sabato 7 novembre 2015

QUARANTANNI DOPO

Ospitiamo volentieri il parere del Prog. Giovanni Perrone e di chiunque altro volesse
QUARANT’ANNI DOPO.
UNA TRAGEDIA DI CASA NOSTRA
La lodevole iniziativa di dare degna sepoltura alle vittime della tragedia familiare accaduta in Marineo quaranta anni fa ci interroga fortemente. Il fare memoria, infatti, serve a ben poco se non interagisce con la presa di coscienza e con l’impegno personale e comunitario a darsi da fare perché prevalga il bene e si sconfigga il male. In questi giorni si sono fatte e si faranno tante letture dell’evento, si daranno tanti giudizi e si esprimeranno mille pareri. Ognuno legge la realtà coi suoi occhiali, con il suo modo di essere e di vedere. Le varie letture dell’evento servono a comprendere le varie problematiche connesse al grave evento del “figlicidio”, evento che nella storia e nelle diverse società si manifesta in vari modi e per svariati motivi. Non importa tanto cercare i colpevoli o vivisezionare il grave fatto accaduto o farlo oggetto del chiacchiericcio piazzaiolo. Le tragedie familiari (ce ne sono tante anche ai nostri giorni) sono frutto di problematiche complesse e, in genere, “covano” per diverso tempo prima di esplodere.
Il fare onore alle innocenti vittime (mamma, figli e lo stesso padre) di quattro decenni fa vuol dire imparare a prestare attenzione alle problematiche familiari, ai complessi vissuti di ogni famiglia, alle mille solitudini che spesso accompagnano e disorientano i genitori e gli stessi figli, alle varie povertà (non solo materiali) che isteriliscono, o degradano e frantumano la vita familiare. Significa interrogarsi sulla capacità di sentirsi ed essere comunità e di sostenersi a vicenda, sul sapere prestare attenzione ai segni di disagio che minano il tessuto familiare e sociale …. Prestare attenzione vuol dire mettere in moto adeguate politiche familiari e sociali capaci di prevenire e lottare ogni tipo di povertà, di frammentazione, di solitudine, di degrado. Non è solo questione di soldi, ma anzitutto di formazione, accompagnamento, interazione. Non è solo questione di creare eventi episodici, estemporanei, legati al caso o alle emozioni del momento, ma rendere la famiglia “fatto” centrale della vita sociale.
Chi deve prestare attenzione? Tutti. Le istituzioni politiche, amministrative, sociali, ecclesiastiche, scolastiche e associative, le famiglie, i singoli cittadini. Nella realtà marinese pregevole risulta l’opera della comunità ecclesiale e di qualche altra realtà, ma non basta se non è sostenuta ed implementata dalle altre istituzioni e da ogni persona. La famiglia è una risorsa indispensabile per ogni società, essa ne costituisce le fondamenta. Papa Francesco ce lo ripete pressantemente. Se essa frana, frana la società! Non è un optional da gestire come e quando si vuole. Purtroppo tanti pericoli la minacciano. Aumenta la fragilità familiare. Occorre prenderne coscienza e darsi da fare perché mai più accada che la disperazione si trasformi in tragedia.
Giovanni Perrone

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