scelti” per questo progetto giunto ormai alla sua scadenza.  Ci si affida a Carlo Greppi più come storico che come narratore e ai disegni Joshua Held che ci riporta al tempo delle immagini disegnate perché i video e la fotografia non erano ancora dominanti. Docenti e ricercatori presenti si alternano a docenti in video con un ritmo eccellente (non più di dieci minuti per intervento) . Due attori , un produttore , sei autori guidati da David Bidussa , 12  fra animatori di immagini e scenografi , ricercatori di materiali e fonti ,organizzazione e comunicazione e supervisori. Una macchina perfetta senza una pur minima sbavatura ci ha tenuti inchiodati su un tema assolutamente nuovo che ci ha tenuti attenti per  un ora. Non è stata “una cattiva idea” questa di Massimiliano Tarantino. Si sono impegnate tre serate (Siamo tutti americani, Tutte a Casa, Gente nostra  sangue nostro). La ultima serata ci ha proposto due storie , o meglio, riproposto, due inedite rivisitazioni  (D’Annunzio e Battisti) da angolazioni originali inaspettatamente lontane dal solito “revival” antifascista, ma abbastanza distante dalle solite rivendicazioni partigiane e di popolo.
La Fondazione Feltrinelli si è incamminata su un percorso nuovo e altamente tecnologico per “raccontarci” la storia e se pensiamo al grande impiego di tecnologia e risorse solo una grande struttura può imbarcarsi in questo percorso.
Ovviamente mancava, o meglio, tutto è stato possibile perché “questi cento anni” passati ti permettono un analisi storica meno passionale e figlia della ricerca.
Chi non lo sapeva ha scoperto la Fondazione Feltrinelli ormai “casa della cultura” e non solo multinazionale.
Ho apprezzato l’intervento del prof. (Statale di Milano) Edoardo Esposito sulla Poesia e Guerra. Che ha esordito con “La Poesia di Omero racconta di una guerra…”. La figura del Battisti ne esce meglio del D’Annunzio soprattutto perché alla fine ci ha chiarito quell’eterno dubbio che ci ha sempre accompagnato (traditore ?) mentre il D’Annunzio è rimasto emarginato e fermo nel suo spazio dove è sempre stato.
Mi pare che “La Grande Trasformazione” abbia aperto un nuovo modo di “interpretare” la storia.  


La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli 
ha sviluppato il progetto  con

Fondazione Istituto Gramsci
Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Scuola Holden
e con il contributo della Fondazione Cariplo

www.fondazionefeltrinelli.it

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